Parola al progettista il Maestro Ciro Adrian Ciavolino
Nell’intesa di un mio progetto per il Carro Trionfale dell’Immacolata son partito consumando un lungo tragitto di provini: in particolare sulla esaltazione della figura del Beato Vincenzo Romano che avrebbe costituito, con la posizione di preghiera, la sua devozione alla Vergine Immacolata. Celebriamo quest’anno i cinquant’ anni Ciro-Adrinan-Ciavolino-Progetto-Carro-Trionfale-2013della Beatificazione del nostro Preposito Curato. Con incontri continui col Parroco Mons. Giosuè Lombardo si cercava il guizzo di una idea intorno alla quale costruire una storia sacra. Mettendo su carta i primi schizzi, mi ero accorto di cadere nell’ovvio, come può accadere all’artista solitario che non cerca e non ascolta voci di conoscenza: sarei rimasto ancorato al solito necessario castelletto centrale atto a fare da piedistallo e contenitore della Vergine con la necessità di celare lo scivolo per la discesa e salita dell’immagine, il nucleo centralizzato del castelletto finiva con l’essere strumento. E’ allora sorta l’idea che esso dovesse essere non solo un mezzo ma “qualcosa che rappresentasse qualcosa”, essere insomma per se stesso una rappresentazione, e il dove, il come e il perché del culto nostro per l’Immacolata, cioè indicare una triade di riferimenti: la nostra città, il Beato nostro intercessore e un evento naturale.

Nel 1794 il Beato aveva 43 anni, l’eruzione del Vesuvio ci aveva travolti, con molta parte della città era caduta nel fuoco la nostra chiesa madre. Il giovane Vincenzo Romano non si perse d’animo, pensò: “Ricostruirò questa chiesa più bella e più grande di prima”. Qualcuno gli ricordava che questa, partendo la riedificazione, potesse essere troppo ampia per il nostro popolo in parte disperso. Il nostro Preposito Curato disse, come si narra, che essa si sarebbe riempita tutta di fedeli, come oggi vediamo. Affiorando così queste idee, tra visite all’Immacolata e alla Casa del Beato, perché fosse più pregnante l’ispirazione, m’è giunta un’eco di fede sui nostri primi passi. Si sono affacciati nel percorso mentale e sulla carta, con la Vergine Immacolata, il Beato Vincenzo Romano, l’eruzione del Vesuvio, una data, la nuova basilica, le peregrinazioni per altre chiese, il fuoco, gli angeli. Insomma ne veniva un racconto: gli elementi del Carro sarebbero stati, ancorché necessari supporti costruttivi, figurazioni che avrebbero raccontato la città e le sue vicende. Aspiro ad un Carro luminoso: l’Immacolata è luce, salvezza, purezza, fonte di grazia, e quindi ad una nobile rappresentazione di un titolo straordinario: Ave, Allegrezza della nostra Patria.

Ciro Adrian Ciavolino

Tutti gli artisti per la realizzazione dell’opera
Giacomo Fiorentinoe Donato Frulio per le sculture.
Luigi Ascione per la costruzione del modello della Basilica.
Cira e Rosaria Amato per la confezione dei gigli.
Giovanna Accardo e Salvatore Di Lecce per le quattro chiese praticate dal Beato.
Pasquale D’Orsi per il corredo fotografico.
Riccardo Lamberti per la realizzazione.

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 11 dicembre 2013