(sesta parte) Nella planimetria dei primi anni del ‘900, vi è già riportato il tracciato della nuova linea ferroviaria creata l’11 aprile del 1901 dalla società denominata “Strade Ferrate Secondarie Meridionali”, che definendo una convenzione con lo Stato, realizzò un nuovo collegamento ferroviario, destinato a rinnovare i trasporti nell’area napoletana con la costruzione della linea costiera a scartamento ridotto, Napoli-Barra-Poggiomarino. La linea ferroviaria fu posta nella parte alta dell’abitato di Torre del Greco, attraversando come abbiamo detto, un territorio agricolo, dove erano presenti sparse case contadine ed alcune ville di cui sono riportate Convalescenziato-intitolato-Principe-Napoli-V-Emanuelenella pianta i toponimi. Essa tagliava due importanti arterie cittadine la parte alta del prolungamento di via Vittorio Veneto che in seguito sarà chiamata via Marconi e che raggiungerà negli anni trenta l’ingresso all’autostrada Napoli-Pompei, e la parte iniziale di via Cappuccini oggi via Benedice, per mezzo di passaggi a livelli. La stazione ferroviaria fu costruita a lato della chiesa dell’Annunziata e per raggiungerla si dovette realizzare un breve tratto di strada a lato della chiesa.
L’ubicazione della stazione non fu certamente delle migliori, tanto che i viaggiatori e i molti villeggianti, pur usufruendo del servizio ferroviario, che permetteva loro di raggiungere Torre del Greco in tempi brevi, erano costretti a salire le pendenti strade di via Beneduce e di via Sedivola, per raggiungere le loro proprietà,. Il servizio fu assicurato sino al 1906 da locomotive a vapore, per poi passare a quelle a trazione elettrica con palificazioni in legno, per mezzo di 15 elettromotori aventi due motori. Le vie di comunicazioni, che permettevano il trasporto di persone e merci a Torre del Greco all’inizio del ‘900, erano la Ferrovia dello Stato, il porto di Torre Annunziata, la Tranvia trainata da uno o due cavalli, che poi divenne elettrica, che univa Napoli alla città e le vie rotabili provinciali su cui circolavano carri e carrozze. Il carreggio si limitava al trasporto di ortaggi, farina e pasta provenienti dai vicini comuni di Torre Annunziata e S. Giovanni, mentre il legname e il ferro proveniva da Napoli. Le principali colture del Comune erano i faggiolini, pomodori, vino ed uva da tavola.
Le principali colture del Comune erano i faggiolini, pomodori, vino ed uva da tavola. L’intera linea venne migliorata completamente nel 1926 raggiungendo i sei milioni di passeggeri annui trasportati. Lo sviluppo urbano dell’area portò verso l’inizio degli anni ’30, di pensare di trasferire la stazione nei pressi di via Vittorio Veneto. Ma ciò non avvenne non potendo la Società sobbarcarsi l’onere della sua realizzazione, intervenne solo a spostare il passaggio a livello da via Sedivola a via V. Veneto e creando una strada di raccordo parallela alla ferrovia per incanalare il traffico di via Sedivola. Il problema dei passaggi a livello posti lungo il percorso cittadino fu per decenni un problema per la popolazione, che incominciava ad abitare nella parte settentrionale della città. Difatti nel 1938 ci fu una istanza degli abitanti alla società ferroviaria, di poter utilizzare il soppresso passaggio a livello di via Sedivola, in passaggio pedonale, per mezzo di una girandola dato il disaggio delle comunicazioni tra la parte alta e bassa della città. Ancora nel 1939 ritorna l’idea di spostare la stazione all’angolo di via Marconi. Difatti il primo tratto della strada da via Circumvallazione sino al passaggio a livello si presentava già completo di abitazioni. Il secondo tratto sino all’autostrada era già completo di ville in parte in costruzioni. A metà strada di via Marconi, si poteva notare in avanzata costruzione un Convalescenziato intitolato al Principe di Napoli, Vittorio Emanuele di Savoia figlio di Umberto II e Maria Josè. L’edificio fu costruito a cura dell’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza sociale su un terreno venduto dal duca Lecco De Guevara, proprietario della “Villa della Terrazze” al governo fascista che, fece costruire un Ospedale per i bambini sofferenti di tubercolosi (Sanatorio e Convalescenziario) o appartenenti a famiglie affette da tale malattia (Preventorio). La Villa del Duca aveva un esteso appezzamento di terre coltivate ed alberate con stalle, depositi per prodotti caseari ed alloggi per i coloni che la lavoravano. Essa era utilizzata nel periodo estivo dal duca, che viveva a Roma. Durante il resto dell’anno, la villa veniva gestita ed amministrata da un avvocato di Ercolano, fiduciario del duca, il quale provvedeva agli stipendi del custode e dei coloni, organizzandovi spesso solenni feste fra nobili famiglie e casati, provenienti anche da fuori Torre del Greco. La “Villa delle Terrazze” divenne ospedale, durante la seconda guerra mondiale, con ricoveri antiaerei sotterranei, attualmente ancora presenti ed intatti, per i civili e gli ammalati. Il convalescenziario durante l’ultimo conflitto mondiale fu anche utilizzato dalla Croce Rossa Italiana come Ospedale di cura specializzato per accogliere i militari italiani feriti ed in convalescenza, appartenenti al Regio.
Arch. Giorgio Castello

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 25 marzo 2015