Aeronautica Militare

(a) Torre del Greco – Herat-Afghanistan: “Medevac”! La sala operativa lancia l’allarme:“ferito grave da trasportare!”. A raccontarci la loro storia, in esclusiva per la nostra redazione, Pietro e Dino, entrambi di Torre del Greco, entrambi capitani dell’Aeronautica Militare, alcuni tra i tanti nostri concittadini in missione di pace all’estero. “Una Medevac è un trasporto sanitario d’emergenza, molto simile ad un’eliambulanza”. Così Pietro Vitiello 30 anni sposato con due bambine, pilota militare, racconta la sua esperienza in Afghanistan: “L’ultima volta ho soccorso un civile afgano, vittima di un brutto incidente: dista 3 ore di macchina dall’ospedale più vicino, è notte ed il termometro segna 7 gradi. Ci concentriamo sul volo, atterriamo sul luogo dell’incidente, imbarchiamo la barella: dopo pochi minuti il ferito viene curato presso l’ospedale da campo italiano”. Cosa si prova in queste missioni? “Volare in teatro operativo è molto diverso rispetto all’Italia, le diverse condizioni ambientali esigono addestramento e concentrazione. Man mano che ti allontani dalla città di Herat, cominci a scoprire realtà diverse: aquiloni, aratri, tende, villaggi, pecore: sembra quasi un viaggio a ritroso nel tempo. Una volta scorsi da lontano un puntino: avvicinandomi scoprii essere una donna trasportata da un mulo, accompagnata dal suo compagno. Era nel periodo di Natale e per un istante la mia mente andò alla Madonna e San Giuseppe. Amo la mia famiglia e le tradizioni della mia città e così mi è venuto in mente il presepe!”. E la gente come avverte la vostra presenza? “La popolazione quasi sempre saluta, incredula nel vedere un elicottero; altri si intimoriscono e rientrano nelle tende. Fino ad ora, per mia fortuna, nessun atteggiamento ostile”. Ma in cosa consiste la vostra missione di pace? A spiegarcelo Raimondo Di Salvatore 32 anni, sposato e padre di un bambino: “La missione degli elicotteri del 9° stormo di Grazzanise, è quella di trasportare personale/ materiale e garantire il soccorso aereo a favore di tutta la coalizione. In sostanza garantire la sicurezza ed il ripristino dei servizi essenziali in questo paese. In particolare il mio compito è quello fornire le informazioni operative al personale militare, per poter operare sempre in sicurezza”. Avete mai avuto contatti con la popolazione locale? “Certo. Numerose sono le attività cosiddette CIMIC (Civil and Military Cooperation), che vedono coinvolti gli italiani nella costruzione di ospedali, acquedotti, scuole. Ricordo ad esempio la distribuzione di materiale didattico: in Afghanistan i bambini spesso sono costretti a seguire le lezioni all’aperto, senza alcun supporto. Donare semplici banchi o lavagne, è stato per loro una gioia immensa”. Cosa le è mancato di più della sua città? Ricordo ad esempio un anno fa, proprio in questo periodo, quando eravamo in viaggio per l’Afghanistan: la classica pastiera della mamma unì tutti noi italiani in un momento conviviale. Quando sei lontano dai tuoi affetti, anche ritrovare le proprie radici aiuta!”.
Articolo già pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 31 marzo 2010
 




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