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I cartoni animati costituiscono, nella vita di ogni bambino, un aspetto fondamentale senza il quale, la sua, molto probabilmente, non si potrebbe nemmeno definire infanzia. Prima di andare a scuola, dopo pranzo, la sera prima di andare a letto, tutti momenti in cui è un rito sedersi sul divano per guardare un bel cartone animato. Quanti bambini in questo momento stanno desiderando di vestirsi, a Carnevale, dal loro eroe preferito? Si, perchè i cartoni propongono modelli che inevitabilmente vengono seguiti dai più piccoli soprattutto dal punto di vista del comportamento giusto o sbagliato che sia. Ma cosa succede quando i bambini crescono? Hanno ancora bisogno di quella ritualità di cui facevamo cenno? Indubbiamente si.
cartoni-animatiCi sono diversi motivi per cui per un giovane è difficile smettere di identificarsi con il proprio eroe preferito o semplicemente spegnere la TV quando compare la sigla dei Simpson o di Dragon Ball. Secondo un sondaggio condotto nel 2006 dalla FIDAE, federazione istituti di attività educative, circa il 6 4,1% dei ragazzi intervistati predilige i cartoni animati in TV rispetto a tutti gli altri programmi. Ciò che è curioso, inoltre, è che non sono i cartoni animati italiani o quelli prodotti dalla Walt Disney a piacere particolarmente ai ragazzi, quanto quelli giapponesi: gli “anime”.
I ragazzi, infatti, non dimenticheranno mai Dragon Ball, Naruto e i Pokemon,mentre le ragazze continueranno a sognare Mila e Shiro, Kiss me Licia e molto altro. Le motivazioni di questo rapporto perpetuo tra giovani e cartoni animati è forse da ricercasi nel fatto che essi, non solo rappresentano un modo per evadere dalla realtà che magari non piace, ma anche perché, come dicevamo prima, propongono modelli, eroi e idoli verso i quali si è protesi e che ai quali a tutti i costi si vuole assomigliare nella vita quotidiana. L’ipotesi più probabile, invece, è quella secondo la quale tutti siamo legati alla nostra infanzia e accendere la TV, guardare un catone animato che a noi piaceva quando eravamo piccoli è un buon modo per tornare indietro nel tempo, a quando tutto ci sembrava possibile.

Alessia Rivieccio

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 13 novembre 2013