La vita di noi tutti è costellata da innumerevoli separazioni. La prima e più spaventosa separazione è quella della nascita. Il bambino deve uscire obbligatoriamente da un ambiente comodo, ovattato, protetto da rumori, Anziani-Solitudineurti e sbalzi di temperatura. Nel grembo materno non si sperimenta né la fame né la solitudine (il battito del cuore rappresenta un ritmo costante e rassicurante). Con qualunque tecnica si decida di far venire i propri figli al mondo, la nascita sarà sempre la prima e più sofferta separazione. Non a caso, in molte culture, esiste il mito del “paradiso perduto”, sarà perché forse ognuno di noi porta dentro di sé tracce di un paradiso realmente sperimentato? La nascita, però, è solo la prima separazione, ma molte altre ci attendono nel corso della vita… C’è chi affronta la separazione dall’ infanzia per una vita adulta e le sue responsabilità (di solito quando si diventa genitori), c’è chi si separa da un partner, da un’idea, da un’ideologia; c’è chi invece si separa da un luogo, da una persona cara scomparsa, da un lavoro o semplicemente da una certa immagine di sé! Molteplici possono essere gli esempi di separazione, forse però è importante concentrarsi su come affrontarli data la loro inevitabilità. La maggior parte delle persone che arrivano in terapia sono persone che non sono riuscite a dire addio a qualcosa o a qualcuno o a qualche momento della loro vita. Elaborare il lutto per ciò che abbiamo perso é fondamentale per non restare bloccati in una vita che non ci appartiene più. Ai giorni nostri, come sostiene lo psicoterapeuta B. Simmons, la società ha un nuovo tabù, ossia il dolore. La tristezza non deve esistere e se, malauguratamente si impossessasse di noi, ce ne si deve liberare velocemente! Quanti di noi hanno avuto consigli come: “tieniti occupato” o “trovati qualcosa da fare”… è come se ogni volta ci dicessero “fai finta che non sia accaduto”. Il pericolo di tale scelta è che ogni volta che fingiamo di essere come non siamo, perdiamo un pezzo di noi. È necessario quindi sperimentare la sofferenza e il dolore, permettere ai timori di venire alla luce così da permettere alla nostra psiche di riaffrontare la vita. Certo, non è un percorso facile, non è un percorso veloce, c’è bisogno di una comunicazione onesta, rispetto e attesa, ma è l’unica via per non perdere noi stessi nel tentativo di nascondere il dolore.
Dott.ssa Claudia Mennella
Dott. Roberto Imperato

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 22 settembre 2014