Gli avvocati del diavolo

(a) per gli abbonati o in edicola – Torre del Greco – Quel che temevamo è accaduto: il Parlamento ha introdotto nel nostro ordinamento il reato di immigrazione clandestina; una trovata ‘geniale’, non c’ è che dire, in linea, del resto, con la politica essenzialmente simbolica dell’ attuale maggioranza di governo in tema di immigrazione e, più in generale, di sicurezza. Il testo approvato non prevede, fortunatamente, la sanzione detentiva per gli immigrati clandestini, i quali, dunque, rischieranno solo la condanna ad un’ammenda; tuttavia, è di palmare
evidenza la totale inutilità di una simile norma, la quale, anzi, si rivelerà, col tempo, solo dannosa. Come già da noi sottolineato in precedenza, l’amministrazione della giustizia risentirà pesantemente della nuova normativa, che porterà alla celebrazione di molti processi nei confronti degli immigrati che dovranno rispondere della nuova fattispecie; ciò finirà inevitabilmente per allungare i tempi dei processi, in quanto magistrati e personale amministrativo, in assenza di un aumento degli organici, vedranno il loro carico di lavoro aumentare in maniera considerevole. Quale utilità, poi, potrà derivare dall’introduzione nel nostro ordinamento del reato di clandestinità? E’ una pura illusione, per quanto ci riguarda, pensare che tale norma potrà fungere da deterrente rispetto all’ ingresso e al soggiorno clandestino nel nostro territorio da parte di stranieri: sappiamo, infatti,
che i clandestini sono pronti a correre qualunque pericolo pur di migliorare le loro condizioni di vita. Rischi abbastanza seri vediamo, inoltre, per coloro che intenderanno dare lavoro agli immigrati irregolari: dal favoreggiamento reale al vero e proprio concorso nel reato il rischio di incriminazione c’è, anche se, essendo agli albori della norma, dobbiamo attendere che la stessa si concreti nella quotidiana applicazione da parte della giurisprudenza, la quale ci rivelerà se le perplessità da noi palesate avessero o meno (ma temiamo proprio di sì!) ragion d’essere.

Alessandro e Giovanni Gentile

Articolo già pubblicato sull’edizione cartacea de La Torre 1905 in edicola l’8 luglio 2009