Dai fondi di caffé crescono i funghi. Lo hanno scoperto Vincenzo Sangiovanni (31 anni) e Antonio Di Giovanni (28), che insieme all’imprenditore giapponese Tomohiro Sato (45) hanno dato vita a Funghi Espresso, una start-up che commercializza dei kit per coltivare questi prodotti utilizzando gli scarti della Funghi-Espressomoka. La società Funghi espresso con sede legale a Firenze ma estremamente attiva a Torre del Greco, ieri mattina con il Comune di Torre del Greco, rappresentato dall’assessore con delega ai Rifiuti, Salvatore Quirino, ha firmato un protocollo d’intesa a titolo gratuito, grazie al quale per due anni la “Funghi espresso” potrà ritirare nei bar cittadini gli scarti della lavorazione del caffè senza alcun onere per l’ente e per i proprietari degli esercizi commerciali coinvolti.

Una iniziativa che fa di Torre del Greco la prima città ad avere firmato questo tipo di accordo, “bruciando” sul tempo il Comune di Capannoli, dove pure in precedenza si è svolto un progetto pilota in virtù dell’interessamento del coordinatore dell’osservatorio verso Rifiuti zero, Rossano Ercolini. Tre le finalità della convenzione firmata a palazzo La Salle: la riduzione dei costi di smaltimento, l’accesso ad un servizio a costo zero e la tutela dell’ambiente abbinata allo sviluppo sostenibile. “L’amministrazione – afferma Salvatore Quirino – si è impegnata, nell’ambito delle proprie competenze, all’istituzione di un tavolo di concertazione tra la ‘Funghi espresso’ e le attività commerciali interessate. L’iniziativa nasce dall’impegno nell’ambito del protocollo Rifiuti zero. questo progetto, infatti, si inserisce pienamente nell’ambito degli interventi per ridurre a zero la produzione dei rifiuti”.

Non a caso, il kit completo che verrà posto in vendita avrà anche una parte che potrà essere restituita alla società – attraverso una sorta di “vuoto a rendere” – e che sarà poi riutilizzata attraverso ditte che si occupano della produzione di compost. “Dalla posa del caffè – spiega Vincenzo Sangiovanni – nell’arco di 28 giorni si produce un substrato inoculato dal micelio del fungo dal quale successivamente nasceranno i funghi, anche se è più corretto dire ‘fiori di fungo’ per la natura del prodotto. Un alimento sanissimo, stando anche alle analisi a cui abbiamo sottoposto sia il fungo sia il caffè. Già l’anno scorso siamo partiti con una fase sperimentale del progetto coinvolgendo tre bar (del corso, De Nicola e Mennella): i risultati sono stati più che apprezzabili”.

Già dalla fine della prossima settimana gli addetti di “Funghi espresso” inizieranno a girare per i bar cittadini: “Inizialmente – conclude Sangiovanni – ogni due giorni, anche se puntiamo in futuro a passare ogni giorno. Auspichiamo che l’iniziativa possa portare i risultati sperati, anche perché questo permetterebbe poi la creazioni di nuove opportunità di lavoro. Acconto all’iniziativa, per la quale è prevista a favore del Comune una prima rendicontazione tra sei mesi, abbiamo in animo di promuovere iniziative nelle scuole per informare i bambini e dove possibile realizzando veri e propri workshop”. Quella della produzione dei funghi dai fondi di caffè è una tecnica che ha almeno 25 anni, è nato in Asia da un micologo cinese che ha scoperto che i fondi della moka sono ricchi di fosforo e azoto, ma anche di cellulosa e hanno il Ph adatto. “Noi vendiamo sia il fungo fresco, ad esempio ai ristoranti o a quei clienti che hanno bisogno di grandi quantità, che il kit per la coltivazione domestica. “Diciamo subito, visto che ce lo chiedono tutti, che no, non sanno di caffé. E no, non si possono far crescere i porcini”, ha specificato in ultimo Sangiovanni.




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