Un nuovo duro colpo per il Tribunale di Torre Annunziata. Rischia di saltare l’asta di gennaio 2014
Un nuovo colpo di scena. Un nuovo colpo per il Tribunale di Torre Annunziata: congelato il fallimento della Deiulemar Shipping e, di conseguenza, l’asta prevista per la fine di gennaio 2014 dovrebbe esser bloccata e la società così non verrà (s)venduta.
La Corte di Appello di Napoli ha accolto, la mattina di giovedì 5 dicembre, il ricorso presentato

Deiulemar-Nave-Lato

dai legali di Giovanna luliano, in merito al fallimento della Deiulemar Shipping, la società nata nel 2005.
Il giudice Ugo Candia, relatore del procedimento, ha dato ragione agli eredi del Capitano Michele Iuliano, i quali hanno sempre sostenuto che per la Shipping, prima di esser dichiarata fallita, doveva essere valutata, dal giudice fallimentare Oplontino Massimo Palescandolo, un’eventuale amministrazione controllata per la giovane società armatoriale. Il ricorso è stato reso possibile secondo quanto previsto dalla legge Prodi per le grandi aziende, volta a salvaguardare soprattutto i posti di lavoro. Pertanto, il giudice della sezione fallimentare del tribunale di Torre Annunziata dovrà rivalutare il tutto, ma per adesso la fase fallimentare è bloccata. Stando a quanto previsto dalle normative vigenti, il giudice dovrebbe affidare ai curatori fallimentari della Shipping (Maurizio Orlando e Giovanni Alari) il compito di confrontarsi con Governo e Ministero competente per definire l’eventuale adozione dell’amministrazione straordinaria. In p oche parole e stando ai termini: il nodo dovrà esser sciolto entro 30 giorni. Ma potrebbero non essere i curatori a svolgere questo compito. Secondo il legali degli eredi del Capitano, i curatori, essendosi opposti al ricorso in Corte d’Appello, di fatto, hanno espresso già il loro giudizio e pertanto non sono più compatibili col caso. I legali della famiglia Iuliano sperano, a questo punto, che il Tribunale affidi le carte a professionisti esterni. Morale della favola: la decisione della Corte d’Appello boccia la decisione presa dal Tribunale Oplontino e fa tornare tutto indietro di un anno.
Con tutta probabilità l’asta prevista per fine gennaio 2014 verrà bloccata e, di conseguenza, i beni d ella società armatoriale non saranno (s)venduti. In prima battuta d’asta i beni sono stati valutati per 81 milioni di euro. Secondo alcuni esperti del settore, il prezzo è già basso visto che la società oggi potrebbe valere intorno ai 140 milioni di euro e, a breve, molto di più visto che i noli sono in rialzo. Ma come tutti ben sanno ed hanno compreso il fallimento giova solo ad alcuni mentre a molti altri no. I beni messi all’asta spesso hanno un valore molto più basso di quello di mercato ed il tutto va a discapito degli obbligazionisti che sono gli ultimi ad esser pagati (ovviamente, se rimane qualcosa in cassa).

Antonio Civitillo

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 11 dicembre 2013