La notizia di un fallimento per un’altra società armatoriale era già nell’aria. Ormai si stava andando avanti come una bomba ad orologeria, pronta a colpire e creare forti danni.
A finire sotto la lente degli inquirenti stavolta è stata la ”De Sena Compagnia di Navigazione Srl”, protagonista di un fallimento che alcuni avevano già intuito e capito mentre altri restavano speranzosi fino alla fine.
Trappola-Soldi-LavoroIl fallimento ha fatto in modo che, nei confronti dei due armatori e relative consorti scattasse il sequestro di beni mobili ed immobili per oltre 2 milioni di euro.
Il decreto di sequestro preventivo di beni mobili ed immobili è stato eseguito dalla Guardia di Finanza ed è stato emesso dal Gip Oplontino: ha riguardato i soci e le relative consorti, coinvolti nella procedura fallimentare della “De Sena Compagnia di Navigazione Srl”.
Ad essere indagati di bancarotta fraudolenta patrimoniale, documentale e di raccolta abusiva del credito, sono i fratelli Vincenzo e Antonio De Sena, titolari della “De Sena Compagnia di Navigazione Srl”, la società era attiva nel settore del trasporto marittimo.
Le indagini condotte hanno consentito, in prima battuta, di ricostruire una serie di operazioni di grave imprudenza che hanno determinato il dissesto finanziario che ha avuto il suo culmine nel 2009 (stesso anno di costituzione) a seguito di un’operazione di acquisto dì una motonave, che non si sarebbe realizzata; durante la breve attività di noleggio la motonave avrebbe subito un’avaria, che ha rappresentato la causa trainante dell’avvio della procedura di liquidazione volontaria. I fratelli De Sena Vincenzo e Antonio, soci della società a responsabilità limitata, in concorso tra loro e con le rispettive consorti, con la fase di insolvenza aziendale in atto e propedeutica al successivo fallimento, culminato nel luglio del 2012 senza il pagamento dei creditori, hanno posto in essere una serie di condotte di trasferimento fraudolento dei beni propri in una società collettore, di nuova costituzione, creata ad hoc, con il preordinato intento di distrarli alla procedura fallimentare, in danno delle ragioni creditorie. Dalle indagini è emerso, altresì, la cosciente sottrazione delle scritture contabili della società agli organi fallimentari, in modo da non poter permettere agli inquirenti la ricostruzione del patrimonio societario e del movimento gestorio degli affari.
Gli inquirenti, inoltre, a conclusione dell’attività investigativa coordinata da questa Procura della Repubblica di Torre Annunizita è emerso un nesso di collegamento con il fallimento della “Dopmar Srl”, di cui gli stessi De Sena erano soci.
Il sequestro preventivo ha riguardato beni mobili ed immobili, principalmente appartamenti, magazzini e terreni, siti nelle province di Napoli, Caserta, Avellino e Olbia-Tempio, per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro.