E’ la domenica mattina, una di quelle domeniche d’inizio ottobre che non ti aspetti, senti proprio nelle ossa un freddo pungente che il pallido sole autunnale non riesce a mitigare…
“Speriamo che non piova…” pensa Maurizio, che da poco ha abbandonato il suo confortevole giaciglio e s’appresta a prepararsi per uscire.
“Ma’, ma’, è tutto pronto?” grida, mentre sta ficcandosi sotto la doccia.
“Hai sentito, Maria? Su, sbrigati che il ‘signorino’ ha fretta!” sbuffa Vittorio, l’anziano padre di Maurizio, accompagnando le parole con un eloquente gesto di insofferenza.
“Cerchiamo di non rovinarci anche la domenica…” sospira la donna. “Come se non bastassero le storie di tutta la settimana…” aggiunge, mentre sistema in uno zaino una tuta, dei pantaloncini, le scarpette da calcio ed un accappatoio fresco di bucato.

Il signor Vittorio, che l’ha seguita, l’osserva e scuote la testa sconsolato.
Poco dopo Maurizio entra nella cucina, fischiettando allegramente.
“Ah, se non avessi la mia adorata mammina!” dice ridendo, e le schiocca un bacio sulla fronte. “E’ tutto a posto… Le scarpe, la tuta… Perfetto! Non aspettatemi per pranzo: ciao, a stasera!” ed esce di corsa.
Il signor Vittorio sta osservando in silenzio madre e figlio, ma quel silenzio è più significativo di mille parole.
Poco più tardi, però, eccolo rivolgersi con tono di voce sgarbato alla moglie, che continua a sfacchinare per mettere ordine nella stanza da bagno che il “ciclone Maurizio” ha devastato alcuni minuti prima.
“Sei la sola responsabile di tutto questo!” l’assale con rabbia. “Forse non te ne rendi conto, ma è colpa tua se Maurizio continua a comportarsi come se avesse ancora vent’anni… Tu l’assecondi, e lui se ne approfitta!”
Maria non gli risponde, gli tiene le spalle ostentatamente girate, fa finta di non sentirlo…

“Ecco, è così che credi di risolvere il problema, ignorandolo, come fai con me…” continua l’uomo, ancora più adirato. “Tuo figlio non si deciderà mai a crescere, ad assumersi le proprie responsabilità… E perché dovrebbe farlo? La premurosa ‘mammina’ è sempre al suo servizio, l’accontenta in tutto, neppure il tempo di aprire bocca… Capisci che il ‘giovincello’ ha superato gli anta? Quando la smetterai di trattarlo come un adolescente?”

La sfuriata del signor Vittorio va avanti ancora per un po’, ma la moglie è già da un bel pezzo che ha “interrotto la comunicazione”: sente la voce del marito, ma le sue parole, per lei, è come se fossero dei suoni disarticolati, senza significato!
Sono più o meno le undici. Sul campo di calcetto la partita è agli sgoccioli. L’arbitro ha fischiato un calcio di rigore. Maurizio s’appresta a calciarlo: se realizzerà il gol, questo praticamente significherà la vittoria per la sua squadra, gli avversari non avranno più tempo per recuperare.

Fermo sul dischetto, gli occhi fissi in quelli del portiere, Maurizio parte con decisione. Il pallone si insacca inesorabilmente quasi all’incrocio dei pali, rendendo vano il tuffo dell’estremo difensore.
“Gol! Gol!” grida Maurizio, preso da un’incontenibile gioia, e scompare nell’abbraccio dei compagni di squadra.
“Guardalo lì, un ragazzino!” esclama Vanessa e si rabbuia in viso.
“E’ fatto così, lo sai bene”. le dice Michela, seduta accanto a lei sugli spalti. “Maurizio è Maurizio: prendere o lasciare!”
Sapessi quanto vorrei lasciare! Ma che ci posso fare, gli voglio bene… E’ più forte di me… Ormai mi sono rassegnata…” sospira Vanessa e si avvia a complimentarsi con il ‘goleador’ che sta completando il giro di campo per ricevere l’applauso dello sparuto pubblico presente.
Per festeggiare ‘l’importante avvenimento’, più tardi, Maurizio la conduce in un caratteristico ristorantino appena furi città.
A tavola, tra un’abbondante forchettata di tagliatelle alla bolognese e generose sorsate del gustoso vinello locale, il giovane non fa che parlare del perfetto rigore con il quale ha regalato la vittoria alla sua squadra.
“Hai visto come l’ho fregato?” s’entusiasma ancora una volta. “Il portiere s’aspettava che tirassi rasoterra, come faccio quasi sempre, ed io invece ho piazzato il pallone in alto, proprio all’incrocio dei pali!”
“Vanessa? Ehi, Vanessa, ci sei? A cosa stai pensando?” continua Maurizio, essendosi accorto che la sua compagna è distratta.
“No, no… Ti ascolto… E’ stato proprio un gran tiro…” risponde la ragazza, ma tiene gli occhi abbassati. e guarda da un’altra parte.
In quegli occhi tristi, d’improvviso si sono addensate le lacrime.
“Che cosa ti succede?” le chiede Maurizio, preoccupato.
“Niente… Non succede niente… Tu sei felice per il bel gol segnato… Non voglio rovinarti questa memorabile domenica…” fa Vanessa, e adesso piange.
“Ho capito… La solita storia… Il nostro rapporto che va avanti da oltre dieci anni e che io non mi decido a rendere più stabile… I litigi continui con i tuoi genitori per causa mia, le ansie per il futuro…” dice Maurizio con dolcezza, e asciuga una lacrima che le corre lungo la guancia.
“Questa volta sei fuori strada. E’ vero, sono triste, ma non per le ragioni di sempre, c’è dell’altro…” l’interrompe Vanessa, decisa.
“E di cosa si tratta?”
“C’è che circa due mesi fa hai messo a segno un altro gol anzi, sapendo come la pensi, credo sarebbe meglio parlare di un autogol!” aggiunge subito dopo.
“Non capisco…” farfuglia Maurizio.
“Insomma, non tiriamola troppo per le lunghe: ti sto dicendo che sono incinta!” urla disperata Vanessa.
Maurizio è rimasto di stucco. Sta riflettendo, e in pochi attimi una miriade di pensieri si accavallano nella sua mente, si confondono tra loro, si intrecciano. s’intersecano, come fanno le nuvole in cielo quando si preannuncia una tempesta…
‘Un bambino… Vanessa aspetta un bambino… E di chi sarà? Ma no, che vergogna, che vado a pensare, è assurdo! E’ evidente che è mio… Ma quando sarà successo? Forse quella sera al mare, avevo bevuto un poco.. Ma è possibile che una sola volta che si sbaglia? Se è incinta, vuol dire che è possibile… E adesso? Dio mio, stavamo una favola, insieme! Sereni, tranquilli, senza complicazioni… E va bene, ora le cose stanno così, e bisogna provvedere!’
“E’ chiaro che sono pronto ad assumermi le mie responsabilità” grida quasi Maurizio, dopo gli intensi attimi di meditazione, attimi che a Vanessa sono sembrati secoli. “Non devi assolutamente preoccuparti di nulla…” aggiunge con un sorriso forzato. “Penso io a tutto… Anzi, credo proprio d’aver già risolto il problema…”
In un primo momento, quando Maurizio ha affermato d’essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità, e ha sorriso, il cuore di Vanessa s’era aperto alla gioia e alla speranza. Sono state le sue ultime parole a preoccuparla…
“Risolvere il problema? Che vuol dire? Per te un bambino è solo un ‘problema’? Mi spieghi che significa ‘ risolvere il problema?” chiede la ragazza, in preda ad una viva agitazione.
“Sta’ tranquilla, Vanessa, calmati. Sai, pure io, preso alla sprovvista, quando m’hai parlato del bambino, – va bene così, non ho detto del problema? – sono quasi andato in tilt… Ma poi, riflettendo, m’è venuto in mente Guido. Lo conosci anche tu, ricordi? Quel mio caro amico ginecologo…”
“Sì, mi ricordo di Guido. E allora?”
“Ecco, anche se è domenica, lo chiamo al telefono, fisso un appuntamento al più presto possibile… E’ bravissimo… Un piccolo intervento, e in un paio d’ore al massimo è tutto risolto… Anzi, scusami un attimo, vado fuori perché qui il cellulare ha poco campo… Lo chiamo e sono subito da te. Contenta? Dopo, tutto ritornerà come prima…”
Maurizio non dà a Vanessa neppure il tempo di replicare ed esce dal ristorante, il telefonino già in chiamata verso l’amico Guido. La ragazza lo guarda di lontano, lo vede sorridere… Guido certamente si sarà messo a disposizione…
E’ andata proprio come aveva pensato, come temeva… Maurizio s’è confermato il “Peter Pan” che conosce più che bene… Però, adesso basta! Raccoglie frettolosamente le sue cose dal tavolo, le sistema nella borsetta, indossa il soprabito e corre via.
“Buona fortuna, Peter Pan!” mormora decisa, e rivolge un ultimo sguardo verso l’androne del ristorante, dove Maurizio continua a chiacchierare amabilmente con l’amico Guido!
Ernesto Pucciarelli