Il discepolo di Gesù ha convertito 300 persone ed in suo onore è stata innalzata la chiesa di San Pietro a Calastro
E’ una città che ha molto da offrire, un punto di riferimento in svariati settori, sono presenti tante opere d’arte, siti archeologi e chiese di un certo rilievo, una città che abbraccia la cultura è l’arte da secoli. Tutto questo è Torre del Greco. Titoli riconosciuti ma non valorizzati, a causa di una classe “politica” e di dirigenti e funzionari comunali incapaci di mettere in risalto tali ricchezze. Oltre alle tanto decantate maestranze locali nel settore dell’artigianato che spazia dai coralli e cammei al settore culinario, siamo circondati da u no splendido patrimonio artistico: Villa Sora, Villa Macrina, Villa delle Ginestre, il Vesuvio, il nostro lungomare ed San-Pietro-Calastro-PPil porto, le tantissime splendide chiese e torre sotterranea. Tutto questo ad altro ancora poteva essere trasformato in risorsa, invece, tutto è deturpato. Non è stata attuata nessuna politica per dare la giusta visibilità a luoghi che potevano essere fonte di lustro e di guadagno per la nostra città. Ma c’è ancora chi ama realmente la nostra città e, nel suo piccolo, c’è ancora chi la rispetta e si prodiga per essa senza secondi fini. Quest’estate, in una delle tante conversazioni fra amici, ed in particolare quelle fatte con Giuseppe Falanga (studioso) e Ciro Cipriano, si parlava, con rammarico, del patrimonio artistico torrese mai difeso e vantato. Inoltre, lo stesso Cipriano ricordava che esiste un documento dal quale si attesta che l’apostolo Pietro abbia fatto tappa a Torre del Greco e che la chiesa di San Pietro a Calastro sia sorta esattamente sul punto dove l’apostolo Pietro convertì col battesimo trecento persone.

Una tappa, quella torrese, effettuata durante il suo viaggio verso Roma. La notizia è sicuramente degna di nota: con certezza possiamo asserire che se l’apostolo, dopo il lunghissimo viaggio, fosse sbarcato in un’altra città, la chiesa innalzata in suo onore sarebbe diventata uno dei monumenti più importanti d’Italia. I torresi dovrebbero essere più orgogliosi delle proprie origini, ma l’individualismo di molti ha fatto sì che si trascurasse la cultura e si alimentasse il n on rispetto per la nostra città a vantaggio, invece, degli interessi economici di pochi.

Antonio Civitillo

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 13 novembre 2013

 




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