“Dicono che Roma sia il centro del mondo e che piazza di Spagna sia il centro di Roma, io e mia moglie, quindi si abiterebbe nel centro del centro del mondo, quello che sarebbe il colmo in fatto di centrabilità ed il colmo in fatto di antieccentricità.” (Giorgio de Chirico tratto da Memorie della mia vita). In questo luogo ancora oggi dopo quarant’anni dalla scomparsa del Maestro è visitabile la casa-museo che ospitò l’artista negli ultimi trent’anni della sua vita, insieme con la seconda moglie Isabella Pakzswer Far che continuò ad abitarvi fino al 1990, anno della sua scomparsa.

Oggi sede della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, capace ti tenere in vita i tre piani superiori del seicentesco Palazzetto dei Borgognoni al n°31 di Piazza di Spagna a Roma. Nel visitare i luoghi da subito si comprende di entrare in un tempio dell’Arte attraverso la statua bronzea del piano terra che ti conduce lungo scale sino all’uscio dell’appartamento. Qui grazie alla presenza di guide esperte e personale qualificato è possibile accedere ai luoghi in punta dei piedi, avendo cura di non turbare l’intimità della casa: i saloni di rappresentanza capaci di ospitare l’elite dei tempi, le camere da letto in ordine, lo studio del Maestro ancora intatto con i suoi “tubetti”, la poltrona della riflessione serale e la bevanda preferita. Tra oggetti ed abitudini terrene, lo sguardo è catalizzato dai capolavori pittorici e scultorei che danno forza alla voce dell’artista lasciando il segno attraverso il suo operato.

Gli anni giovanili trascorsi in Grecia trasmettono a Giorgio de Chirico quel senso della perfezione che ricercherà ossessivamente per tutta la sua vita e che lo rese molto polemico rispetto agli artisti contemporanei. Anche questo traspare durante l’intera visita, nel suo studio dove sono ancora visibili gli strumenti per comporre i colori, ed attraverso i testi nei quali l’artista descrive la tecnica pittorica. A proposito del suo rapporto con la tecnica e la perfezione, dirà: «Se oggi il mio maestro Mavrudis fosse a Roma potrebbe condurre a scuola tutti i nostri “geni” modernisti e insegnare loro che prima di essere cezanniani, picassiani, soutiniani, o matissiani e prima di avere l’emozione, l’angoscia, la sincerità, la sensibilità la spontaneità, la spiritualità, farebbero meglio ad imparare a fare una buona e bella punta al loro lapis e poi con quella punta cercare di disegnare bene un occhio, un naso, una bocca o un orecchio.» Una visione dell’artista capace di fare il “mestiere” nella sua bottega, e non a caso numerose opere sono state incorniciate sotto la vigile direzione del Maestro. Proprio in questa dimensione domestica si ammirano gli studi dei grandi autori del passato e gli stupendi corpi di donne dedicati ad Isa sua moglie, curatrice e musa.

La neo-metafisica, ultima felice stagione artistica di de Chirico, coincide con il lungo periodo trascorso a Roma. Apripista è il dipinto Il Ritorno al castello, del 1969. In quest’opera un anonimo cavaliere «metonimica rappresentazione delle ombre dell’Ade, ritorna al castello avito illuminato da una lucente luna gialla». Sicuramente attratto dalla bellezza della capitale e dei suoi Castelli Romani, negli occhi del Maestro si materializzano quelle colline dai vigneti sconfinati, ed alcuni paesaggi di periferia ritratti nei disegni (Appia Antica, Villa Falconieri di Frascati. etc…).

Durante la visita, in una vera dimensione Metafisica, appaiono i manichini da sartoria, i treni dell’infanzia, le piazze ampie e deserte, le statue dei gladiatori, i drappi rossi barocchi, i modellini dei cavalli, la frutta usata per le amate “vite silenti”, i libri, le riviste, gli scritti del Maestro: è tutto lì ancora fluido e vivente. Paolo Picozza Presidente della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, tra i pochi ad aver conosciuto il Maestro in vita, dichiara: “Istituita nel 1986 per volontà di Isabella Pakszwer Far, oggi la Fondazione intende diffondere e approfondire la conoscenza dell’opera di Giorgio de Chirico, artista emblematico del Novecento. Qui custodiamo non soltanto le numerose opere pittoriche, scultoree, scenografiche tutelate e vincolate come patrimonio artistico nazionale, ma anche testi unici e fonti inestimabile per lo studio del suo pensiero artistico, rivoluzionario e allo stesso tempo custode di valori classici”.

Tale opera di ricerca e catalogazione appare ancor più indispensabile per un autore che è stato largamente copiato e ad oggi rappresenta un gigante del ‘900 italiano. Come spesso accade nemo profeta in patria, lo stesso De Chirico riceverà maggiori consensi all’estero piuttosto che in Italia e ad oggi la Fondazione non riceve alcun contributo pubblico. Chissà se un giorno il padre della Metafisica, al pari dei suoi contemporanei Picasso e Dalì, non possa avere dimora in un Museo interamente a lui dedicato capace di attrarre investitori e spettatori da tutto il mondo.

Per il momento la casa-museo di Giorgio De Chirico è aperta al pubblico su appuntamento da martedì a sabato e la prima domenica del mese dalle 10:00 alle 13:00. Per dettagli http://www.fondazionedechirico.org

Cristoforo Russo