Napoli – Ogni anno in Europa muoiono oltre trecentomila persone a causa dell’aria inquinata. Le polveri sottili si insinuano nel naso, nella laringe, si spingono fino ai bronchi e provocano infarti, ictus, malattie respiratorie, diabete, tumori, ipertensione, malattie cardiovascolari.

Nell’Unione Europea il 97% della popolazione urbana è esposta a livelli di particolato fine superiori agli ultimi livelli delle linee guida stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, linee che, se seguite, eviterebbero 166mila morti premature all’anno.

Il rapporto 2021 sulla qualità dell’aria dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, sebbene evidenzi un calo di tutti i principali inquinanti atmosferici dal 2005 in avanti, sottolinea che l’inquinamento atmosferico resta il più grande rischio per la salute dei cittadini europei, peggiore anche del fumo e della malnutrizione.



Oltre a monossido di carbonio, biossido di azoto e zolfo, ozono e altri, le sostanze più pericolose per la salute sono particolato PM2.5 e PM10, quelle minuscole particelle prodotte dalla combustione del carburante nei trasporti, dalle industrie, dall’agricoltura e dal riscaldamento.

Il particolato con un diametro uguale o inferiore a 10 micron (µm), ovvero più piccolo di un quinto della larghezza di un capello umano, è in grado di penetrare in profondità nei polmoni, le PM2.5 possono entrare perfino nel flusso sanguigno. Per questo, il particolato fine è l’inquinante atmosferico con il maggiore impatto sulla salute in termini di morte prematura e malattie.

In questo caso, avverte l’Eea, «il luogo in cui vivi influisce sui rischi a cui sei esposto». E non c’è nulla per cui gioire. Guardando la mappa dell’Ue, si nota una macchia più scura sull’Europa dell’Est e sulla Pianura Padana, sono le aree in cui è più presente il particolato fine.

Tra le città con i livelli di PM10 più elevati troviamo Zagabria, Bucarest, Salonicco e Belgrado, mentre il primato per le massime concentrazioni di biossido di azoto va a Napoli seguita da Cracovia, Atene e Parigi.

E se guardiamo i livelli di diossido di azoto nella classifica delle città europee più inquinate e con il più alto tasso di mortalità ci sono molti centri italiani. Per quanto riguarda la mortalità per PM2,5, in particolare, al primo posto c’è Cremona, seguita da Vicenza, Brescia, Pavia, con una presenza massiccia delle città della Pianura Padana.

Le persone che vivono nelle città più grandi tendono ad essere esposte a concentrazioni più elevate di biossido di azoto a causa delle emissioni del traffico, mentre ci vive nell’Europa centrale e orientale, la combustione di combustibili solidi per il riscaldamento domestico e il loro utilizzo nell’industria determina le più alte concentrazioni di particolato e benzopirene (un cancerogeno).

L’Europa meridionale, invece, è esposta alle più alte concentrazioni di ozono, la cui formazione è determinata dalla luce solare. Se gli Stati Ue si adeguassero alle nuove e aggiornate linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2021 si potrebbero evitare, nella sola Europa, oltre 166mila morti premature all’anno. Se si considera anche la correlazione tra inquinamento e diffusione delle pandemie, il beneficio per la salute sarebbe ancora maggiore.

Diversi studi infatti, hanno dimostrato che il Covid preferisce l’aria inquinata, e che l’inquinamento atmosferico può facilitare la trasmissione del virus e aumentarne la persistenza nell’atmosfera.

Rispetto al 2005, nel 2019 i decessi prematuri attribuiti all’esposizione al particolato fine sono diminuiti del 33% nell’Ue-27, ma certamente non basta. L’obiettivo, dice l’Oms, è che tutti i Paesi raggiungano i livelli di qualità dell’aria raccomandati, andando a limitare le emissioni delle auto vecchie, l’uso di combustibili fossili e gli allevamenti intensivi.

Monica Perosino per “La Stampa”