Gli “scissionisti” di maggioranza e i “salvatori” di opposizione a confronto

Torre del Greco – Dopo i colpi di scena dell’ultimo consiglio comunale, che hanno creato non poco scompiglio nelle aule di Palazzo Baronale, si profilano nuovi scenari politici. I protagonisti della maggioranza che hanno abbandonato l’aula in pieno consiglio, e quelli dell’opposizione che hanno salvato il sindaco restando in aula, ci spiegano le motivazioni delle loro decisioni ambigue.
Giovanni Palomba: “Avevo dei problemi familiari. Faccio parte del Popolo della Libertà, faccio parte di questa maggioranza. Sapevo che i numeri per il prosieguo del consiglio c’erano, per questo mi sono allontanato.
Può sembrare una manovra politica, ma non è così”.
Gennaro Granato: “Ci sono delle divergenze, ma tutte risolvibili. Il punto critico è che si è andato avanti con atti amministrativi senza nessun confronto. Abbiamo votato il bilancio senza batter ciglio. Dopo il bilancio doveva esserci questo confronto con il sindaco che non c’è mai stato. Noi quattro assenti al consiglio, siamo tutti sulla stessa linea. Nei prossimi giorni, comunque, ci riuniremo e discuteremo sul da farsi”.
Vincenzo Izzo: ”Io avevo un dolore di pancia. Un semplice problema di salute. Col sindaco va tutto bene, nessuno screzio”.
Felice Gaglione: “Non mi pronuncio”.
Antonio Donadio: “Sono rimasto in aula per la città. All’operato del sindaco va dato continuità, anche perché sarebbe inutile farlo cadere ora, per lasciare, poi, la poltrona ad un commissario. Ad essere danneggiata sarebbe solo la città. La mia è un’opposizione costruttiva”.
Angelo Nocerino: “Sono rimasto in aula perché, d’accordo anche con Meo e Ciavolino, non mi sembrava giusto quel ricatto che i quattro consiglieri hanno fatto al sindaco. Se delle persone, che hanno eletto un sindaco costituendo una maggioranza ferrea, poi si uniscono in un unico gruppo e ad un certo punto vogliono far fuori il ‘capitano’ da loro sostenuto, mi sembra eccessivo. Nella serata del consiglio non si è salvato Ciro Borriello; io e Ciavolino, abbiamo voluto dimostrare che la politica non si regge su fatti personali, ma la politica è politica.
Rivivere le stesse situazioni, non è bello. Sarebbe un deja vue, la stessa situazione creata dalle stesse persone che portarono alla caduta dell’allora sindaco Valerio Ciavolino. Siccome la parola politica, nelle nostre zone, è una parola inusuale, si pensa subito a manovre strane. Quello che successe in aula consiliare è solo un atto politico”.
Massimo Meo: “Siamo rimasti in aula per non permettere al sindaco di essere ostaggio di quattro consiglieri. La nostra è stata una lezione di civiltà politica. Come già detto anche in consiglio, restiamo all’opposizione e invitiamo il sindaco a prendere atto di non avere una maggioranza unita e quindi di dimettersi”.
Valerio Ciavolino: “Sono rimasto in aula per una questione etica e morale. Andava evitato che il sindaco restasse ostaggio della sua maggioranza. A Torre, negli ultimi anni, abbiamo avuto troppi commissari, che a prescindere da chi esso sia, non creano le condizioni adatte per mandare avanti la città. Sono comunque all’opposizione e ribadisco l’invito al sindaco a presentare le dimissioni”.

Tutte le loro dichiarazioni risultano essere inutili, i fatti ci fanno capire ben altro. Se i quattro "salvatori" del sindaco Ciro Borriello non avessero voluto far approvare alcuna delibera – visto che hanno espresso voto contrario – potevano uscire dall’aula, dopo aver esposto le loro motivazioni. Questa vicenda è un altro esempio di mala politica.

Andrea Scala