Da uno studio di un gruppo di ricercatori campani emerge che nessun paziente sieropositivo in cura con antiretrovirali risulta attualmente affetto da Coronavirus L’intuizione del dott. Langella: la PrEP per prevenire il Covid-19

Un ricercatore napoletano, il biologo Ciro Langella, ha coinvolto un team di ricerca multidisciplinare composto da ricercatori dell’Università di Napoli Federico II e dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, che ha effettuato uno studio osservazionale dal quale è emerso che non sono stati pubblicati studi clinici né casi isolati di persone HIV+ in regolare terapia
antiretrovirale affette da Covid-19.

Un caso di un soggetto HIV+ colpito da Covid-19 è stato riportato dalla Dr.ssa Min Zhou (Tongji Hospital,Huazhong University of Science and Technology, Wuhan, China) – che è stata contattata dal dott. Langella – la quale ha riferito che il paziente in questione non assumeva farmaci per contrastare l’infezione da HIV, che gli è stata diagnosticata in concomitanza a quella da Coronavirus. La Dr.ssa Zhou ha raccontato inoltre di non aver individuato altri casi di soggetti HIV+ colpiti da Covid-19. A seguito della segnalazione dello studio osservazionale da parte del Dr. Langella, il Ministero della Salute il 17 marzo pubblica i seguenti paragrafi sul suo portale web: “Dati scientifici attualmente disponibili non sono sufficienti per affermare che una persona con HIV (PLWHIV) abbia un maggiore rischio di contrarre l’infezione da nuovo coronavirus. Non ci sono quindi indicazioni specifiche per le persone con HIV, se non quella di attenersi alle misure igienico sanitarie indicate dal Ministero della Salute e la raccomandazione di rimanere il più possibile in casa e uscire solo in caso di comprovata necessità. Ciò è ancora più importante per le persone con HIV immunodepresse (CD4<500). Riguardo i farmaci antiretrovirali assunti dalle persone con HIV si sottolinea che al momento non ci sono evidenze che questi offrano protezione contro il contagio da nuovo coronavirus. Queste le indicazioni del Comitato tecnico sanitario per la lotta all’Aids”.  “Le persone con HIV in trattamento antiretrovirale efficace, con un numero di CD4 maggiore di 500 e con viremia controllata, per i dati oggi a disposizione, se contraggono il Covid-19 non hanno un rischio di peggior decorso rispetto a una persona HIV-negativa. Però, come per la popolazione generale, hanno maggiori probabilità di sviluppare forme gravi di malattia le persone anziane e quelle con patologie sottostanti, quali ipertensione, problemi cardiaci o diabete e i pazienti immunodepressi (per patologia congenita o acquisita o in trattamento con farmaci immunosoppressori, trapiantati)”.



“Al momento non esistono evidenze che gli antiretrovirali utilizzati nella terapia di COVID-19 (inibitori delle proteasi) possano fornire protezione efficace contro il contagio da SARS-Cov-2 nelle persone che li assumono per l’infezione da HIV”.

Intanto una pubblicazione sul New England comunica che a Wuhan, in Cina, i farmaci per l’HIV, chiamati lopinavir e ritonavir, sono stati somministrati a persone gravemente ammalate di polmonite causata da COVID-19. Confrontando i risultati di 94 persone che hanno ricevuto tali farmaci con i risultati di 100 pazienti che hanno ricevuto cure standard non sembra che gli
antiretrovirali abbiano provocato benefici. I ricercatori riportano il 18 marzo sul New England Journal of Medicine che un leggero miglioramento si è verificato solo per le persone che hanno ricevuto i farmaci antiretrovirali entro 12 giorni dalla comparsa dei sintomi. ”Questo dato  potrebbe suggerire che le persone su cui è stata effettuata la sperimentazione erano già troppo malate per beneficiare degli effetti positivi del farmaco”, suggeriscono i ricercatori. Tale possibilità non è ancora stata testata. I ricercatori non sanno se le persone che hanno ricevuto i farmaci hanno prodotto meno virus infettivi. Un numero leggermente inferiore di persone trattate con i farmaci per l’HIV è morto rispetto al gruppo di cure standard, ma il risultato è difficile da interpretare a causa del numero limitato di persone coinvolte nella sperimentazione.
La PrEP – comunemente utilizzata per la prevenzione dell’HIV – può essere testata contro il coronavirus se i farmaci per l’HIV si dimostrano efficaci. Un esperto medico ha detto al Washington Blade che se i primi risultati promettenti per
l’antivirale Remdesivir resistono agli studi clinici, il farmaco Truvada – un farmaco ampiamente usato contro l’HIV / AIDS – potrebbe anche lavorare contro il coronavirus perchè i due farmaci appartengono alla stessa famiglia. In pratica Remdesivir e Truvada – entrambi sviluppati da Gilead Sciences – funzionano con lo stesso “meccanismo d’azione”, colpendo il virus in un punto sensibile del suo ciclo di replicazione.

“Al momento non esistono evidenze che gli antiretrovirali utilizzati nella terapia di COVID-19 (inibitori delle proteasi) possano fornire protezione efficace contro il contagio da SARS-Cov-2 nelle persone che li assumono per l’infezione da HIV”.

Intanto una pubblicazione sul New England comunica che a Wuhan, in Cina, i farmaci per l’HIV, chiamati lopinavir e ritonavir, sono stati somministrati a persone gravemente ammalate di polmonite causata da COVID-19. Confrontando i risultati di 94 persone che hanno ricevuto tali farmaci con i risultati di 100 pazienti che hanno ricevuto cure standard non sembra che gli
antiretrovirali abbiano provocato benefici. I ricercatori riportano il 18 marzo sul New England Journal of Medicine che un leggero miglioramento si è verificato solo per le persone che hanno ricevuto i farmaci antiretrovirali entro 12 giorni dalla comparsa dei sintomi. ”Questo dato  potrebbe suggerire che le persone su cui è stata effettuata la sperimentazione erano già troppo malate per beneficiare degli effetti positivi del farmaco”, suggeriscono i ricercatori. Tale possibilità non è ancora stata testata.

I ricercatori non sanno se le persone che hanno ricevuto i farmaci hanno prodotto meno virus infettivi. Un numero leggermente inferiore di persone trattate con i farmaci per l’HIV è morto rispetto al gruppo di cure standard, ma il risultato è difficile da interpretare a causa del numero limitato di persone coinvolte nella sperimentazione.
La PrEP – comunemente utilizzata per la prevenzione dell’HIV – può essere testata contro il coronavirus se i farmaci per l’HIV si dimostrano efficaci.

Un esperto medico ha detto al Washington Blade che se i primi risultati promettenti per l’antivirale Remdesivir resistono agli studi clinici, il farmaco Truvada – un farmaco ampiamente usato contro l’HIV / AIDS – potrebbe anche lavorare contro il coronavirus perchè i due farmaci appartengono alla stessa famiglia. In pratica Remdesivir e Truvada – entrambi sviluppati da Gilead Sciences – funzionano con lo stesso “meccanismo d’azione”, colpendo il virus in un punto sensibile del suo ciclo di replicazione.