Torre del Greco- A sinistra niente primarie, niente psicodrammi (per ora). Il candidato è blindato, sigillato e inscatolato: l’attuale sindaco Luigi Mennella, eletto nel maggio del 2023. L’avvocato penalista punta al bis senza rivali interni, forte dell’asse Pd-Movimento 5 Stelle. Le sue truppe sono già schierate: il Nazareno locale, i grillini rimasti fedeli alla linea del “campo largo” e la solita sfilza di civiche pronte a imbarcare i professionisti delle preferenze. L’unico, lontanissimo, rischio è il logoramento da governo cittadino e il “fuoco amico” dei consiglieri scontenti che sotto le ceneri tramano sempre.

Se a sinistra c’è la pace armata, a destra è già “Gomorra” delle poltrone. Fratelli d’Italia vorrebbe dettare legge, Forza Italia frena, quel che resta della Lega e i vannacciani osservano e le liste civiche locali fanno il bello e il cattivo tempo.
Ecco chi scalda i motori: Ciro Borriello, in attesa del tappeto rosso.
A differenza delle passate tornate elettorali, il chirurgo ed ex sindaco cambia radicalmente strategia: stavolta niente fughe in avanti, niente gazebo incendiari o autocandidature dell’ultim’ora. Borriello si è chiuso in un silenzio tattico e sornione. Non farà il primo passo. Aspetta, osserva e vuole essere pregato. L’obiettivo? Farsi invocare dal tavolo di centrodestra come l’unico e inevitabile “salvatore della patria” capace di unire la coalizione. A sostenerlo la sua storica e fedelissima falange elettorale nei quartieri caldi, che per ora resta con le armi al piede in attesa dell’ordine di scuderia. Il suo piano è costringere gli alleati (soprattutto i riottosi di Fdi) a bussare alla sua porta con il cappello in mano quando le trattative sui tavoli provinciali saranno arrivate al punto di rottura.
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Altro giro, altro ex sindaco. Giovanni Palomba osserva il panorama e tesse la tela nell’ombra. Cerca l’appoggio dei delusi dell’attuale amministrazione per presentarsi come il “pacifista” della città.
Attenzione ai radar! Tra i pretendenti della coalizione spunta l’ingegnere ed ex assessore Luigi Mele, sempre più vicino a Fratelli d’Italia, con un passato in Forza Italia e con la Lega. Già una volta ha sfiorato la fascia tricolore. Mele è il jolly che punta a sparigliare le carte. Proverà a sfruttare la scia del brand meloniano per scavalcare i vecchi sindaci e proporsi come la vera novità di governo, nonostante la sua lunga militanza nei palazzi torresi.
Mele non è l’unico che vuole sparigliare le carte nel Centrodestra cittadino. C’è anche l’outsider Luigi Caldarola: la carta comfort. È il nome che serve a sparigliare le carte quando i due big (Borriello e Palomba), probabilmente, si saranno annullati a vicenda nei veti incrociati.
Poi ci sono le spine nel fianco (e il fattore Fdi): Ciavolino e Acampora. Valerio Ciavolino, personaggio eclettico, vecchia conoscenza della politica locale. Ciavolino potrebbe decidere di correre da solo con un polo civico o fare da pivot per una coalizione alternativa. Gode di ottimi rapporti nei salotti napoletani e regionali del centrodestra liberale. Ha la capacità di aggregare molti giovani professionisti stanchi dei vecchi nomi.
Poi, c’è lei: Alessia Acampora: la first lady sul piede di guerra.
Ecco il vero colpo di scena che fa tremare i palazzi. Alessia Acampora è la moglie di Stefano Abilitato, l’uomo che detiene le chiavi della sezione locale di Fratelli d’Italia. Potrebbe puntare su di lei il “clan” locale di Fdi e i quadri provinciali del partito della Meloni, che vogliono capitalizzare il brand nazionale a Torre del Greco. Il sempre più probabile ingresso di Mele in Fdi potrebbe aprire una guerra intestina proprio con la fazione di Abilitato. Se il centrodestra non si piega ai diktat interni, Abilitato potrebbe comunque calare l’asso di famiglia per fare terra bruciata. Alessia Acampora diventerebbe così la candidata identitaria della Fiamma contro tutti, vecchi ex e nuovi arrivati compresi.
La partita è lunga. A Torre del Greco non si vota solo per il sindaco, si vota per capire chi comanda sul territorio. Mennella spera nel suicidio collettivo del centrodestra. E le premesse, a vedere i coltelli già volanti tra l’attendista Borriello, lo stratega Palomba, il neo-meloniano Mele e il blocco storico di Fdi, ci sono tutte. Ah, saperlo…
