Crac Deiulemar, manifestazione pubblica per lunedì prossimo. Ieri sera c’è stata un’assemblea degli obbligazionisti dove si è deciso di indire una manifestazione pubblica alle 16 di lunedì 17 novembre, per “mantenere sempre viva l’attenzione sul caso Deiulemar”, come fanno sapere i membri del gruppo Legalità e Trasparenza. Per dimostrare che “siamo ancora vivi e che non molleremo mai”, hanno aggiunto gli Deiulemar-Shipping-Targaobbligazionisti. “Cerchiamo di partecipare in massa perchè tutto ciò che si organizza contro gli armatori della Deiulemar, serve”, è il grido alla raccolta lanciato dai risparmiatori dell’ex colosso torrese del mare. Il percorso avrà origine presso la villa comunale di corso Vittorio Emanuele e proseguirà per tutto il centro storico fino a fermarsi a via Salvator Noto, dove, con ogni probabilità, sarà installato un gazebo che fungerà da info point. La settimana scorsa, ricordiamo che, si è svolta l’udienza in cui si è discusso sui beni da porre sotto sequestro, del valore di circa 500 milioni di euro. Ma per la decisione tutto è stato rinviato, il giudice si è riservato 20 giorni per decidere sul dafarsi. Ricordiamo che l’udienza era stata già rinviata per il deposito di nuovi documenti presentati dalla difesa atti a fare chiarezza sulla vicenda che ha coinvolto migliaia di obbligazionisti.
La vicenda della Deiulemar Società di fatto, si riferisce al sequestro dei beni mobili, immobili, crediti, quote, partecipazioni, fino alla concorrenza della somma di 500 milioni di euro appartenente alle tre famiglie di armatori torresi. La storia di questi beni da sequestrare va avanti da parecchio ormai. Tutto era nato dalla richiesta di restituzione di fondi esteri avanzata da alcuni indagati. Ovvero, la restituzione dei fondi esteri contenuti in un conto corrente gestito da una banca francese. Di qui la richiesta a un’agenzia con base a Milano e la segnalazione dell’istituto di credito ai magistrati che ha spinto i giudici ad emettere il maxi provvedimento di sequestro conservativo per evitare che gli indagati potessero usufruire dei fondi esteri. Ma prima ancora, e siamo a marzo, il tribunale di Torre Annunziata decise di revocare i sequestri effettuati, dichiarandosi incompetente e dirottando la decisione al Tribunale delle Imprese. Poi il ricorso della curatela fallimentare della società di fatto e la decisione del giudice D’Ambrosio, ad aprile, di sequestrare le imprese riconducibili alle famiglie degli armatori. Seguito, poi, dalla decisione del tribunale delle imprese di pronunciarsi contro il sequestro dei beni. Di qui la decisione di fare ricorso da parte dei legali dei tanti obbligazionisti che hanno investito nella società armatoriale torrese la bellezza di poco più di 700 milioni di euro.