“Anche nella vita professionale ci sono momenti in cui, inevitabilmente, ti fermi e rifletti su quanto fatto e su quanto altro avresti potuto fare.
La transazione Deiulemar Banca Maltese è sicuramente uno di questi.

Uno di quei momenti che ti riporta indietro nel tempo, esattamente di dieci lunghi anni.

Gennaio 2012: un fulmine a ciel sereno si abbatte sulla città di Torre del Greco, arrivando alla costiera sorrentina e a quella flegrea. La Deiulemar compagnia di navigazione chiude gli uffici e non restituisce i capitali alle migliaia di obbligazionisti che per oltre 40 avevano finanziato l’azienda.

Sarà vero?

Bastano poche ore, purtroppo, per convincersi che è tutto tremendamente vero!
Un crack finanziario di 800 milioni di euro che coinvolge 13 mila famiglie!

Dal giorno successivo i risparmiatori invadono lo studio: uno, dieci, cento, mille…….
Operai, dipendenti, dirigenti, professionisti e (ancora mi piange il cuore) pensionati che, dopo 40 anni di lavoro, molti dei quali spesi “sull’acqua salata”, avevano affidato i propri risparmi, e quelli dell’intero nucleo familiare, a una delle aziende che, solo pochi giorni prima, i maggiori quotidiani finanziari annoveravano tra le prime quattro in Italia per fatturato. Dove erano e cosa facevano gli organi di controllo?
Investimento scellerato, azzardato, incauto, imprudente? E chi può dirlo……

Ricordo, come se fosse ieri, che ad un collega milanese che, in una delle tante udienze penali, celebrate al Tribunale di Roma, mi pose tale inquietante interrogativo (ma come avete fatto a dare i vostri soldi a queste persone), non ebbi difficoltà a rispondere immediatamente: “caro collega, se io fossi nato, cresciuto e vissuto a Milano, ti avrei fatto la stessa domanda ma se tu fossi nato, cresciuto e vissuto a Torre del Greco, non mi avresti fatto questa domanda, perché anche tu, probabilmente, saresti tra le vittime, piangendo i tuoi sudati risparmi”.

Le foto allegate, alcune delle tante oramai divenute storiche, rappresentano esattamente le diverse fasi patite dalle 13 mila famiglie coinvolte e i terribili giorni che hanno caratterizzato questa incresciosa vicenda: riunioni fiume tra colleghi locali e i vertici Deiulemar, manifestazioni pubbliche, cortei, trasmissioni televisive, interviste, interpellanze parlamentari, esposti alla Corte Europea, tutto per individuare le azioni più opportune da mettere in atto, con un unico obiettivo: tutelare gli interessi delle 13 mila famiglie coinvolte.

Certo, i precedenti in Italia, in merito alle percentuali di recupero, non sono incoraggianti ma le priorità sono tante:
ricerca dei capitali;
convincere la curatela e gli organi fallimentari a ritenere creditori tutti gli obbligazionisti e non considerare, inopinatamente, “carta straccia” i titoli detenuti dalla maggior parte di essi; individuare le società “fittizie”, strategicamente e dolosamente costituite dai falliti, anche all’estero, per sottrarre capitali dalla società e trasferirli in paradisi fiscali.

Si raccolgono le denunce penali: una, dieci, cento, mille…
Si depositano le istanze di ammissione al passivo: una, dieci, cento, mille….
E intanto gli anni passano: uno, due, tre……dieci; tanti, troppi ma, paradossalmente, persino pochi rispetto alla media sulla durata dei processi in Italia.
La Deiulemar viene dichiarata fallita, unitamente alle costituite società di fatto, e i vertici condannati, con pene che, inspiegabilmente, devono ancora essere quantificate….

Oggi, a distanza di dieci anni, viene chiusa transazione su quella che da sempre, per quanto mi riguarda, può essere definita la causa regina tra le tante poste in essere per tutelare gli interessi delle 13 mila famiglie coinvolte. Una causa, quella contro la banca maltese, resa possibile grazie all’encomiabile opera investigativa condotta dalla Procura oplontina e alla responsabile professionalità della curatela.

È stato giusto accettare la proposta del 50% formulata dall’istituto bancario, pari a 182 milioni di euro, che porterà nelle tasche dei risparmiatori un ulteriore 22% dei capitali investiti, in aggiunta a quanto già percepito (poco più del 6%)?

Personalmente ritengo di sì, senza alcuna esitazione o dubbio! E le centinaia di telefonate che in questi giorni mi stanno giungendo dai risparmiatori, mi confortano in tal senso.

Al detto “chi non risica non rosica” preferisco, da avvocato, che deve tutelare gli interessi degli assistiti e non i propri, quello che recita l’esatto contrario: “meglio un male accordo che una causa vinta”, soprattutto perché non era per niente certo che l’istituto maltese ci dovesse dei soldi e la risposta a tale inquietante interrogativo sarebbe arrivata, in mancanza di transazione, al termine dei tre gradi di giudizio ovvero almeno tra 10 anni!!!

E per rispondere alla mia riflessione iniziale, cos’altro avrei potuto fare? Col senno di poi dico: non investire……ma avrei dato ragione al collega milanese….”.

E’ la riflessione pubblicata sui social network dall’avvocato Antonio Cardella, legale di molti risparmiatori coinvolti nel crac.