GLI AVVOCATI DEL DIAVOLO

(i) – Il Parlamento, organo legislativo dello Stato, è stato spesso e volentieri al centro dell’attenzione dei media per alcuni episodi non troppo lusinghieri, legati ai componenti di tale assise. Tra questi episodi figura senz’altro quello dei c.d. "pianisti", ossia di coloro che, presenti in aula, azionavano, in occasione delle votazioni, il dispositivo di voto anche per conto degli assenti. Quella che era divenuta una vera e propria prassi ha richiesto un intervento finalizzato a garantire la correttezza delle votazioni; la soluzione alla quale si è giunti è stata, come noto, quella delle impronte digitali. Da ora in avanti, infatti, il dispositivo di voto di ciascun parlamentare consentirà a questi di votare solo se ‘riconoscerà’ le sue impronte digitali, sempre che, naturalmente, l’esponente dell’assemblea abbia accettato di fornire dette impronte. E’ bene ricordare, a riguardo, che alcuni parlamentari si sono rifiutati, sdegnati, di sottoporsi a un simile riconoscimento, ritenendolo offensivo per la reputazione del Parlamento. In effetti, la soluzione escogitata per evitare il fenomeno dei ‘pianisti’ non appare ispirata ad un’alta considerazione di coloro che partecipano all’assemblea legislativa; tuttavia, è un dato di fatto che i nostri parlamentari hanno fatto davvero poco per meritare la fiducia dei cittadini. Tutti quanti ricorderemo le immagini, amaramente comiche, di deputati che votavano per decine di colleghi assenti, rendendosi protagonisti di vere e proprie acrobazie per esprimere quanti più voti possibile in tempo utile.
Da quando i ‘pianisti’ erano balzati all’attenzione della cronaca, però, nulla si era fatto per contrastare tale deprecabile prassi; ben venga, allora, oggi, una regolamentazione che, alla luce del malcostume generale, garantisca la correttezza del voto in Parlamento, salvaguardando, se ciò è ancora possibile, anche l’onore e la reputazione di coloro che, tra i banchi di Montecitorio, troppo spesso dimenticano l’alta funzione che sono chiamati a svolgere.
Giovanni e Alessandro Gentile