Da più di trent’anni, alle sette e trenta spaccate, puntuale come un orologio svizzero, entro nella piccola bottega di Nino, un’ edicola ora trasformata in bazar perché la “carta stampata” ormai l’acquistano solamente i vecchi abitudinari, nostalgici come me. Stamattina Nino non mi sorride come al solito… Mentre piega nervosamente il mio quotidiano, fa roteare l’indice e il medio in quel tipico gesto partenopeo che fa chiaramente comprendere che un “decesso” è avvenuto…

“E’ finita, dotto’…” esclama l’ex giornalaio, contrito.
“Chi è morto, Nino?” gli domando preoccupato, pensando alla dipartita di qualche nostro comune amico o conoscente.
“No, dotto’ scusatemi… Per fortuna, non è morto nessuno… Pensavo allo scudetto… Ormai per il Napoli è finita…”
Tiro un sospiro di sollievo: anche a me dispiace che sia svanito il sogno tricolore, ma rispetto al passaggio a miglior vita di un amico, non c’è paragone…
“Sapete che sto pensando, dotto’?” mi fa ancora Nino. “Da quando hanno cambiato il nome, e il San Paolo non è più il San Paolo, stiamo perdendo quasi tutte le partite… Non è che il Santo s’ è incazzato?”
“Lo escludo categoricamente, Ninuccio: i Santi non s’incazzano, e non sono vendicativi. Stiamo perdendo perché…” e mi fermo al “perché” in quanto non mi viene subito la risposta al quesito postomi da Nino.



Riprendo “lento pede” il cammino a ritroso verso casa, e ripenso al San Paolo, a quando, per tutti, era difficile uscire illesi dal nostro stadio. Il dodicesimo uomo in campo… Così venivano definiti dai mass-media il campo di gioco ed il suo impareggiabile pubblico. Quest’anno, solo la Lazio e la Juventus, tra le cosiddette “grandi”, hanno lasciato i tre punti agli azzurri; con le altre, solo amare sconfitte e pareggi, altrettanto poco digesti. Se poi prendiamo in considerazione anche la miriade di risultati negativi contro compagini di non eccelso valore, allora veramente viene da pensare a qualcosa di inspiegabile, di soprannaturale. Vuoi vedere che la teoria di Nino…

Ma no, e che diavolo! Adesso chiamiamo in ballo anche i Santi “maldisposti”, per provare a giustificare le debacles di una squadra che ha evidenti limiti di gioco, anche ieri sera evidenziati da una Roma che, nel secondo tempo, ci ha messo sotto di brutto? Alla fine, un pareggio, risicato e strappato con i denti ai giallorossi che, sotto rete, hanno sbagliato l’impossibile!
Bene, anzi male. Non parliamo più di scudetto, non sarebbe serio. Ma almeno teniamoci stretta la qualificazione alla prossima Champions, obiettivo dichiarato della società di De Laurentiis ad inizio stagione. Il vantaggio sulla quinta classificata (9 punti a 5 giornate dal termine del campionato) dovrebbe essere sufficientemente rassicurante.
Ernesto Pucciarelli