E’ stato recentemente approvato al Senato il Ddl Falanga che stabilisce i criteri di priorità per gli abbattimenti degli abusi edilizi a livello nazionale. Le Procure dovranno attenersi a dei parametri ben precisi nel programmare gli abbattimenti, dando le seguenti priorità:

1) Gli immobili pericolanti anche se abitanti;
2) quelli in corso di costruzione o comunque non ultimati;
3) quelli, anche occupati abusivamente, utilizzati “per lo svolgimento di attività criminali;
4) quelli che sono nella disponibilità di mafiosi o delle loro famiglie che non siano stati confiscati;
5) gli immobili di “rilevante impatto ambientale o costruiti su area demaniale” o in zone a vincolo idrogeologico, archeologico, paesaggistico;
6) quelli di complessi o villaggi turistici sempre oggetto di lottizzazione abusiva;
7) seconde case;
8) capannoni o manufatti adibiti ad attività produttive di tipo industriale o commerciale;
9) immobili abitati, ma intestati ad altre persone che risiedano altrove;
10) altri immobili non compresi nelle categorie precedenti;
11) le prime e uniche case di famiglie che non hanno altri posti in cui andare a vivere.

Pareri discordati sono stati espressi a riguardo, tra gli altri quello ex sindaco Malinconico, che con un comunicato stampa ha espresso “viva soddisfazione per l’approvazione, avvenuta ieri in Senato, del disegno di legge che stabilisce i criteri di priorità per l’esecuzione degli ordini di abbattimento degli edifici abusivi”. Di tutt’altra natura il commento del presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, che ha dichiarato: “Si è riusciti a fare un enorme danno al paese e alla società civile.
L’ok del Senato al Ddl Falanga che stabilisce criteri di priorità per gli abbattimenti degli abusi, mettendo di fatto una vera e propria camicia di forza alle Procure impedendogli di agire, e la fiducia posta dal Governo sul Dl Imu-Bankitalia che tra le norme prevede la possibilità di sanare gli abusi relativi agli immobili pubblici alienabili, sono due espressioni del medesimo assurdo tentativo di riaprire i termini dell’ultimo condono edilizio sanando tutte quelle situazioni di illegalità diffuse per il Paese”.
Roberto Pedone

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 29 gennaio 2014