Luca e Sara si conoscevano praticamente da sempre, sin dai tempi della scuola per l’infanzia. Quando passarono alle elementari, l’anziana maestra cui vennero affidati dovette arrendersi di fronte alla caparbietà e alla determinazione dei due bambini: vollero sedere nello stesso banco, mano nella mano, e non ci fu verso di vincere la loro ostinazione. Non era facile dividerli, anche fuori della scuola. Luca imparò a giocare con le bambole e Sara, approfittando del taglio dei suoi capelli a caschetto e di un fisico magro e slanciato, partecipava non di rado – e con discreto successo – alle interminabili partite a pallone che Luca organizzava con gli altri maschietti del quartiere.

Anche le famiglie di Luca e di Sara furono coinvolte da questa loro, bellissima, amicizia. Cominciarono a frequentarsi , ad organizzare feste in comune, decisero persino di fare insieme le vacanze estive, nello stesso villaggio turistico. Poi vennero i tempi dell’adolescenza, dei primi palpiti, dei rossori improvvisi, di quelle sensazioni uniche, misteriose ed inesplicabili, che caratterizzano questo periodo difficile ma meraviglioso…

A Luca e a Sara parve quasi scontato scoprire che era nato tra loro un nuovo rapporto che modificava il presedente modo di “stare insieme”. Fu tutto naturale, spontaneo: i due ragazzi continuarono a volersi bene, a non poter fare a meno l’uno dell’altra, a confidarsi i loro segreti più intimi. Dopo la promessa di “eterna amicizia”, si scambiarono quella, altrettanto impegnativa, di “eterno amore”. Certo che adesso Sara aveva tirato fuori un caratterino! Era diventata permalosa, lunatica. ossessionata da qualche grammo in più che diceva essersi attaccato su quel suo corpo che – obiettivamente – continuava, invece, a mantenersi in perfetta forma.

Luca, qualche volta, si spazientiva, non riusciva proprio a seguirla in certi ragionamenti che gli sembrava non avessero né capo né coda; ma poi finiva per assecondarla facendo finta di condividere i “gravi problemi” che angustiavano la sua Sara. Dopo il liceo, la scelta della facoltà universitaria. Luca e Sara, insieme – e come si poteva dubitarne – decisero per Medicina. La mattina, sul “cinquantino” di Luca, le corse all’impazzata, zigzagano pericolosamente nel traffico per non arrivare tardi alle lezioni; dal pomeriggio alla sera, qualche volta fino a notte fonda, sui libri per imparare il funzionamento dei diversi apparati ed i rimedi da attivare quando qualcosa, nella nostra complessa, meravigliosa “macchina” non va più secondo il verso giusto.

E, nei momenti di libertà, la giusta concessione alle esigenze del loro amore, sempre vivo, sempre sincero, sempre più forte. E’ un giovedì mattina, ore nove, sala di anatomia. Luca e Sara stanno seguendo la lezione, per la verità un tantino noiosa, tenuta da un anziano professore la cui voce leggermente tremula a stento si sente in quell’aula dalle volte che si proiettano, ardite, verso il cielo.
Luca è distratto, si gira, si guarda intorno… e resta come folgorato. Dietro di lui, due occhi verdi, grandi e profondi come il mare! Una cascata di capelli corvini incorniciano un volto che sembra di porcellana. Poco più tardi, all’uscita dall’aula, il giovane scopre che anche “tutto il resto”, quello che il banco nel quale era seduta la ragazza gli nascondeva, era veramente a posto! La bruna dagli occhi di smeraldo aveva un fisico statuario ed incedeva come una regina, consapevole del suo fascino. Sara si accorge che il suo Luca è come in estasi e guarda con insistenza nella direzione di quella ragazza.
“E allora?” gli dice adirata.
“Allora, cosa?” le fa Luca, con aria imbambolata.
“Mi pare che tu stia esagerando: te la stai “mangiando” con gli occhi, quella!”
“Ma quella, chi? Sara cosa ti salta in mente. Ero solo distratto, stavo pensando agli appunti della lezione che mi sembra di aver preso in modo sbagliato…”
“E ti credo! Non hai fatto altro che girarti indietro, in aula… E adesso capisco il perché”
“Ma Sara…”
“Smettila, Luca! Ti credevo diverso,,, E invece sei come tutti gli altri… Bastano due belle gambe, un vestitino attillato, una “criniera” vaporosa, e il cervello di voi “maschietti” va in tilt!”
Poi gli lancia con stizza il casco che aveva già indossato per salire sul motorino, e scappa via. Luca evita per un pelo che il casco cada per terra. Resta lì impalato, perplesso: non si aspettava quella reazione ‘esagerata’ da parte di Sara.
“Nervosetta, eh! Chi è, la tua ragazza?”
Luca si gira di scatto. Da non crederci! E’ proprio la ragazza dai capelli corvini e dal viso di porcellana che gli sta parlando!
“No, non è la mia ragazza”. mente spudoratamente Luca. “E’ una collega e stavamo discutendo degli appunti di anatomia…”
“Se è per questo, non ti preoccupare… Li ho presi con molta precisione… Ecco, questo è il numero del mio telefonino: se hai bisogno, chiamami. A proposito: io sono Manuela”.
Il ragazzo riesce a malapena a farfugliare “Piacere, Luca”, e poi resta come imbambolato a guardare quella stupenda, quasi irreale, “visione” che se ne va, con il suo incedere elegante e sinuoso.
E’ tutta la sera che Luca se ne tappato nella sua stanza, il cellulare tra le mani. Sara non s’è fatta sentire… Infine si decide… Compone il numero e poco dopo vola sul motorino verso l’indirizzo che gli ha indicato Manuela.
Manuela… Manuela… Manuela… Da quella sera questo è il nome che invoca Luca nei suoi sogni. Sara è soltanto un pallido ricordo, che diventa sempre più debole, evanescente. Gli capita d’incontrarla qualche volta in Facoltà, ma Sara finge di non accorgersi di lui. Sta male, Sara gli manca, ma poi, nelle braccia di Manuela, è tutto dimenticato, Sara non esiste più…
Sono passati più di tre mesi; il “grande amore” tra Luca e Manuela continua ad essere vivificato dalla passione più accesa. Luca deve andare per un paio di giorni fuori città. Un breve distacco, ma il ragazzo, lontano dalla sua Manuela, sta male; e allora affretta i tempi, riesce a concludere prima del previsto il suo impegno e… via, di corsa sull’auto che gli hanno prestato. Manuela non l’aspetta, sarà – per lei – una bella sorpresa.
Arriva nei pressi del portone della casa di Manuela che è già buio. Sta per citofonarle, quando gli sembra di sentire la sua voce dall’interno del palazzo… Sì, è proprio Manuela, e sta ridendo di cuore: ma con chi sta parlando così cordialmente? Luca resta in ascolto, fuori il portone. La voce della ragazza gli giunge con chiarezza.
“E dai, non essere impaziente… Ci conosciamo appena!” sta dicendo la ragazza ad uno sconosciuto, per Luca, interlocutore.
“Ti ho già detto che sono libera… Niente fidanzati o cose di questo genere” continua Manuela. “Certo che mi piaci, e te lo dimostrerò domani sera, dopo cena… Adesso fai il bravo, un bacetto sulla guancia e vai a nanna… Ciao, a domani”.
Luca vorrebbe poter non credere a quello che sta ascoltando. Rimane lì, sul portone, senza parole, incapace di di una qualsiasi reazione. Dopo pochi minuti, ecco uscire dal portone un ragazzo alto, ben vestito, con un sorriso di soddisfazione stampato sul volto. Mentre “lo sconosciuto” apriva il portoncino pedonale, Luca ha intravisto Manuela salire per le scale. Si sente distrutto. Il primo impulso è quello di correrle dietro, per fargliela pagare a quella…
“Ci siamo giurati amore eterno” pensa con amarezza il giovane. “Sì, proprio eterno”: le è bastato un solo giorno per porre fine all’eternità. No, non vale neppure la pena di dirglielo quello che penso di lei! Devo cancellarla al più presto dal mio cuore…Ma forse è giusto che le cose siano andate così…Me lo merito ,per come mi sono comportato con Sara”. Sara! E’ a lei che il pensiero di Luca è corso nel momento della delusione, della sofferenza; ma “la sua Sara”, quella che gli è sempre stata al fianco, in ogni circostanza difficile della sua vita ,la Sara che ha profondamente ferito, Luca sa bene che per lui, oramai, non esiste più!
Ernesto Pucciarelli