Torre del Greco – C’è un comizio di Beppe Grillo e Luigi Di Maio che è finito all’attenzione della Procura di Milano. È questo il cuore dell’inchiesta per traffico di influenze illecite che vede indagati il fondatore del Movimento cinque stelle e l’armatore Vincenzo Onorato.

 

Infatti il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, la pm Cristiana Roveda e gli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza hanno trovato qualcosa di diverso dalla semplice attività di promozione online nel rapporto commerciale tra i due personaggi sotto inchiesta. Il contratto con la Beppe Grillo Srl da 120.000 euro più Iva l’anno viene firmato dalla compagnia Moby di Onorato l’1 marzo 2018, tre giorni prima delle elezioni politiche del 4 marzo, che vedrà trionfare il movimento, ma anche sedici giorni dopo che l’ex comico si era recato, insieme con Di Maio, in quel momento capo politico dei pentastellati, a Torre del Greco per un comizio particolarmente concitato organizzato dall’associazione Marittimi per il futuro presieduta da Vincenzo Accardo, dipendente proprio di Onorato nella Tirrenia.



Proprio Accardo fece sapere all’uditorio in estasi che Luigino era stato l’unico candidato premier ad accettare il loro invito. Il sodalizio, che ha 3.000 iscritti, è una fucina di lavoratori dell’armatore napoletano, ma in quel caso si trasformò tra applausi scroscianti e promesse di voti in un bacino elettorale per i 5 stelle che a Torre del Greco trionfarono con il 54,4 per cento delle preferenze.

 

Grillo dal palco aveva scaldato i cuori dei presenti, tutti italiani e tutti naviganti, promettendo di sbloccare la legge che garantiva sgravi fiscali agli armatori che avessero assunto personale comunitario.

 

La sera del 12 febbraio 2018 il garante esordisce così: «Quando un armatore di qua, napoletano, mi ha detto che gli armatori sono esentasse, io sono rimasto Ho chiesto un po’ in giro, nessuno sapeva questa notizia».

 

Poi prosegue sposando di fatto la tesi di Onorato: «C’era una legge fatta da uno del Pd, Cociancich, ha fatto anche una legge buona diciamo, però poi alla fine delegava l’Europa. E poi Delrio l’ha bloccata».

«Una schifezza» per dirla con l’armatore. Ma il collegamento tra contratto, comizio e promessa di sbloccare la legge non è sfuggita agli inquirenti che nelle chat hanno trovato riferimenti a questo tema. In particolare alla ricerca di «un ponte» con l’Europa che permettesse di rendere digeribile per Bruxelles una norma che inizialmente discriminava tutti i lavoratori non italiani e che era quindi a rischio di infrazione. Adesso gli inquirenti sono interessati a capire, anche grazie al materiale sequestrato a cinque stretti collaboratori (non indagati) di Onorato, Grillo e Davide Casaleggio, se questi pontieri siano stati trovati e se abbiano garantito passi in avanti.

 

Nel 2020 probabilmente questo non era ancora accaduto, visto che un’organizzazione sindacale dei marittimi, la Cisal, si era così lamentata: «Purtroppo a distanza di 2 anni dalla sua applicazione, questa legge (la Cociancich, ndr) giace nei meandri della Unione europea, per espressa volontà della stessa Confitarma (la confederazione degli armatori italiani, ndr) supportata dall’allora ministro dei Trasporti Delrio».L’avvocato Cociancich nel 2018 non è stato rieletto in Parlamento ed è diventato uno degli animatori dei comitati che hanno sostenuto la nascita di Italia viva. Nell’entourage di Onorato se lo ricordano a una manifestazione romana di Marittimi per il futuro organizzata sotto la sede di Confitarma per sostenere la sua legge.

Ma, dalle chat, emerge soprattutto il ruolo di lobbista-avvocato al fianco di Onorato di un altro ex collega di partito di Cociancich, quell’Ernesto Carbone passato alla storia per il suo «ciaone» agli avversari di Renzi. Prima delle elezioni del 2018 la Moby gli ha versato 50.000 euro come contributo e alle riunioni dell’hotel Excelsior, quartier generale romano di Onorato, era una presenza fissa. Nei messaggi depositati agli atti emerge per l’assiduità con cui ha seguito l’approvazione della Cociancich e, come già rivelato dalla Verità, fosse stato il mediatore tra Matteo Renzi e Onorato per la firma di un accordo commerciale che avrebbe dovuto portare il fu Rottamatore a trovare investitori per l’armatore in crisi.

I cellulari raccontano che l’ideatore di Mascalzone latino, che aveva imbarcato anche Massimo D’Alema, le ha tentate tutte con il suo partito di riferimento, il Pci-Pds-Ds-Pd, prima di ammainare la bandiera e puntare sui 5 stelle, a partire dal comizio del febbraio 2018, quando era già abbastanza chiaro che il Pd avrebbe lasciato lo scettro ai 5 stelle.

 

Ma torniamo ai contratti del 2018. Quello con la Beppe Grillo Srl, come detto, parte dopo il comizio e prima delle elezioni, una specie di professione di fede. Quello con la Casaleggio associati arriva invece il 7 giugno, esattamente sei giorni dopo l’insediamento del primo governo a guida 5 stelle, il Conte 1. Che aveva come ministro delle Infrastrutture e trasporti un grillino doc come Danilo Toninelli.

La Procura evidenzia la «genericità delle cause» di questi accordi. Il contratto con Grillo, 10.000 euro più Iva al mese per un anno, tacitamente rinnovabile, garantiva a Moby uno «Sky Banner 300×500 (pixel, ndr)» la cui « grafica» avrebbe potuto «essere modificata per non più di 2 volte al mese» e che avrebbe dovuto essere utilizzato «per inserimenti pubblicitari». Il numero non viene, però, indicato. Inoltre il contratto, composte da sole 4 pagine (non firmate dalla società di Grillo nella copia in nostro possesso), prevedeva, «su richiesta di Moby, l’inserimento sul Blog, per un determinato periodo di tempo, di contenuti redazionali, sino ad un massimo di 1 al mese».

Anche in questo caso quantità e durata dei contenuti non vengono specificati. Più articolato il contratto tra la Moby e la Casaleggio associati, che nelle prime 13 pagine contiene la descrizione del progetto da realizzare, che, guarda caso, ha al centro la questione affrontata a Torre del Greco, ovvero la «stesura di un piano strategico e la gestione di tutte le iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica e gli stakeholder del settore marittimo sulla tematica della limitazione dei benefici fiscali del Registro internazionale alle sole navi che imbarcano equipaggi italiani o comunitari». Obiettivo da raggiungere sensibilizzando «le istituzioni sul tema dei marittimi» e raggiungendo «una community di riferimento di 1 milione di persone». Il piano si articolava in tre fasi. Durata prevista tre anni: dal 7 giugno 2018 allo stesso giorno del 2021, per 600.000 euro ogni 12 mesi Iva esclusa, di cui 150.000 di acconto, seguiti da 50.000 euro al mese fino a marzo 2021.

Totale della parte fissa: 1,8 milioni di euro, a cui andava aggiunto un «goal fee» da 250.000 euro se gli obiettivi del contratto fossero stati raggiunti entro 12 mesi o di 150.000 se entro 2 anni. Al progetto al centro del contratto si affiancavano eventuali costi delle campagne pubblicitaria online e non che andavano «via via definiti di comune accordo con il cliente e previa sua autorizzazione». L’accordo viene rescisso consensualmente dopo due anni, l’1 marzo 2020, e dopo il pagamento di 1,2 milioni di euro. Siamo alla vigilia del lockdown, ma soprattutto al Mit non siede più un grillino, ma la piddina Paola De Micheli.I due contratti sono citati anche nel documento di «analisi su alcuni fatti di gestione» della Moby redatto per il Tribunale di Milano dalla commercialista Stefania Chiaruttini.

Una professionista già accusata da Onorato di essere «in evidentissimo conflitto di interessi», essendo «contestualmente consulente sia di Tirrenia in amministrazione straordinaria (e quindi del Mise nel contenzioso contro Onorato, ndr) che dell’attestatore del piano di ristrutturazione del gruppo» oltre che «già ampiamente confutata da numerosi pareri pro veritate formulati da primari professionisti indipendenti».

Sta di fatto che nel capitolo del documento sui pagamenti di Moby «verso vari soggetti esterni al gruppo e non classificabili tra le parti correlate», la Chiaruttini elenca spese voluttuarie di ogni tipo (una casa in Sardegna da 2,1 milioni, a pochi chilometri da quella di Grillo, e super car come una Rolls Royce Wraith da 200.000 euro, una Maserati Levante noleggiata -senza riscatto- per 100.000 euro e due Aston Martin da 300.000 euro complessivi) e una serie di pagamenti che vengono collegati alle relazioni con la politica.Tra le spese di lobbying vengono segnalati 10.000 euro devoluti proprio all’associazione «Marittimi per il futuro» di Torre del Greco, quelli del comizio, 50.000 euro all’associazione Fino a prova contraria, la stessa cifra, come detto, a Carbone, 30.000 alla federazione Val di Cornia-Elba del Pd, 10.000 (suddivisi in due tranche) a Fratelli d’Italia, altri 10.000 a Maida Mataloni, definita «mandataria elettorale» della candidata Pd Silvia Velo e 100.000 al comitato Change, riconducibile al presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

Ma la consulenza più costosa, a parte il contratto della Casaleggio associati, è quella pagata a Roberto Mercuri, dal 2016 ad di Fai service, cooperativa che offre servizi a 8.600 aziende associate nella Federazione autotrasportatori italiani, nonché braccio destro dell’ex vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona (ex presidente anche della Fai e presidente di Fai service). Mercuri ha percepito 550.000 euro tra il 2017 e il 2019 per il «supporto tecnico – specialistico legislativo in relazione alle attività con il parlamento, con il governo e con la Commissione europea». Non è chiaro a che titolo. L’unica cosa certa è che la Fai, con le sue migliaia di potenziali clienti, è un «partner privilegiato» di Onorato armatori.

fonte:  Giacomo Amadori François de Tonquédec per “La Verità”