Napoli – Le Acli di Napoli: “50mila migranti irregolari in Campania, necessaria regolarizzazione per supportare agricoltura e servizi di cura. De Luca intervenga”

 

In Campania sono tra i 40mila ed i 50mila e sono indispensabili in un settore strategico per l’economia regionale come l’agricoltura, ma anche nelle attività di cura a minori, anziani e disabili. Sono i migranti irregolari che oggi svolgono attività fondamentali a sostegno delle persone ma che sono “invisibili” e che, invece, meritano tutela. Per questo motivo le Acli di Napoli, chiedono una sanatoria generalizzata, una riforma complessiva delle norme che disciplinano i flussi di ingresso per lavoro nel nostro paese ed una rimodulazione del sistema dei livelli di protezione internazionale, con il superamento dei cosiddetti decreti Salvini, approvato dal primo governo Conte.



“La necessità di regolarizzare i migranti non è tema di oggi e di certo nasce prima dell’emergenza Covid. – si legge in un documento politico approvato dalla presidenza provinciale delle Acli di Napoli – Più semplicemente, questa fase diventa occasione per porre con più forza la questione all’ordine del giorno dell’agenda politica nazionale, se ancora servissero ragioni per doverlo fare. Il governatore De Luca si faccia portatore a Roma di questa necessità per tutta la Campania.”

“L’esigenza di tutelare la salute collettiva è certo prioritaria in questo momento. – prosegue il documento dell’associazione presieduta da Maurizio D’Ago – I migranti irregolari sono soggetti deboli, esposti più di altri alle conseguenze del virus. Ma la questione è più fondamentale e viene prima del virus. In termini generali, non è accettabile la presenza in Italia di mezzo milione di persone alle quali sono negati i diritti fondamentali. Non è sostenibile che un numero così significativo di uomini e di donne sia confinato ai margini della legalità dal nostro sistema di norme e di leggi. Senza tutele, senza diritti, questo popolo di “invisibili” è impiegato nei settori più fragili del mercato del lavoro. Sono braccia sfruttate fino allo sfinimento nelle campagne. Sono badanti nelle nostre case, in quel punto di confine che non è più lungo il perimetro, nelle zone di contatto, ma emerge al centro della nostra vita quotidiana. “

“In termini più generali la questione di fondo resta sempre la stessa – conclude i documento delle Acli di Napoli – la fondamentale distinzione tra la persona umana e la condizione giuridica. La necessità cioè di includere i migranti, regolari o irregolari che siano, nel sistema dei diritti e allargare i confini della tutela. In ultima istanza di riconoscere diritti a chi non ha. La realtà dei fatti è che l’immigrazione irregolare è tema assai complesso, frutto di un gioco di mediazione tra spinte contrapposte di natura diversa.

Negli ultimi 15 – 20 anni (e forse più) si sono rafforzati a tutti i livelli i controlli alle frontiere, eppure, nonostante questo, tali misure si sono dimostrate sostanzialmente inefficaci per effetto di fattori di diversa natura. Sul versante della regolazione politica, le restrizioni alla mobilità del lavoro che di fatto hanno prodotto irregolarità anziché contenerla. Sul versante economico, il fabbisogno da parte dei mercati di manodopera a basso costo e altamente flessibile. E’ giunto il momento di fare un passo avanti, è giusto il momento di garantire diritti universali. Non c’è occasione maggiormente propizia, non c’è più tempo da perdere.”