Mentre Borriello affila le armi per tornare a Palazzo Baronale gli altri partiti meditano
E la storia si ripete. Sono passati circa due anni dalle ultime elezioni e le lotte di potere all’interno delle varie compagini politiche per strappare una candidatura a sindaco si ripresentano tale e quale a prima. Ricordiamo che nella primavera del 2012 ci furono decine e decine di giorni consecutivi di bombardamento mediatico, domeniche comprese, quando, finalmente, dal Pd fu tirato fuori il nome del penalista Luigi Mennella.
Il primo giorno dell’orgoglio mennelliano va in scena quando ormai si erano assopiti gli appetiti di guidare una coalizione antiborrielliana da parte della sempre presente (solo sulla carta) Loredana Raia o quelli che provenivano dalla fame di visibilità del presidente dell’Ordine degli avvocati, Gennaro Torrese. Il governo di Ciro Borriello sembra ormai avere le ore contate, ma questo serve solo a scaldare per bene la vigilia di una competizione elettorale che all’indomani si preannuncerà tranquilla come il derby di Belgrado.
Luigi Mennella chiama i giornalisti nelle prime ore di pomeriggio per presentare quasi come nulla… dalla prima fosse il programma di un governo a lunga scadenza che dovrebbe portare il suo nome. Ma come da tradizione del Pd, che ha nel Dna la sindrome di Tafazzi, dentro a quella soddisfazione apparente di aver Prima_nr2-2014-Poltrona-doratatrovato chi guiderà la coalizione di centrosinistra come al solito c’è di tutto, come se quei lunghi mesi preparatori, pieni di incontri e di tavoli programmatici, fossero passati invano o quasi. Come il più classico dei colpi da teatro, ecco spuntare Pasquale Sommese, che sotto pressione del suo fido scudiero in terra torrese (Nicola Donadio), rimescola le carte e dal mazzo tira fuori proprio il nome dell’avvocato di quest’ultimo: il penalista Gennaro Malinconico: sarà lui a guidare il centrosinistra verso la vittoria nella corsa a sindaco di Torre del Greco. Sono passati circa due anni e nulla sembra essere cambiato. Gli appetiti sono tanti e, per alcuni, sempre gli stessi. È sempre il Pd che, pur avendo fatto una dieta dimagrante in termini di voti, non riesce a trovare un suo candidato unitario. A contendersi il ruolo di antiborrielliano nel partito di Matteo Renzi alle prossime comunali ci sono sempre Loredana Raia e Luigi Mennella, anche se, dalle ultime notizie trapelate dalle stanze della sede Pd a via Circonvallazione, sembra prendere piede una candidatura del segretario cittadino, Vittorio Cuciniello, supportato dagli altri notabili del partito torrese.

Tutto ruota, però, dalla possibilità di indire primarie di coalizione, dove a dire la loro ci saranno il Centro Democratico di Nello Formisano (con Gennaro Cirillo?), Sel che potrebbe spingere il suo uomo nella giunta Malinconico, Antonio Boschetti, a concorrere per un posto in paradiso e, perché no, Gennaro Torrese, che con la sua Nova Civitas, sta pensando addirittura di costruire una coalizione alternativa composta da varie Civiche e con a capo, neanche a dirlo, proprio lui. Ma alla fine, con ogni probabilità, le consultazioni interne al centrosinistra verranno bypassate visto che, a circa sessanta giorni dalla presentazione delle liste, si discute ancora sull’opportunità o meno delle primarie. Dalle parti di via Del Monte, Ciro Borriello, invece, è sempre più sicuro di candidarsi (ha già pronte due o tre liste): l’unica cosa che non è certa ancora è se e quali partiti del centrodestra parlamentare saranno al suo fianco nella corsa a sindaco. Nella rinata Forza Italia c’è uno scontro per chi riuscirà a strappare il coordinamento cittadino. Da una parte c’è il duplex Giovanni Palomba Michele Polese, dall’altra parte, invece, c’è il senatore Ciro Falanga, cosentiniano di ferro, come d’altronde lo è lo stesso Ciro Borriello. È chiaro che se l’ago della bilancia dovesse puntare su quest’ultimo l’ex parlamentare azzurro ne trarrebbe un forte vantaggio sui detrattori interni al suo partito che sono contrari ad una sua candidatura a sindaco. Ma le guerre di potere non sono solo in atto in Forza Italia, ma comprende anche la neonata formazione di Angelino Alfano. Infatti, a contendersi lo scettro di guida cittadina del Ncd c’è il segretario particolare di Giocchino Alfano (che è segretario regionale del Nuovo centrodestra), Gennaro Granato, e il consigliere provinciale Donato Capone (vicino al coordinatore provinciale, Franco Nappi). Se dovesse uscire vincitore da questa guerra Gennaro Granato, allora per Ciro Borriello la possibilità di essere appoggiato per la corsa a sindaco dagli alfaniani diventa un’utopia. Al contrario, nel caso dovesse spuntarla Donato Capone, l’ex parlamentare berlusconiano avrebbe buone possibilità di essere il candidato unitario del centrodestra. La cosa certa, comunque, è c he Ciro Borriello non fa nessun passo indietro, non si arrende. La sua strada è m olto semplice: presenta un programma, “ai cittadini torresi” prima e, poi, ai partiti e “se c’è l’accordo lo mette in pratica con tutti quanti”, ma se non c’è ne trae le conclusioni. Insomma, lui va per la s ua strada, sono gli altri che lo devono rincorrere, se vogliono, se no, con il consenso popolare acquistato in questi circa venti mesi di governo Malinconico, la sua fonte d’ispirazione resta il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, che osò sfidare e vincere le decisione del suo partito. Da destra a sinistra si preannuncia una competizione avvelenata come nella più tipica tradizione torrese.
Alfonso Ancona

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 19 febbraio 2014