Capitolo XIV – L’ultima volta… Trent’anni… Sono trascorsi quasi trent’anni… La settimana scorsa, dopo quell’eternità, il ‘fantasma’ di Hans s’è materializzato all’improvviso…
Serena, da qualche giorno,sta vivendo dei momenti d’intensa emozione…
Che cosa potrà volere da lei? Perché per telefono, annunciandole la sua visita, ha detto che desidera rivederla?
Mille ipotesi si sono succedute nella sua mente, mille perché ai quali ha, inutilmente, provato a dare un risposta.
Ma quello che l’ha maggiormente sconvolta è l’aver dovuto ammettere con se stessa un qualcosa che s’era sempre rifiutata di riconoscere.

E’ bastato sentire la voce di Hans al telefono per avvertirsi come sommersa da un’onda infinita di sensazioni che riconducevano tutte ad un’unica verità: lei Hans, nonostante tutto, l’ama ancora, l’ha sempre amato! In tutti quegli anni non ha voluto nemmeno prendere in considerazione la possibilità di legarsi ad un altro uomo… No, nessuna corrispondenza d’amorosi sensi – questa espressione l’aveva letta in un libro, ma non ricordava più in quale – era scattata per lei… Sfortuna, casualità, destino?
“Ma te vulisse fa’ monaca?” le diceva, scherzosamente, ma non troppo mamma Rosa. “E quello è troppo grasso, quell’altro pare ‘n alice… Di quello non ti piace il nome, uno è troppo giovane, quell’altro è troppo vecchio… Insomma, Serene’, ma ci sarà sulla faccia della terra ‘nu cristiano che va bbuono pe’ te?”
Serena non le rispondeva, ma riconosceva che la madre aveva ragione…

Possibile che non ci fosse uno straccio di uomo che andasse bene per lei, che facesse palpitare quel suo cuore che, forse, con lo scorrere del tempo, le si era come inaridito? Sfortuna, casualità destino? No, niente di tutto questo: Serena non poteva ‘rivitalizzare’ il suo cuore, non poteva più donarlo a nessuno, per il semplice motivo che lei, quel cuore, l’aveva dato, per sempre, al suo Hans.
Ma solo adesso, da quando l’ha risentito pochi giorni prima, quella verità l’è apparsa chiara, in tutta la sua evidenza…
Eppure Hans l’aveva fatta soffrire, l’aveva delusa, mortificata, ferita nel più profondo dell’anima: perché aveva continuato ad amarlo nonostante tutto questo?
Una risposta, non c’è… o almeno non le riesce di trovarla. Oltretutto, nel suo animo, dopo quella telefonata, senza che lei l’abbia voluto, s’è accesa la fiammella di una speranza, per quanto assurda…
Se Hans è tornato, se desidera rivederla, dopo tanti anni, vuol dire che non l’ha dimenticata… Potrà nascere qualcosa da questo loro nuovo incontro? E’ possibile che Hans, dopo tanti anni, abbia finalmente capito che è lei la donna della sua vita?
Solo il pensiero di questa, anche se remota, eventualità sta creando in lei quello stato d’eccitazione che a stento riesce a contenere…

“Serene’, non ci crederai, ma guarda un po’ chi è venuto a trovarci…” sta dicendo Rosa, sorridendo, mentre si sposta dall’uscio per far entrare nella stanza un uomo che avanza lentamente, a capo chino.
“E chi è questo signore?” finge di meravigliarsi Serena.
Il visitatore introdotto da Rosa si toglie il cappello, e adesso la meraviglia di Serena è vera… Sì, quell’uomo è Hans, non ha alcun dubbio, è lui… Anche se a distanza di tanti anni, lo riconoscerebbe tra mille… Però, il ‘signore’ che Rosa ha appena liberato dal soprabito, non è il suo Hans, quello che entrò un giorno lontano nella sua vita, la sconvolse, e non ne è più uscito… L’uomo che le si sta avvicinando a fatica, trascinandosi sulle gambe, è un vecchio, con le spalle abbassate, tipiche di chi è molto avanti negli anni e con lo sguardo spento.
E’ proprio quest’ultimo particolare che la colpisce, e l’intristisce… Lei ricordava l’Hans che sprizzava forza ed energia da ogni poro ma, principalmente, erano rimasti impressi nella sua mente i suoi vivi, incredibili occhi azzurri, che sembravano sorridere, impertinenti, ogni volta che la guardavano…
“Hans!” grida quasi, mentre l’invita ad accomodarsi sul divanetto posto sula parete adiacente la finestra. “Sei proprio tu?” gli domanda, fingendo d’essere sorpresa da quella visita.
Rosa, discretamente, s’è allontanata dalla camera.
Serena s’è seduta accanto a lui… Si avvicina all’uomo, lo costringe ad alzare lo sguardo e a guardarla dritta in viso.
“Sono veramente contenta di rivederti…” gli dice, mentre avverte i palpiti del suo cuore accelerarsi fino a ‘sentirli’ nella gola e nelle tempie.
Hans, senza dire una parola, continua a fissarla, poi le si avvicina…
Serena capisce che l’uomo è sul punto di abbracciarla… Inaspettatamente, salta su dal divano e s’allontana, in preda ad una sensazione che non riesce a spiegarsi.
Proprio di fronte a lei, sulla parete di fronte al sofà, c’è una grande, antica, specchiera ormai malridotta, la cui cornice, a sfoglie d’oro, s’è deteriorata in più punti. Anche il vetro mostra gli inequivocabili segni del tempo passato: vi sono delle minuscole macchioline nere, che opacizzano e nascondono in diverse parti la sua superficie.
Serena si guarda, ansiosa, in quello specchio… L’immagine che quello gli rimanda la tranquillizza… Sì, indubbiamente non è più la bella guagliona di un tempo, la ragazzina che quando passava per strada veniva ‘inondata’ dai complimenti e dai discreti fischi d’ammirazione che le rivolgevano i giovanotti di Meta… Però, non si vede nemmeno invecchiata terribilmente come, invece, le è apparso Hans.
Ma, un momento: e se le cose non stessero così? E se noi non fossimo capaci di scorgere nella nostra persona i segnali dell’invecchiamento? E se gli altri ci vedessero diversamente da come noi stessi ci percepiamo?
E’ a causa di questo dubbio, insinuatosi subdolamente nella sua mente, che Serena s’è sottratta all’abbraccio di Hans…

Invece, l’uomo la sta guardando come estasiato.
“E’ incredibile…” le dice, sorridendo. “Io non ricordo esattamente quanti anni… Tu essere ancora la mia piccola Serena, per niente campiata, forse addirittura più bella… Sarà merito del buon cibo, del clima, dell’aria pura che respirate qui a Sorrento?”
“Anche tu non sei cambiato, hai sempre la stessa voglia di scherzare…” si schermisce la donna, arrossendo lievemente.
“Ma, a proposito, scusami, sono proprio una pessima ospite, non t’ ho ancora offerto qualcosa…” continua e cambia discorso, per nascondere il proprio imbarazzo. “Adesso chiamo mamma e le dico di prepararti un buon caffè, ristretto, bollente come la lava del Vezuvio… E’ così che ti piaceva, ricordo bene?”
“Già, ricordi perfettamente… “ e Hans accenna a un sorriso.

“Ma dimmi, quanto tempo ti trattieni a Meta? Come mai questa bella sorpresa? Da quando m’hai telefonato, giorni fa, non riesco a pensare ad altro: perché hai deciso di tornare, dopo tutti questi anni? Mi devi raccontare tutto!” gli dice, mentre senza accorgersene, istintivamente gli prende una mano.
“Se vuoi che ti racconti proprio tutto, credo che non bastare uno solo caffè…” le risponde l’uomo, e un lampo di malinconia gli attraversa lo sguardo.
“Non ti preoccupare… Grazie al Cielo, il tempo non ci manca… e nemmeno il caffè: ecco, io sono pronta ad ascoltarti, comincia…” lo tranquillizza Serena.

La pioggia continua a scendere, fitta, su Meta… Hans, ha iniziato il suo racconto…
Come era già stato ‘scritto’ negli accordi presi dai loro familiari, lui ed Angela s’erano sposati.
La cerimonia fu molto semplice, fredda, senza entusiasmo, riservata ai soli familiari e a pochissimi amici… Ma questo non rappresentò una sorpresa né per Hans e neppure per Angela. I loro patti erano stati chiari, da sempre: il loro sarebbe stato un matrimoni solo ‘formale’, nessun coinvolgimento dei sentimenti era previsto in quella loro unione…
Anche quando decisero di mettere al mondo un figlio, Angela ed Hans lo ‘concordarono’ freddamente, come si fosse trattato di uno dei tanti accordi economici che intercorrono tra soci, tra partner commerciali.

Quel figlio ‘doveva’ nascere, per forza: che senso avrebbe avuto il loro impegno comune per rafforzare il patrimonio familiare, senza un erede al quale demandare il compito di continuare e rafforzare il loro impero?
Più volte Angela ed Hans s’unirono in amplessi ‘rapidi’, che duravano solo il tempo necessario perché potesse realizzarsi la funzione riproduttiva…
E da questo amore senza amore venne al mondo Peter. La nascita del bambino non modificò in alcun modo il loro rapporto… Angela, dopo appena una settimana, l’affidò ad una balia, venuta appositamente dalla vicina Polonia. Hans continuò i suoi lunghi viaggi intorno al mondo, necessari per stringere sempre nuovi rapporti commerciali, ma anche per sottrarsi ad una vita familiare che non gli dava nessuna soddisfazione.
Peter aveva compiuto appena sei anni, quando fu mandato in un collegio svizzero, una sorta di ‘prigione dorata’ dalla quale gli era concesso d’evadere soltanto nel periodo natalizio e per le vacanze estive.
Per Peter, le porte di quel collegio si schiusero definitivamente solo quando il giovane compì diciott’anni e fu ‘spedito’, come un pacco postale, negli Stati Uniti a frequentare una prestigiosa università.
Tra i numerosi accordi intercorsi tra Angela ed Hans, ve n’era uno, tacito, ma di particolare importanza…
I due non s’erano certamente uniti per amore, ma non si poteva escludere che, nell’arco della loro vita, avessero potuto provare questo sentimento per altri… Qualora fosse accaduto, nessun problema, purché questa relazione fosse rimasta segreta, salvando le apparenze.
Per moltissimo tempo, l’accordo era stato rispettato, ma poi, un giorno di alcuni anni fa, poco prima di Natale…
Hans, a questo punto interrompe il suo racconto.

“Che cos’è successo, quel Natale?” gli chiede Serena. “Se ti dà fastidio parlarne, comunque…
“No… E’ stato un bruttissimo momento…” le risponde l’uomo con fermezza. “Ma devo dirti tutto…”
“Angela, quel pomeriggio, era in casa – continuò Hans – “ed insieme con Peter, che era ormai diventato grande, prossimo a laurearsi, stava addobbando l’albero… D’improvviso, lo squillo del telefono. Fui io a rispondere… Una voce concitata, dall’altra parte del filo, mi stava dicendo che George, il nostro amico George aveva avuto un infarto e continuava insistentemente a chiedere di Angela… Io sapevo benissimo che George, per Angela, non era soltanto un amico… Quando le raccontai l’accaduto, Angela impallidì, apparve letteralmente sconvolta… Indossò velocemente il soprabito e disse che doveva assolutamente andare da lui. Le ricordai, garbatamente, il nostro accordo… Quasi certamente, tutti avrebbero capito la verità, vedendola in quelle condizioni… Mi disse che non le importava nulla, che in quel momento contava solo che George avvertisse la sua vicinanza…”
“E fu così, la loro relazione venne allo scoperto?”
“Già… Ero stato un buon profeta. Era inevitabile che accadesse… Così come fu inevitabile la nostra separazione, una volta scoppiato lo scandalo…”
“E poi?”
“Poi, iniziarono le pratiche per il divorzio, le insopportabili schermaglie. I litigi, per ‘strappare’ le migliori condizioni per il dopo… E Peter assisteva, impassibile…”
“Devono essere stati momenti terribili, per te e per lui…” interviene Serena.

“Proprio così, ma non per i motivi che tu immagini…” le risponde Hans, e gli occhi gli si riempiono di lacrime.
“Che vuoi dire?”
“Ecco…” continua, commosso. “Che Angela avrebbe affrontato la nostra separazione senza traumi, questo me l’aspettavo… Certamente non potevo mancarle… Fu la reazione di Peter, a sconvolgermi: non batté ciglio, non mostrò alcuna sorpresa, né dispiacere… Rimase completamente indifferente… Mi resi conto, soltanto allora, che la mia vita era stata un totale fallimento… Sul piano degli affetti, non avevo creato assolutamente nulla, mi sentivo ed ero terribilmente solo!”
“Povero Hans…” prova a confortarlo Serena.
“Ma c’era un’altra verità che stava con chiarezza affacciandosi alla mia mente in quei momenti di smarrimento.” continua l’uomo. “E in questa nuova realtà entravi tu, prepotentemente…”
“Che significa?” gli chiede, ansiosa, Serena.
“Ho ripensato spesso a quando, tanti anni fa, venisti in Germania…”
“Ti prego, Hans…“ prova a ‘bloccarlo’ Serena. “E’ vero, sono trascorsi moltissimi anni, ma comunque preferirei non parlare di quel passato… Mi fa ancora molto male…”
“Anche a me, fa male…” ammette L’uomo, abbassando lo sguardo. “Mi sento responsabile di quello che accadde e non so darmi pace… Se fossi stato meno categorico, si dice così? forse le cose tra noi sarebbero andate molto diversamente…”
“In che senso? Fosti spietato, ma estremamente sincero, con me… La tua vita era già stata programmata, il tuo futuro era già stato scritto, non c’era posto per alternative…”

“Sì, era quello che pensavo, allora… Ma poi, dopo tanti anni, ho capito che mi sbagliavo… Col tempo, se non fosse accaduta la disgrazia, certamente avrei finito con accettare quel bambino che tu portavi in grembo, mio figlio!”
“Non serve a niente ritornare sul passato, Hans…” l’interrompe Serena. “Ci fa solo soffrire il ricordare momenti che abbiamo cercato disperatamente di cancellare dalla nostra mente… e dal nostro cuore. E poi, anche se avresti effettivamente accettato il bambino, c’è un aspetto molto importante che non stai considerando…”
“Quale?”
“Tu non mi amavi, Hans…”
L’uomo ha come un sussulto. Le labbra cominciano a tremargli. Chiude gli occhi, respira a fatica, sembra che stia per perdere i sensi…
“Hans, cos’hai? Non ti senti bene?” si spaventa Serena.
“No, no… Non è niente…” la rassicura Hans. “Mi capita spesso in questi ultimi tempi… Una, come si dice? piccola mancazione che, per fortuna, passa presto…”
“Sì, anche questo che ricordi è vero.” riprende subito dopo aver respirato profondamente. “Io detto che non amavo te, e lo pensavo convinto…”
“Non era così?”
“A che serve rispondere alla tua domanda, adesso?” dice, in un soffio, Hans. “Ora è troppo tardi…”
Serena gli prende una mano, teneramente, lo costringe a guardarla negli occhi.
“Hans, io sono qui… Non m’importa nulla di quello che è stato…” gli dice accarezzandogli i capelli. “Se tu vuoi, possiamo ancora percorrere insieme quest’ultimo ‘pezzo di strada’ che la vita c’ha riservato..”
“E’ troppo tardi, Serena… Adesso è troppo tardi… Non sarebbe giusto, ancora una volta sarei cattivo con te…” urla quasi Hans, e si alza dal divano, in preda ad una viva agitazione.
“Ma perché è troppo tardi? Perché vuoi rinunciare a questa possibilità che il destino sta offrendoci nuovamente?” si ribella la donna.
Hans non le risponde. Raccatta stancamente il soprabito che aveva poggiato su di una sedia e, a testa bassa, si dirige verso l’uscita.
“Addio, Serena…” dice sommessamente nell’andar via. “Era scritto nel libro del destino che le nostre strade, dopo i giorni felici che in gioventù ci sono stati donati, non si sarebbero mai più incrociate…”
Serena lo guarda andar via. Non fa nulla per fermarlo, capisce che sarebbe inutile… Rimane lì, immobile, seduta sul divano, mentre una domanda continua a martellarle la mente.
‘Perché?’ si sta chiedendo, senza riuscire a trovare una risposta. ‘Perché è tornato? Se, ancora una volta, s’è negato a me, per quale motivo ha voluto incontrarmi?

“Quanto mi resta, dottore?” aveva chiesto Hans al medico, che continuava a rigirare tra le sue mani la radiografia sulla quale era evidenziata una grossa massa bianca proprio al centro, tra i due polmoni.
“Signor Hans, la conosco da tanto tempo… So che è inutile cercare di nasconderle la verità…” gli rispose il dottor Kruner, abbassando lo sguardo.
“Due anni? Uno? Pochi mesi?” l’incalzò Hans.

“Mi sta chiedendo l’impossibile…” si schermì il medico. “Quanto le resta da vivere… Lei ha capito perfettamente la gravità della situazione… Il suo, purtroppo, è uno di quei tumori ‘maledetti’ che non lasciano scampo… Le metastasi sono già in stato avanzato… Però, non posso assolutamente prevedere quando accadrà… Noi comunque, la sottoporremo a delle terapie…”
“Che non serviranno a niente…” l’interruppe Hans.
“Ecco, non è proprio così… Quanto meno l’aiuteranno a sopportare meglio il dolore… Non potrà guarire, ma…”
“Non ho paura di soffrire!” gridò Hans. “E non ho alcuna intenzione di seguire delle terapie che prolungherebbero soltanto la mia agonia… Quando prima sarà, tanto meglio!”
E così Hans lasciò l’ospedale, nonostante il dottor Kruner l’implorasse di restare…
Decise di non dire niente ai suoi familiari, non aveva nessuna intenzione di ‘sentire’ la loro falsa pietà…
La vita gli stava sfuggendo… Ma quale vita? Quella che l’aveva costretto a rinunciare alle uniche cose che aveva amato? Serena e la pittura… Quelle erano state le sue grandi passioni! Ah, se avesse potuto ritornare indietro! Invece era troppo tardi… Sì, era troppo tardi… Però non poteva andarsene, da questo mondo senza aver visto per l’ultima volta la donna, l’unica, che aveva amato, e i soli luoghi nei quali era stato veramente felice.
Neppure a lei avrebbe detto nulla… Era sicuro che Serena si sarebbe offerta di accudirlo, di stargli vicino per tutto il tempo che gli restava da vivere, ma non sarebbe stato giusto… L’aveva rifiutata quando, insieme, avrebbero potuto essere felici, non poteva chiederle, adesso, di condividere con lui soltanto il dramma, il dolore, il sacrificio…

E mantenne fede all’impegno preso con se stesso, però volle rivederla, prima dell’epilogo…
Sapeva che Serena avrebbe, ancora una volta, sofferto, ma non aveva saputo resistere a quell’ultimo desiderio…

Hans era andato via da più di un’ ora. Serena, per tutto quel tempo, era rimasta seduta sul divano, come in trance. Poi si riscosse. Si alzò, guardò fuori dalla finestra. Continuava a piovere, incessantemente. Cominciavano a scendere le prime ombre della sera. Da lontano, si intravedeva il mare, anche se diventava sempre più scuro… E allora si ricordò di quando era bambina… Tutte le volte che si sentiva triste, e non sapeva dare una risposta alle domande che spesso si poneva, andava vicino al mare. Restava per ore sulla scogliera che proteggeva il porticciolo della sua Meta dalle ondate che sembravano minacciare di travolgerlo quando era tempesta…
Molte volte quel suo essere a contatto col mare, sola, immersa nei suoi pensieri, era riuscito a sollevarla dalle sue angosce… Forse avrebbe funzionato ancora… Chissà se – accanto al mare – avrebbe trovato una risposta a quella domanda che continuava a ‘martellarle’ la mente: perché Hans era tornato?
Uscì di casa passando dalla porta che dava sul giardino, non se la sentiva di parlare con Rosa, avrebbe dovuto spiegarle troppe cose…
Si diresse verso il porticciolo a passo spedito, senza curarsi neppure della pioggia che, adesso, cadeva copiosamente dal cielo… Aveva fretta, Serena, aveva un appuntamento con il suo mare… Si stringeva nel suo scialle, che diventava sempre più pesante perché appesantito dalla pioggia.
Si fermò sull’ultimo scoglio, quello dal quale si lanciava nelle onde durante la stagione estiva, e che lei chiamava il mio scoglio!

Erano trascorse quasi due ore. Adesso, con il sopraggiungere della notte, aveva cominciato a spirare anche un forte vento, che stava ingrossando il mare. Serena rimaneva sul suo scoglio, impassibile, immersa nei propri pensieri.
Ad un tratto, un’ondata più forte la colpì facendola barcollare. Per non cadere, Serena si resse con tutt’e due le mani alle pareti dello scoglio e lo scialle le cadde in mare…
Immediatamente, fu inghiottito dall’acqua, ma subito dopo riemerse e si posò sullo scoglio, rimanendovi saldamente ancorato. Proprio in quel momento, la luna riapparve nel cielo. Fino a pochi attimi prima, era coperta da una grossa nuvola che la nascondeva alla vista di Serena.
Lo scialle venne ‘colpito’ da un raggio, che – sconfiggendo il nero della notte – lo fece risplendere al suo chiarore… Sembrava che avesse ricevuto da quel raggio una nuova energia, era come se fosse risorto ad una nuova vita,
Serena sussultò e sorrise: ecco, era quello il ‘segnale’ che attendeva, ancora una volta il mare era venuto in suo soccorso! No, non le aveva fornito la risposta alla sua domanda, non le aveva detto perché Hans era tornato da lei, però le aveva dato una chiara, inequivocabile indicazione su quello che lei avrebbe dovuto fare.
Decise di seguire il ‘consiglio’ del mare, ma non subito… Prima, aveva ancora qualcosa da fare: voleva rivedere, per l’ultima volta, la casa dov’era nata e vissuta, ma principalmente desiderava salutare sua madre Rosa.
Tornò velocemente alla pensione. Rosa era già andata a dormire, stanca per la dura giornata di lavoro…
‘E’ meglio così’ – pensò Serena.
Se l’avesse trovata sveglia, se le avesse parlato, la determinazione che sentiva in sé forse sarebbe venuta a mancarle…
Allora si diresse verso la camera da letto della madre. La porta era socchiusa. Si soffermò qualche istante sull’uscio a guardarla, le mandò da lontano un bacio carico d’affetto ed andò via.
Sullo scrittoio, nella stanza accanto, c’erano una penna ed un foglio di carta. Serena vergò frettolosamente poche righe su quel foglio…
“Vado, via, mamma… Non chiedermi perché e non cercarmi… Ti basti sapere che, dove andrò, troverò sicuramente la mia pace e la felicità… Ti voglio bene…Perdonami.”
Serena
Poi sistemò silenziosamente il biglietto sul comodino accanto al letto dove dormiva Rosa. Uscì di casa e si diresse nuovamente verso il porticciolo.
Senza accorgersene, Serena cominciò a correre… Correva e sorrideva: aveva fretta di arrivare al suo appuntamento con il mare…
Si sentiva leggera, sollevata… ‘Sapeva’, il suo cuore ne era sicuro, che nel posto dove stava per recarsi dopo il suo abbraccio con il mare, l’attendeva un’altra vita, e che in quel Nuovo Mondo avrebbe, molto presto, incontrato il suo Hans…
Questa volta nessun ostacolo si sarebbe frapposto tra di loro: lei ed Hans, sarebbero stati finalmente insieme, felici, per sempre, per l’eternità!
di Ernesto Pucciarelli

Fine Racconto

Sommario:
Capitolo I – Meta di Sorrento
Capitolo II – Lo scialle lucente
Capitolo III – Serena
Capitolo IV – Hans Stainer
Capitolo V – Zia Pina
Capitolo VI – Karl Stainer
Capitolo VII – Primo appuntamento
Capitolo VIII – Per fortuna, non è successo…
Capitolo IX – Il concorso
Capitolo X – Al cuore non si comanda…
Capitolo XI – Le bugie sono come le ciliegie…
Capitolo XII – Il frutto dell’amore.
Capitolo XIII – Molti anni dopo…
Capitolo XIV – L’ultima volta… Trent’anni…