Nei terreni la cui litologia non ha permesso lo sviluppo e l’adattamento di cavità naturali, si sono viceversa prodotti ambienti artificiali: ricoveri, grotte, camminamenti, gallerie. E’ questo il caso di Torre del Greco. Un’attenta attività di campo ha evidenziato un elevata presenza di accessi al sottosuolo. Tali punti sono ubicati, per la maggior parte, nel centro storico della città. Ad oggi sono stati individuati oltre 45 punti di accesso al sottosuolo e non tutti sono stati ancora ispezionati. La città di Torre del Greco dal 1631 ad oggi è stata interessata da varie eruzioni. Una delle più rilevanti è stata quella del 1794, caratterizzata da un fiume di lava che ha attraversato tutta la città lasciando vari segni del suo passaggio nelle distruzioni di vari complessi monumentali. Il Monumento simbolo di questa eruzione è senz’altro il Campanile della Basilica Pontificia di S. Croce che in origine era di tre ordine e che allo stato attuale è di due visto che il primo Percosi-di-Lavaelemento è totalmente inglobato nella colata lavica. Proprio al di sotto della colata lavica del 1794 insistono le cavità sotterranee. La maggior parte degli ingressi sono ubicati in proprietà private e ciò è anche evidente se pensiamo allo scopo per cui venivano realizzate. Si scavava per cercare di realizzare vie di fuga durante il periodo bellico; si scavava per recuperare il lapillo che era ottimo materiale di lavorazione; si scavava per recuperare le piroclastiti che erano utili sia per finalità edili che agricole.

Alcuni di questi siti sono ubicati a 6 metri di profondità, altri a oltre 12. I “Percorsi di Lava” sono un progetto di valorizzazione e promozione del territorio di Torre del Greco ideato e promosso dal Gruppo Archeologico Torrese “G. Novi”. Nel corso degli anni, un’intensa attività di studio ha portato all’individuazione, nel centro storico della Città di Torre del Greco, di numerose cavità e cunicoli sotterranei. Scavate al di sotto della colata lavica del 1794, le cavità e i cunicoli risposero ad una duplice finalità: vennero scavate sia per prelevare le piroclastiti utili per fini edili e sia perchè, i cunicoli, durante la seconda guerra mondiale, funsero da rifugi e permisero, inoltre, di spostarsi da una parte all’altra della città senza essere intercettati. Grazie alla Basilica Pontificia di Santa Croce, nella persona del parroco, che ha creduto nel progetto del G.A.T., oggi è possibile offrire alla città e a tutti i turisti un patrimonio unico nel suo genere. Torre del Greco può essere tranquillamente identificata, nel territorio vesuviano, come la “città dei geositi”. E’ possibile quindi visitare questi percorsi. Per info e dettagli: www.percorsidilava.it – photo Carlo Falanga


Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 27 novembre 2013