Alto, baffuto, occhi e capelli scuri e riccioluti, il poeta prof. Piero Colangelo (nella foto), per anni docente di materie letterarie alle Medie di Barano ed a Forio d’Ischia, porta nello sguardo lo specchio lontano e limpido della laguna di Maracaibo circondata dalle Ande e più in là Caracas, la capitale del Venezuela, la “piccola Venezia” sul Mar delle Antille e l’Oceano Atlantico. Gli anni passano ed ora è in pensione, a godere -oggi si Pietro-Colangelo

fa per dire- quel riposo che nella maturità elargisce agli spiriti sapienti la serenità di generazioni di giovani educate e formate a guardare oltre la quotidiana e dura realtà, cioè la poesia. Difatti, la parola poesia deriva dal greco e vuol dire“fare, operare, comporre”, perché il poeta esprime dal suo cuore composizioni di sentimenti, idee, pensieri, attese, che proietta in immagini e parole sovradiscorsive. Torna spesso sull’isola ed ama i suoi panorami che gli ricordano il Venezuela, dove per molti anni ha studiato e insegnato, la terra che, come ripete spesso,”està siempre en mi corazon!”. Nativo di Torre del Greco, dove tuttora vive alle falde del Vesuvio (i monti levano verso l’Alto), ha pubblicato per diversi anni sul quindicinale “La Torre” articoli, racconti e traduzioni di poesie di poeti sudamericani. Suoi articoli sono apparsi su “Il quadrante delle Arti” e su “Il Granatiere”, giornale con il quale ancora collabora. Proponiamo della sua vasta produzione tre poesie: due, “Redenzione” e “Visione” inserite nello splendido volumetto intitolato “Sicut Flumen” ed esse “appartengono -spiega Colangelo- a quel periodo della mia vita che aveva fatto di me un uomo duro e indifferente, fino a che non giunse la Redenzione”. L’altra poesia, “Elegia semplice”, è dedicata a due mamme che spero tanto abbiano guadagnato il Paradiso. Donne semplici, timorate di Dio, sempre pronte ad incoraggiare con una parola buona e aiutare chi con lo sguardo triste invocava aiuto senza profferir parole”. Una è la mamma del poeta torrese, l’altra invece è Socorro de Paz Garcia, madre di un suo amico e collega docente di biologia botanica presso l’Università di San Cristobal. Le sincere composizioni del prof. Colangelo nascono dal vissuto, arricchitosi certamente nell’America meridionale che anche sui testi di geografia ha meritato il nome di “Continente dell’ingiustizia”, ma alimentate sempre da uno spirito sensibile e teso all’Essenza, all’Invisibile della Fede.
Pasquale Baldino

LE TRE POESIE DEL PROF. COLANGELO
REDENZIONE
E m’inginocchiai anch’io/
ai tuoi piedi,/
m’inginocchiai;/
era ora, madre!
VISIONE
Fissai lontano per cercar l’oblio:/le nuvole offuscarono il passato,/la neve grigia che copriva la terra/ dava una sensazione desolata./ Un cavallo che lento trottava/ era bianco, che strano, non grigio./ Sul sentiero che sia allontanava/ una scia di bianco lasciava. Poi un canto di bimbi mi attrasse/ una luce assai tenue intravidi:/ tremai, caddi, fissai il cielo./ Tra le nuvole qualche stella/ ancora brillava.
ELEGIA SEMPLICE
Madre, in questi giorni/
se camminando fra le bianche camelie/
del paradiso, ove sicuramente ti trovi/
dopo tanto tribolare terreno, tu dovessi incontrare un’anima/
timorosa, spaesata, stalle vicino,/
è arrivata da poco,/
porgile le mani, falla sentire tranquilla/
come ha sempre vissuto,/ portala con te nei viali dei fiori:/
è Socorro, la madre di Pedro Luis,/
l’amico mio Canario.

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 25 febbraio 2015