EDITORIALE

"U giurnale s’adda fa’, u giurnale adda ascì, u giurnale n’aspetta a nisciuno".
Questi i tenet, semplici e quasi brutali con cui l’avvocato Salvatore Accardo ha retto questo giornale per trentasette anni.
L’avvocato era un plebeo aristocratico: sapeva esibirsi nelle più raffinate formule di cortesia, ma era capace di dare in imprecazioni le più volgari. Vita operosa, la sua, che cominciava la mattina presto e si concludeva tardi a sera. Il giornale era il suo giocattolo preferito, guai a toccarglielo.
Il suo segreto: grinta, cattiveria, unite ad una apparente bonomia ed a una infini-ta gioia di vivere. Ha esercitato fascino e magistero su decine di giornalisti locali, fra le sue creature Ermanno Corsi e Stella Cervasio. In tempi in cui l’informazione era faccenda di pochi, e pochi ne capivano, e "La Torre" per lunghi periodi era l’unico mezzo di informazione della città. La ricetta? Amore per il passato ed il futuro della comunità locale, pochi ma decisi interventi sul presente.
Quattro anni fa, più o meno di questi tempi, l’avvocato ci ha lasciato, e con lui il Direttore.
Caro Direttore, non potetti partecipare al Suo funerale ma, come potrà vedere dalla Sua nuvoletta personale, cerco, assieme agli altri collaboratori, di onorare il meglio possibile la Sua memoria, cioè mandando avanti il Giornale. Che, come vede, Le è sopravvissuto, e probabilmente sopravviverà anche a me ed a chissà quante altre generazioni di collaboratori. Certo, Lei si divertirà, dalla Sua nuvoletta personale, ad ispirare menabò ed editoriali, nessuno potrà mai impedirGlielo, questo giornale Le sarà comunque debitore per sempre, conserverà sempre un po’ dell’impronta che Lei gli ha dato.
Noi? Facciamo del nostro meglio per guadagnarci un posto nel paradiso dei giornalisti: tolleriamo e descriviamo questa realtà che a volte è offensiva, a volte non ci meriterebbe. Ma già, questa sarebbe cronaca, o peggio politica. Ed a Lei non piaceva nessuna delle due…
Giuseppe Della Monica




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