Jazz – rock napoletano

(a) per gli abbonati o in edicola – Torre del Greco – Creatività, tecnica e ricerca sono le carte vincenti di un jazzista che vive all’ombra del Vesuvio.
Antonio Onorato ha il merito di aver coniato una nuova corrente musicale denominata jazz rock napoletano che fonde gli stilemi della tradizione culturale artistica napoletana con un sound afro-americano, cioè con il jazz.
Grazie agli studi di etnomusicologia, ha approfondito la musica folcloristica del Mediterraneo, fino ad avvicinarsi alla musica brasiliana, africana, e, in modo particolare, alla musica degli indiani nativi d’America.
La musica dell’artista nato ad Aquilonia in provincia di Avellino, e vissuto a Torre del Greco, è giunta nelle zone più critiche del mondo, a stretto contatto con un’umanità falciata dal dolore. A Baghdad e a Nassyria la sua musica ha abbattuto ogni barriera linguistica e culturale, dialogando con la sofferenza fisica.
Ad onor del merito, nel 2005, Onorato, insieme a Marco Zurzolo si è esibito al Blue Note di New York, tempio del jazz, quale principale esponente del jazz napoletano.
Ha realizzato colonne sonore per il cinema e la tv e ha collaborato con il famoso chitarrista brasiliano Toninho Horta e con Franco Cerri.
La produzione discografica è di tutto rispetto, con l’incisione di 18 CD ai quali vanno aggiunti altri due di prossima uscita.
Complice del suo talento la Breath Guitar, la chitarra a fiato prodotta dalla Yamaha. Senza tema di smentita, Onorato è l’unico artista al mondo che da oltre 15 anni suona questo sorprendente strumento musicale.

Che cos’è la Breath Guitar?
È uno strumento che offre delle strade inconsuete. Ho ideato una tecnica personale e ho raggiunto ragguardevoli risultati. Si tratta di uno strumento che emette qualsiasi tipo suono. Si utilizzano gli expander, cioè dei generatori di suoni che, oltre ad imitare strumenti già esistenti, producono nuove sonorità.
La tecnica chitarristica da sola non basta, per controllare i generatori di suono occorrono abilità, creatività e originalità.

I fermenti artistici napoletani si mescolano, da sempre, con le culture di altri popoli, dando alla luce contaminazioni originali. Perché accade questo processo proprio nella città di Napoli?
Napoli assorbe le tante culture rigenerandole in quella napoletanità che gli è universalmente riconosciuta. Una contaminazione che arricchisce, senza smentire, la straordinaria capacità degli artisti partenopei di mescolare suoni, voci, ritmi urbani, sensazioni comuni.

Quando ha iniziato ad interessarsi di musica?
Ho iniziato a suonare la chitarra all’età di sei anni. Mio padre – appassionato di musica – mi ha insegnato i primi accordi sulla chitarra. Negli anni ’70, la musica dei Beatles, dei Led Zeppelin, dei Rolling Stones e, in particolare, di Jimmy Hendrix ha caratterizzato le mie giornate d’ascolto. In quegli anni c’è stato un fermento d’innovazione e si è creduto in un mondo migliore.
Un giorno, ancora adolescente, ho scoperto il jazz di Charlie Parker. Da allora non ho più smesso di fare musica jazz.

Che cos’è il jazz?
Il jazz è un filone musicale legato alla creatività. Nasce al momento e può anche non seguire nessun canovaccio, così come avviene per il free-jazz. Si improvvisa, insomma. E’ in questo modo che inizia una discussione tra musicisti. In realtà, è una composizione in tempo reale! Le altre musiche seguono schemi più precisi. Fanno riferimento, cioè, ad esatte strutture.

Chi è stato il suo maestro di musica?
Il mio unico maestro di chitarra è Eddy Palermo, famoso chitarrista di jazz.

Quali sono i suoi prossimi progetti?
Dopo l’estate uscirà un lavoro discografico sui nativi americani. Un CD che ho realizzato con Enzo De Caro che, con la sua voce profonda, arricchisce l’opera, recitando i testi che ho musicato.
Poi uscirà un nuovo CD intitolato Emmanuel per l’etichetta discografica Wide Sound. Qui c’è un brano di Michel Colombier, compositore francese e autore di Emmanuel. Un brano che ho rivisitato, facendone una mia versione.
Farò anche un live nel prossimo autunno.

Lei attinge ispirazioni, energie positive ogniqualvolta si reca negli States. Che cosa le offre in più questo paese?
Quando vado in Nord America attingo energia, mi si apre la mente. Negli States non c’è stagnazione culturale, né decadenza. In Italia, al contrario, avverto un pesante decadentismo, sembra un ritorno al passato con l’avvento di un nuovo medioevo.
In Africa, poi, ci sono più stimoli che in alcuni paesi cosiddetti “civili”. Essendo in via di sviluppo, in questi posti si riscontrano fermenti evolutivi “in progress”, che definirei come un nuovo rinascimento, così come avvenne negli anni ’70, quando si parlava di rinnovamento.

Peppe Lanzetta, noto drammaturgo, attore e regista, così racconta la musica di Onorato: “La chitarra di Antonio Onorato, spazza via anche la pioggia, rompe la musica della noia di gennaio e accarezza il volto di un bambino come solo una madre riesce a fare.”

Per contatti ao@antonioonorato.com

Rossella Saluzzo

Articolo già pubblicato sull’edizione cartacea de La Torre 1905 in edicola il 23 settembre 2009