Roma – La crisi economica derivata dall’emergenza del Covid 19 ha scoperchiato l’insofferenza di alcune classi di lavoratori. Tra queste, una su tutte, la categorie degli avvocati.

Le toghe, stanche di un’emergenza che va avanti da mesi e che si imporrà probabilmente per tutto l’anno in corso con forti ripercussioni economiche, hanno deciso di alzare la loro voce. E’ in fase di organizzazione, infatti, una grande protesta per far sentire la loro protesta.

La data della manifestazione che prevede fin da oggi la presenta di avvocati da tutta Italia, considerata già confermata sui gruppi social, sarebbe quella del 4 settembre 2020 mattina a Roma, esattamente sotto la sede della cassa Forense. La decisione di protestare a settembre, e non qualche mese prima, è stata obbligatoriamente dettata dall’emergenza sanitaria legata al Coronavirus ancora in corso e che li ha obbligati a non poter scegliere un’occasione più ravvicinata e tempestiva.
In particolare, gli avvocati di tutta Italia si sono posti questi obiettivi: commissariamento di Cassa Forense, la richiesta di approvazione di due proposte di legge (AC1237 e AC 2441) a firma di esponenti politici dell’attuale maggioranza di governo, la restituzione dei contributi integrativi da parte di Cassa Forense. Il tutto senza escludere eventuali azioni giudiziarie verso gli organi competenti.

Del resto, stando ai commenti che si susseguono sui social network, la loro sarebbe una crisi che ha radici comunque più lontane e non solo legate al momento di crisi mondiale.
In pratica, una situazione per loro non più sostenibile, che spinge in molti casi i giovani legali a lasciare la professione, considerati i costi elevati da sostenere mentre costringe gli avvocati giunti a metà percorso lavorativo (quelli con oltre 20 anni di operato) a vivere in limbo tra mille difficoltà.

Ma vi è di più: le toghe hanno pensato di procedere, in caso di mancata presa in considerazione delle loro richieste sopra esposte, con uno sciopero contributivo ad oltranza.
Infine, la categoria degli avvocati quotidianamente espone critiche e perplessità sull’andamento del loro lavoro, ridotto ormai all’osso e tra mille complessità organizzative.