Una buona affluenza all’incontro che a Palazzo Baronale ha visto partecipare molti illustri ospiti
Mercoledì 13 novembre alle ore 18.30 si è tenuto nella sala stampa di Palazzo Baronale l’incontro “Uno sguardo sull’immigrazione” organizzato dai GD di Torre del Greco con l’intento di aprire una finestra di dialogo con il mondo degli stranieri che vivono nella nostra città. La sala era quasi tutta piena con una grande GD-Immgrazione-Conferenzapartecipazione delle autorità politiche e anche di molti cittadini interessati alla questione.

La prima ad intervenire è stata l’Assessore Claudia Sacco che ha ricordato l’incontro mensile sul tema dell’immigrazione che è già presente ed attivo presso la sede comunale e che però, a differenza dei tavoli di concertazione riguardati gli altri temi altrettanto importanti, conta sempre pochissimi partecipanti, e precisa poi che la crisi che porta anche i nostri concittadini a vivere con problemi e disagi non può essere una scusa per trascurare quest’altra grande fetta di popolazione che sempre in Torre è risiedente. Ella ha spiegato come a causa della lentezza della burocrazia i fondi che annualmente vengono destinati dall’Europa per questo tema potranno essere utilizzati per il solo mese di dicembre e che si tratta di 10.000 € da destinarsi per due punti principali: la formazione linguistica ed il supporto socio-sanitario. Il bando per la gestione di questi fondi da parte delle associazioni di volontariato, che dovranno soddisfare alcuni requisiti fondamentali e selettivi, verrà pubblicato a breve.

Si è entrato poi nel vero e proprio dibattito con Domenico Colantuono che ha presentato l’argomento e gli ospiti, e che leggendo la relazione dell’Ispettorato sugli immigrati Italiani negli Stati Uniti del 1912 ha ricordato a tutti i presenti come i pregiudizi sullo straniero siano sempre gli stessi da un secolo ed in tutto il mondo.

Gianluca Gatta, professore di antropologia dello sviluppo all’università degli studi di Napoli “L’Orientale”, ha poi teso il filo del discorso, passando per pochi ma essenziali punti principali ed accendendo così un dibattito attivo in aula. Sarebbe riduttivo provare a raccontare il suo intervento, ma dicendoci che l’immigrazione è un evento naturale dei popoli da sempre esistito, che la nostra visione è viziata prima di tutto dal linguaggio con il quale ci esprimiamo indicandoli come invasori, bambini o minorati bisognosi di aiuto, dicendoci che a pensarci bene nessuno ha mai ascoltato la loro voce ma sono sempre persone dal nostro lato a descrivercele senza che loro possano esprimersi, e che dietro tutto questo ci sono ovviamente interessi ben precisi, ha a dir poco spalancato gli occhi ed acceso una lampadina in ognuno dei presenti che probabilmente, prima di parlare del “problema” dovrebbero capire che tale non è, ma tale viene soltanto descritto, In particolare ci ha ricordato che oltre alla dimensione della necessità, gli immigrati che partono in condizioni pietose dai loro paesi in situazione di invivibilità coltivano al loro interno un desiderio, un sogno di migliorarsi e un riscatto sociale che taglia le gambe all’immaginario dell’immigrato delinquente e quasi animale, non umano come noi.

Ad accompagnarlo, la ricercatrice Caterina Miele, dottore di ricerca in antropologia culturale, si è soffermata sulla questione dei rom, che essendo presenti di li a poco si sarebbero espressi. Prima di tutto affonda sul binomio quasi inscindibile nel nostro immaginario, quello di campo rom. La nostra convinzione che il rom viva nel campo per scelta culturale va assolutamente sfatata e motivata anzi dalla necessità dell’accontentarsi. Ha spiegato come la loro cultura sicuramente non sta agli antipodi della nostra, di come questi campi praticamente risultino soltanto dei ghetti in perfetto stile nazista, lontani dalle città quasi all’insaputa dei più, e che in realtà da quando sono scomparsi i mestieri itineranti come giostrai e circensi, si fosse soltanto creata la necessità di avere degli spazi in cui fermare le carovane, spazi che furono adibiti soltanto alla metà degli anni ’70 grazie all’attività di Opera Nomadi e ideati come provvisori. Da allora però i campi ghetto continuano ad essere una realtà ed il costo della loro gestione raggiunge picchi di 500€ a famiglia, secondo uno studio compiuto sulle città di Napoli, Roma e Milano con gli atti comunali alla mano.Ci ha raccontato inoltre delle infrastrutture “ufficiali” e di quelle abusive nella zona di Napoli, e di alcuni eventi importanti che hanno caratterizzato la storia di questi.

Lella Fuoco, Presidente dell’Associazione Solo Donne Rosanna, accompagnata da quattro esponente del campo Rom di Torre del Greco, ha poi provato a spiegare la situazione della nostra città nel concreto, dando anche voce ai suoi amici romeni, perché è proprio una relazione di amicizia quella che ha instaurato con loro, amici e vicini di casa, poiché la sede dell’associazione è vicina al campo. Loro hanno una forte volontà di interagire con noi, mandano i propri figli a scuola perché vogliono che un giorno siano integrati in questa città e sono attenti all’igiene per quanto i mezzi che hanno a disposizione glie lo permettano, raccontano di come si viva male in Romania, con stipendi di 200 euro al mese, e di quanto si trovino qui, dove vivono alla giornata guadagnandosi soldi con piccoli ma onesti lavori. L’interazione con loro in aula è stata possibile anche grazie a Marco Manna, esponente del Movimento 5 stelle che conosce bene la loro lingua e la loro cultura in quanto ha viaggiato molto nell’est europeo e li conosce anche personalmente.

Conclude il quadro l’intervento dell’Assessore Antonio Boschetti, il quale asserisce che nonostante manchino gli strumenti e ci sia possibilità di creare conflitto tra la popolazione locale per l’investimento e l’attivazione verso la problematica dei rom, bisogna prendersi questa responsabilità e garantire a loro, che sono comunque cittadini torresi, trasporto, mensa ed igiene. E dopo di lui quello del Consigliere Massimo Meo che indica il campo come un confine mentale dentro il quale noi nemmeno immaginiamo cosa accada, un confine che quasi fa perdere autorità all’amministrazione e che non deve esistere. Per loro come per tutti gli altri cittadini deve esistere un servizio di raccolta rifiuti ed un pattugliamento delle forze dell’ordine presso le loro zone. Infine è necessario un appuntamento calendarizzato mirato a capire le loro problematiche nel quotidiano, un “tavolo dell’integrazione permanente” che miri prima di tutto ad informare l’amministrazione che molte volte ignora, nel significato proprio della parola, la situazione.

“L’ integrazione non deve essere un metro per differenziare, ma un qualcosa di reciproco che parte proprio da chi ospita”

Luca Marino