Dramma della solitudine a Torre del Greco. Francesco Scala, 48 anni, un tempo operaio metalmeccanico a Reggio Emilia, ha perso tutto dopo la morte della madre, tanto da non poter più pagare l’affitto e per questo è finito in strada, o meglio, in piazza.
Tutti in città lo conoscono, eppure fino ad oggi, nessuno sembra aver capito la sua reale situazione, fatta di stenti e vergogna, quella stessa vergogna che però non lo ha fermato nel chiedere aiuto non gli ha impedito di chiedere aiuto al Comune torrese, senza però ricevere le risposte che si aspettava.
“Mi mancava la mia città – dice Francesco, spiegando il motivo che lo ha spinto tempo fa a lasciare l’Emilia Romagna per far ritorno a casa – e anche mia madre. Ho deciso di tornare, di provare a costruirmi un futuro qui, stando vicino alle persone che mi hanno voluto bene”. Ma purtroppo qui, da noi, la crisi ha colpito più di altre parti. Anche quel poco che c’era, è scomparso: e per Francesco non sono rimaste nemmeno le briciole.
Storie come queste purtroppo se ne contano a centinaia, gente che un tempo viveva con dignità e da un Francesco-Scala-vive-in-strada-2014momento all’altro non ha più niente. Sono i nuovi poveri, gli invisibili che la crisi ha portato a perdere via via il lavoro e quelle poche sostanze risparmiate per una vita intera. Persa la casa, Francesco ha trovato dimora in macchina, ma con l’avvento delle strisce blu, anche questa casa di fortuna le è stata portata via.
“La parcheggiavo qui- parla facendo notare le strisce blu- con l’arrivo della sosta a pagamento è diventato però impossibile, fino al giorno in cui me l’hanno sequestrata”. Persa l’auto decide prima di cercare riparo nei capannoni abbandonati dei cantieri navali e poi di spostarsi nella piazza, sopra una panchina, vicino alla strada dove un tempo abitava con la madre: piazza Luigi Palomba. Qui tutti lo conoscono e tutti cercano in qualche modo di alleviarne il dolore con qualche piccolo gesto caritatevole.
“Qui mi conoscono tutti ho tanti amici che mi aiutano- spiega -. Ecco guardate, il fruttivendolo tiene la mia valigia. Io lo aiuto a chiudere ed aprire ogni giorno. Poi ci sono gli amici del circolo, quelli del bar, che quando possono mi fanno lavorare”. “E’ vero – dice Francesco – la carità mortifica l’uomo, anche se in alcuni casi si è costretti ad accettarla”. “Non sono uno che si tira indietro. Lavorare mi piace e sono pronto a qualsiasi cosa. Ho la forza per ricominciare”. “Ho provato a chiedere aiuto al Comune- afferma- ma purtroppo c’è poco da fare. Io non chiedo molto, vorrei solo un posto dove dormire per andarmi a cercare un lavoro. L’inverno mi fa paura”, sottolinea Francesco stringendosi le braccia attorno al corpo, a simulare il tepore di un abbraccio di una madre in una casa persa da parecchio. La maggior parte delle persone non sa o fa finta di non sapere. Orrori del genere ci ricordano che la sofferenza non è sempre lontana da noi. Non bisogna guardare all’Africa o al cosiddetto Terzo Mondo per trovare storie di disagio estremo.
A volte basterebbe guardarsi intorno, e provare a dare una mano a chi ci è vicino. Inviare un sms per solidarietà e spendere due euro serve a poco, se non si riesce ad offrire un pezzo di pane a chi ne ha bisogno.
Alan