Torre del Greco – Per l’accusa, a Torre del Greco le ultime Amministrative, dove al ballottaggio il candidato di Centrosinistra Palomba ha vinto sul candidato di Centrodestra Mele, sono state falsate dal voto di scambio.

Quattordici le misure cautelari eseguite dai carabinieri all’alba di ieri: tra loro due consiglieri: Stefano Abilitato e Ciro Piccirillo. Il giudice per le indagini preliminari scrive senza filtri che a Torre del Greco: “Sfruttando la situazione di degrado di alcuni quartieri, l’indigenza e la povertà di tanti elettori, o solo il loro basso livello culturale, questi criminali privavano tanti cittadini di un loro fondamentale diritto”.

C’è stato – si legge –  un “criminale mercimonio di voti, assolutamente indegno di un paese civile” scoperto grazie ad un’indagine dei carabinieri. Il giudice per le indagini preliminari, Antonio Fiorentino, va giù duro nel descrivere la situazione che ha visto la città corallina durante le votazioni di giugno.

Per il giudice è “lampante nel caso di specie la vastità del fenomeno della corruzione elettorale” anche perché uno degli indagati ha raccontato che c’erano “altri sette gruppi che compravano voti“

Il giudice stigmatizza: “A Torre del Greco le elezioni amministrative si vincono solo se si dispone di somme sufficienti per la compravendita dei voti con buona pace per la democrazia … I voti delle ultime elezioni amministrativo in Torre del Greco  non sono stati certo espressi dagli elettori in ragiono di ‘stima, simpatia, affetto e proposte che vengono fatte’ ma unicamente per un diffuso, sistematico, vile, ignobile meccanismo di compravendita…”

“L’ignobiltà e la viltà emergono in maniera drammatica dalle concrete modalità operative dei vari sodalizi di criminali che prestavano i propri servigi ad una pluralità di candidati. Infatti, sfruttando la situazione di degrado di alcuni quartieri, l’indigenza e la povertà di tanti elettori, o solo il loro basso livello culturale, questi criminali privavano tanti cittadini di un loro fondamentale diritto, per pochi “spiccioli”, anche solo 10-15 euro, o, addirittura, per un piccolo pacco di prodotti alimentari. Per non parlare, poi, del fatto che i poveri elettori venivano anche indotti a commettere un reato”.

A tutto questo il primo cittadino Giovanni Palomba non risulta essere indagato, anche se viene chiamato in ballo in più occasioni e uno degli arrestati, Giovanni Musella, dichiara agli inquirenti che il figlio Ciro e Andreina Vivace (ai domciliari, ndr), assunti come netturbini dell’azienda, si erano presentati da Palomba dopo la pubblicazione dell’inchiesta da parte del sito Fanpage e il sindaco li avrebbe rassicurati e promesso la copertura delle spese processuali qualora la coppia fosse stata raggiunta dall’inchiesta.  Sempre agli atti dell’inchiesta risultano inoltre le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che ha raccontato che sarebbero stati venduti voti anche per l’attuale sindaco per 80 euro.

Alla luce di queste dure parole messe nero su bianco dal Gip, le opposizioni – ma non solo -, con in testa l’antagonista di Palomba al ballottaggio, Luigi Mele; passando dai candidati sindaco del primo turno, Nello Formisano e Ferdinando Raiola; e terminando con il PD che, con i suoi scritti ed ex consiglieri comunali, aveva sostenuto apertamente in campagna elettorale l’attuale sindaco, pare facciano tutti la stessa domanda: Palomba che fai? Ti dimetti o no?