A distanza di anni, ancora oggi la gente di mare è vittima del disinteresse di Istituzioni e privati

(a) per gli abbonati o in edicola – Torre del Greco – Il 29 giugno scorso è ricorso il 50esimo anniversario della “Rivolta dei marittimi torresi del 1959”. In quell’anno Torre del Greco contava più di 73.000 abitanti, di cui circa 15.000 erano iscritti nelle matricole della Marina Mercantile. Fino al 1952 l’iscrizione in tali registri era soggetta a particolari condizioni: aver prestato servizio nella Marina Militare, aver ottenuto un diploma alla scuola marittima o esser figli di marittimi. Poi tali condizioni decaddero e chiunque poteva iscriversi nei registri della gente di mare. Ciò provocò un surplus di personale sulle navi per cui, per accontentare tutti, furono istituiti i turni di avvicendamento. Tale sistema, col passare del tempo, suscitò non poche lamentele perché al periodo di occupazione, lungo 15 mesi, ne seguiva uno, lunghissimo, di disoccupazione. Questa fu la prima causa del grande sciopero che i marittimi proclamarono a partire dall’11 giugno 1959, provocando il fermo di 125 navi. Le norme che regolavano il rapporto di lavoro tra i marittimi ed i datori di lavoro non erano aggiornate da circa 40 anni. I marittimi ne esigevano il rinnovo ed, in particolare, chiedevano:
– un aumento del 20% dei salari;
– la partecipazione nella misura del 20% dei marittimi del turno generale per l’equipaggiamento delle navi delle società del gruppo FINMARE (Italia, Tirrenia, Adriatica, Lloyd Triestino).
I marittimi in sciopero erano “prigionieri” delle navi dove lavoravano e per lungo tempo non trasmettevano notizie ai loro parenti. Così, dopo svariati appelli rivolti alle Istituzioni, i familiari dei marittimi ed i lavoratori in lotta riusciti a tornare a casa scesero in piazza e la protesta culminò in una vera e propria rivolta a cui parteciparono più di 6.000 persone. Ci furono 65 feriti fra le Forze dell’Ordine, più di 300 feriti fra i dimostranti e circa 60 arresti.
L’intento dei marittimi, quelli veri, che avevano scelto le vie del mare per vocazione, era di tornare alle vecchie norme che regolavano l’iscrizione al registro prima del 1952. Che fine avrebbero fatto coloro che avevano scelto le vie del mare per ripiego? “A terra” non c’erano altre fonti di lavoro. Insomma, i fatti del 29 giugno 1959 non si possono bollare semplicemente come “sciopero dei marittimi”, essi si spiegano in un quadro di accentuato disagio di tutta la popolazione. A 50 anni di distanza colpisce quanto questo avvenimento sia attualissimo. Infatti, ancora oggi i marittimi sono vittime della disattenzione e, in taluni casi, del disinteresse delle Istituzioni e dei privati.

Maria Consiglia Izzo

Articolo già pubblicato sull’edizione cartacea de La Torre 1905 in edicola l’8 luglio 2009