Pensieri liberi. Il pubblico (pagante!) che assiste ad una qualsiasi manifestazione ha tutto il diritto di esprimere il proprio dissenso, qualora lo spettacolo offertogli risulti di scarso gradimento. Naturalmente, il dissenso non deve travalicare i limiti della decenza, del garbo, della buona educazione. Ciò vale anche per coloro i quali, da una vita, hanno deciso di trascorrere le loro domeniche (ma, oggi, capita spesso pure in altri giorni della settimana) seguendo le evoluzioni di undici giovanotti che, su un prato verde, si mettono a correre dietro ad un pallone, nel tentativo di scaraventarlo al di là di una rete tenuta in piedi da due pali e da una traversa. Ecco, semplificando e banalizzando, che cos’è, nella sua essenza il gioco del calcio. Detto questo, appare assurdo pensare che, per la passione legata a questo “divertimento”, si possa trascendere al punto tale da diventare violenti, insofferenti, capaci persino di causare danni a quelli che tifano per gli altri, gli avversari nella contesa di quel benedetto pallone!

Spesso, però, la contestazione non ha come obiettivo i ‘rivali’, sempre calcisticamente parlando. ma prende di mira i propri calciatori, l’allenatore, i dirigenti e la ‘proprietà’ del club per il quale si tifa. Sta accadendo, negli ultimi tempi, al Napoli. Molti tifosi, (o pseudotali!), e anche una discreta parte di quelli che appartengono alla cosiddetta “carta stampata”, stanno contestando, con vigore e determinazione i colori azzurri. Se è vero quello che abbiamo sostenuto poco fa (chi paga, ha il diritto di contestare, così come è sacrosanto il rispetto di tutte le opinioni, siano esse espresse da giornalisti o da qualsiasi altra persona!), qual è il problema? Non esiste problema, ci mancherebbe!Però, è legittimo chiedersi, per amore dell’obiettività: la protesta è fondata? Prima di rispondere alla domanda, cerchiamo – sinteticamente – di ‘centrare’ i termini della questione.

Secondo molti, la stagione calcistica che s’avvia alla sua conclusione, per il Napoli, è stata fallimentare. Ci riserviamo , in ultimo, di esprimere la nostra opinione in merito. Analizziamo, uno per uno, i ‘soggetti’ messi sotto accusa. In primis, i giocatori: vanno contestati? A nostro avviso, pur riconoscendo che in alcune partite non hanno dato il massimo, raramente li abbiamo visti uscire dal campo con la maglietta non intrisa di sudore (a proposito di magliette, è inaccettabile che i napoletani presenti a Frosinone abbiano ‘rigettato’ la maglia che Callejon aveva loro donato, in segno di giubilo per la vittoria conquistata sul campo!). Per molti di essi esistono dei limiti oggettivi; nel Napoli – tranne Koulibaly- non vi sono top-players! Passando all’allenatore, pur essendo Ancelotti incorso qualche volta in errori (solo chi non opera, non sbaglia!), bisogna considerare che ha lavorato con una rosa preesistente al suo ingaggio… Crediamo abbia diritto ad una ‘prova di appello’, con una squadra che, ci auguriamo, venga rafforzata e completata secondo i suoi desiderata con la prossima campagna acquisti. Per quello che concerne società e presidente (la prima, nella sostanza, coincide col secondo), c’ è poco da discutere: De Laurentiis è un imprenditore, non è un tifoso; dalla sua attività pretende il massimo degli utili. Ancora, per quest’anno, ‘zero titoli’? Fino a quando in Italia vi sarà il dominio, a tutti i livelli, della Juventus, riteniamo estremamente improbabile che il Napoli, come qualsiasi altra squadra “normale”, possa soppiantarla al vertice.

E allora, stagione fallimentare, quella del Napoli? In tutta onestà, riteniamo che la conferma (probabilissima!) della piazza d’onore in campionato, la certezza, ora anche aritmetica, della partecipazione alla prossima Champions non siano risultati per i quali si possa considerare non soddisfacente la stagione calcistica che sta per esaurirsi. E’ chiaro che il tifoso vorrebbe di più, farebbe carte false pur di vedere realizzati i propri sogni di gloria. Non è stato possibile quest’anno? Bene, questo non significa che il futuro non possa riservarci delle piacevoli sorprese!
Ernesto Pucciarelli