E’ ancora viva la preoccupazione della cittadinanza direttamente coinvolta 
Dopo anni di polemiche insormontabili circa il problema dell’abusivismo edilizio alle falde del Vesuvio e, abusi-edilizi-abbattimenti-nello specifico, nell’ambito del Parco Nazione del Vesuvio, finalmente l’accordo. Il Commissario Prefettizio Pasquale Manzo e il direttore dell’ente Parco Nazionale del Vesuvio, Gennaro Esposito, hanno firmato, infatti, un patto dalla durata di 5 anni e che si compone di 6 punti, vedendo nel reciproco impegno l’unica via di uscita dalla problematica che, in questi anni, ha creato non pochi grattacapi alle Amministrazioni Comunali. Una problematica che non solo è costata l’immagine del nostro vulcano che è uno dei più visitati al mondo, ma che costituisce essa stessa la base di un ulteriore problema legato rispettivamente al rischio di cui lo stesso vulcano è portatore.

Ma arriviamo ai punti. Il parco nazionale si impegna a, cito testuali, “mettere a disposizione del Comune di Torre del Greco fino all’esaurimento delle risorse finanziarie trasferite per le demolizioni in t utto il territorio del parco dal ministero dell’ambiente e tutela del territorio, le somme che si rendono necessarie per procedere alla d emolizione dei manufatti abusivi realizzati all’interno del parco nazionale del Vesuvio a Torre del Greco, oggetto di esecuzione c oattiva in forza delle sentenze passate in giudicato e iscritte nel registro ‘resa’, così come verranno indicate dalla procura general e della Repubblica presso la corte d’Appello di Napoli”. Il Comune di Torre del Greco, invece, si occuperà delle perizie volte alla stima dell’area di sedime da acquisire, degli immobili e dell’intervento di demolizione di essi, si occuperà e accompagnerà tutte le fasi della demolizione e, infine ma non meno importante, dovrà recuperare fondi volti alla restituzione delle risorse finanziarie ad esso offerte dall’ente parco. Nel caso in cui ciò non dovesse verificarsi, il Parco nazionale è autorizzato ad intervenire direttamente per il recupero della somma di denaro. “La demolizione di un’opera abusiva – sostiene Gennaro Esposito- e il conseguente ripristino dello stato dei luoghi, costituiscono un sicuro deterrente per future azioni di violazione alla pianificazione e all’integrità del territorio dell’area protetta”.
Alessia Rivieccio

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 21 maggio 2014