Quali le intenzioni della famiglia del capitano"? I loro consulenti incontreranno gli obbligazionisti?"

Qualche concreta novità, sulla vicenda Deiulemar, si avrà agli inizi di luglio quando il giudice Celentano si pronuncerà in merito al ricorso presentato da Astolfo Di Amato, legale della compagnia armatorial. Ricorso che vuol annullare la sentenza di fallimento pronunciata, il 2 maggio scorso, dal giudice Palescandolo contro la Deiulemar Compania di Navigazione.
La vicenda in base alle decisione del giudice assumerà connotati diversi ed aprirà scenari oggi solo ipotizzabili.
Se il ricorso non dovesse esser accettato si avvierà una lunghissima procedura fallimentare e ci vorranno anni perchè gli obbligazionisti ritornino, forse, in possesso di parte dei loro capitali.

Se invece, il ricorso dovesse esser accolto si riparlerà di concordato. Di fatto le famiglie Lembo e Della Gatta sono pronte a modificare – integrandolo – il concordato presentato in extremis il 18 aprile scorso dall’ex-AD Roberto Maviglia, "successore" del defunto Capitano Michele Iuliano. La proposta prevedeva il riconoscimento del 52% – per noi de La Torre non accettabile – era così suddivisa: 20% azioni, 20% obbligazioni e 12% contanti.
Secondo forti indiscrezioni il concordato, con i nuovi apporti delle due famiglie, avrebbe raggiunto quasi il 70%, così composto: 25-30% cash ed il resto in azioni ed obbligazioni.

Le famiglie – E ‘ notizia fondata che i Lembo hanno fatto un’istanza alla Procura nella quale hanno dichiarato di voler mettere a disposizione tutti i loro beni e a dare la massima collaborazione. La loro volontà viene anche comunicata alla curatela rinnovando la loro disponibilità. Attendono, pertanto, indicazioni dai giudici per le modalità di apporto dei beni o loro destinazione. I Della Gatta, di canto loro, stanno smobilizzando altri beni mobili ed immobili da apportare al concordato in modo definitivo.

Assente è la Famiglia Iuliano: Giovanna e Gina, rispettivamente figlia e moglie del "Capitano", così conosciuto dal popolo torrese l’ottantottenne fondatore Michele Iuliano, morto di crepacuore nella propria abitazione durante una perquisizione della Guardia di Finanza.
Assenti anche i loro consulenti/consiglieri, gli avvocati Giorgio e Stefano Iuliano e il Commercialista Mariano Tassia.

La Torre da tempo fa presente ai propri lettori che la famiglia Iuliano si è chiusa a riccio. A parte i proclami apparsi su diversi mass media, di fatto non hanno ancora comunicato le loro reali intenzioni, come, quando e se vogliono restituire i soldi agli investitori.

Per provare a comprendere quali sono le intenzioni della famiglia Iuliano, noi de La Torre abbiamo provato a contattare ripetutamente i loro consulenti sottolineando che il nostro intento voleva essere solo costruttivo e finalizzato al bene della collettività.
Lunedì scorso abbiamo smesso di provare e abbiamo preso atto di quanto accadeva: alle nostre domande sono seguiti solo silenzi.

Conclusioni – Giusto o sbagliato che sia le altre due famiglie, Lembo e Della Gatta, durante questi mesi hanno incontrato obbligazionisti e cercano di mettere in piedi un buon concordato.
Con ciò che abbiamo scritto pocanzi non vogliamo assolutamente giustificare nessuno, riportiamo con molta semplicità i fatti.

E’ chiaro ed evidente che per un ottimo – ed intendiamo ottimo concordato – è necessario che anche gli appartenenti alla famiglia Iuliano mettano la loro quota o quantomeno spieghino, anche attraverso i loro consulenti, quali siano le loro intenzioni verso le oltre 10mila famiglie coinvolte in questa brutta vicenda. Ricordiamo che direttamente ed indirettamente è coinvolta una città intera, con un’economia che va ormai a pezzi.
Il concordato incrementato con la loro parte potrebbe arrivare anche ad un 80% con una quota cash interessante.
Troviamo, con tutto il rispetto, che l’atteggiamento della famiglia Iuliano sia poco rispettoso nei confronti delle oltre 10mila famiglie che hanno tutti il diritto di sapere che sorti li attendono. Si chiede chiarezza subito, perché chiudersi a riccio non aiuta nessuno. Inoltre, ricordiamo che, come un vecchio detta recita, il tempo è tiranno.
Antonio Civitillo
Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 30 giugno 2012