A che punto siamo?

(a) Torre del Greco – Cosa accadrebbe alle 600mila persone dei comuni vesuviani se il gigante che dorme si svegliasse? Lo scenario non sarebbe dei migliori. Il Piano Nazionale d’Emergenza del ‘95 non è stato aggiornato. Nel 2002 la Protezione Civile istituì una «Commissione nazionale incaricata di provvedere all’aggiornamento dei piani d’emergenza dell’area vesuviana per il rischio vulcanico», la quale si impegnò a “consegnare i lavori” entro il maggio 2005. Cosa mai avvenuta. Il rischio vulcanico è alto ed urge di un piano d’emergenza efficace che provveda anzitutto a una capillare e corretta campagna informativa della popolazione interessata. La popolazione ignora le modalità in cui si sviluppa un’eruzione. Il popolo vesuviano associa la parola “eruzione” alla morte e vede la sola soluzione nella via di fuga. D’altra parte il piano del ’95, presentando come unico strumento di emergenza un’evacuazione improvvisa e generale, non fa che rafforzare queste convinzioni: non propone soluzioni economiche e semplici da realizzare, come un allontanamento provvisorio della popolazione nella stessa regione Campana, ma prevede l’evacuazione preventiva di tutti gli abitanti della zona e il loro trasferimento in regioni italiane (il gemellaggio). E allora il dubbio assale: in una situazione d’incerta emergenza vulcanica, quando ancora si spera che l’allarme rientri, chi si assumerebbe la responsabilità di ordinare una costosissima evacuazione preventiva?

Maria Iovine

Articolo già pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 3 febbraio 2010




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