Stamattina, nella mia solita scorribanda tra i vari TG, ho avuto occasione di seguire un servizio su un film in prossima programmazione. Si parlava del ‘cast’ allestito, della ‘location’ che avrebbe fatto da sfondo alla pellicola; si vedevano, inoltre, alcuni attori già arrivati nella ‘hall’ dell’albergo che li ospiterà, mentre si recavano alla ‘reception’…

Dio mio, ho pensato: location, hall, cast, eccetera… Ma non esistono, nella nostra pur ricchissima lingua, vocaboli corrispondenti? E quei ‘poveracci’ (culturalmente parlando!) che, come me, non hanno alcuna dimestichezza con l’idioma di Shakespeare? Ora dico: fino a quando si tratta di parole come ‘bar’, ‘sport’, per tradurre le quali in italiano bisognerebbe scrivere un trattato (come, ad esempio, si potrebbe tradurre bar? Caffetteria? Cornetteria? Vendita di alcolici? Di dolci? Niente da fare, non è possibile, meglio, assolutamente, l’onnicomprensivo, sintetico, bar!), ma per tutto il resto?

Come si può pensare di chiamare ‘Job act’ una legge di fondamentale importanza nella politica italiana? E che dire delle innumerevoli, misteriosissime sigle che ci vengono quotidianamente propinate dai mass- media, (mi raccomando: ‘media’, e non ‘midia’ , è latino!) e che conoscono soltanto i pochi ‘addetti ai lavori’?

E’ proprio vero, per molti, oggi, si riapre la piaga dell’ analfabetismo! Tutto ‘straniero’, tutte sigle, tutto inglese… E poi capita che la lettrice di un Tg nazionale, legga ‘san dei’, inglesizzandola, l’espressione latina ‘sine die’, riferita ad un avvenimento che era stato rimandato a ‘data da destinarsi’!

Pensieri in libertà di Ernesto Pucciarelli 




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