Torre del Greco – “I marittimi italiani, con una protesta a Roma, hanno fatto presente a tutti il problema della loro bassa occupazione sulle navi battenti bandiera italiana, a favore dei lavoratori extra comunitari, impiegati nei vari servizi a bordo. Le motivazioni vanno ricercate nella legge 30/98 che regolamenta le navi adibite alla navigazione internazionale, e che viene detta del “doppio registro”. In seguito, però, si è praticamente trasformata in legge “due pesi e due misure””.

A dichiararlo il deputato del Movimento Cinque Stelle, Luigi Gallo, da sempre vicino al comparto dei lavoratori marittimi, e la deputata M5S, Carla Ruocco.

Il M5S, con una interrogazione di Carla Ruocco e con altre iniziative parlamentari, come una mozione depositata da Luigi Gallo nel 2014, sta sollecitando il Governo e i ministeri competenti, affinché siano garantiti in primo luogo i diritti dei lavoratori italiani, ora gravemente messi a rischio da norme che, non solo non li tutelano, ma favoriscono i marittimi extracomunitari in una impari concorrenza.



“La legge – spiegano – consentiva alle società armatrici la quasi totale esenzione fiscale e lo sgravio della contribuzione previdenziale per i marittimi imbarcati, e fu approvata per favorire la piena occupazione, specialmente al sud, nel settore marittimo, con personale interamente italiano o comunitario. Esisteva anche una possibilità di deroga ministeriale in favore di personale extracomunitario, ma solo nei limiti di 1/3 dell’equipaggio. Ma in seguito a modifiche della legge, all’armatore diventa consentito ingaggiare personale extracomunitario anche in numero superiore all’originario limite di 1/3, con rapporto di lavoro “regolamentato dalla legge scelta dalle parti”. Al lavoratore extracomunitario viene così applicato l’accordo sindacale del suo Stato di provenienza, il che abbatte i costi -rispetto ad un italiano- anche del 75%. L’assurdo però è che il datore di lavoro mantiene le stesse esenzioni fiscali previste per il personale italiano o comunitario! Inoltre c’è anche il problema dei corsi di formazione per acquisire il libretto di navigazione: in Italia costano circa 2 mila euro mentre gli extra comunitari possono conseguirlo nel loro paese di origine al corrispettivo di pochi euro. In sintonia con l’andazzo di questo Governo, che agevola la lobby degli armatori penalizzando i lavoratori italiani fino a farli scomparire dalle navi battenti bandiera italiana”.