La zona rossa si espande: 25 comuni e non più 18
Si è conclusa la prima fase di aggiornamento del Piano nazionale di emergenza dell’area vesuviana, con la definizione della nuova zona rossa: l’area da evacuare prima che abbia inizio un’eruzione vulcanica sul

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Vesuvio. A differenza di quella individuata nel Piano del 2001, la nuova zona rossa comprende i territori di 25 comuni della provincia di Napoli e di Salerno, 7 comuni in più rispetto ai 18 previsti dal Piano del 2001. Lungo è stato il percorso che dal 1995

ad oggi ha portato alla redazione del documento nella forma attuale. Queste le varie tappe: 1991/1993 Istituzioni Commissioni Nazionali sul rischio Vesuvio; 1995 – Emissione Primo Piano di Emergenza; 2011 – Revisione Piano; 2003 Ricostituzione della Commissione Nazionale; 2006 – Esercitazione internazionale Mesimex sul Vesuvio; 2007/2008 – Modifiche introdotte al Piano; 2012 – Il nuovo scenario per il Piano n azionale; 2012 – I livelli di allerta per il nuovo Piano; 2012/2013 – Attività di formazione sul rischio vulcanico nell’area vesuviana. Il Piano è stato redatto un base della definizione di nuovi scenari e livelli di allerta, comportando l’identificazione delle diverse zone a rischio e delle relative strategie operative. Con questi nuovi studi la zona da evacuare include l’area esposta al pericolo di invasione da flussi piroclastici (zona rossa 1) e l’area ad elevato rischio di collassi delle coperture degli edifici per l’accumulo di ceneri vulcaniche e lapilli (zona rossa 2). Per la definizione dello scenario di riferimento, è stata valutata la probabilità di accadimento di diverse tipologie di eruzioni esplosive (Pliniana, sub-Pliniana e stromboliana violenta). Sulla base degli studi statistici, per il Vesuvio risulterebbe più probabile (di poco superiore al 70%) l’evento di minore energia (stromboliana violenta), tuttavia gli esperti hanno ritenuto che lo scenario di riferimento da assumere dovesse essere un’eruzione esplosiva sub-Pliniana (probabilità 30%). Tuttavia, si sottolinea che nonostante sia stato individuato come evento di riferimento un’ eruzione sub-pliniana, allo stato attuale delle conoscenze, qualora si presentassero fenomeni legati ad una probabile riattivazione, non sarebbe possibile stabilire dall’analisi dei precursori di quale tipo sarà l’eventuale eruzione. Questo scenario prevede la formazione di una colonna eruttiva sostenuta alta diversi chilometri; l a caduta di bombe vulcaniche e blocchi nell’immediato intorno del cratere e di particelle di dimensioni minori (ceneri e lapilli) anche a diverse decine di chilometri di distanza; la formazione di flussi piroclastici che scorrerebbero lungo le pendici del vulcano per alcuni chilometri. L’attività sismica potrà precedere l’eruzione e accompagnarne le diverse fasi, causando danni particolarmente gravi agli edifici già appesantiti dal carico dei prodotti emessi nella prima fase dell’eruzione. I livelli di allerta sono quelli già previsti nel Piano del 2001, ovvero un livello base (verde), un livello di attenzione (giallo), un livello di pre-allarme (arancione) e un livello di allarme (rosso). I quattro livelli di allerta scandiscono il tempo che precede una possibile ripresa di attività eruttiva. Attualmente il livello di allerta al Vesuvio è verde, ossia non si registra alcun fenomeno anomalo rispetto all’ordinaria attività che caratterizza da decenni il vulcano. Il passaggio da un livello di allerta al successivo corrisponde alla variazione dei parametri (sismicità, deformazione del suolo, composizione dei gas nelle fumarole, ecc.) ordinariamente monitorati, 24 ore su 24, dal sistema di monitoraggio gestito dall’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv e comporta un aumento progressivo della probabilità di riattivazione eruttiva del vulcano. Di conseguenza si modula la risposta crescente del sistema di protezione civile. Sulla base dello scenario di riferimento e delle aree a diversa pericolosità (rossa, gialla e blu) sono previste differenti misure operative: per la “zona rossa” la strategia operativa generale prevede l’allontanamento preventivo della popolazione prima dell’ini- zio dell’attività eruttiva.

Roberto Pedone

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 27 novembre 2013