“Free Tower”: è questa l’indagine che ha permesso, ieri mattina, agli agenti della Polizia di Stato e alla DDA (Direzione distrettuale antimafia) di eseguire ben cinquantuno ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Napoli.
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L’inchiesta verteva sulle attività del clan Falanga, di Torre del Greco, ed in particolare sul traffico di stupefacenti tra Napoli, Salerno e Caserta.
A finire dietro le sbarre sono stati: Ciro Abruzzese, Salvatore Borriello, Domenico Gaudino, Giuseppe Oligo, Carlo Oliviero, Luigi Vannuccini e Gennaro Zampini e Pasquale Magliulo. Sono, invece, finiti in carcere: An¬gelo Amoretti, Ciro Borriello, Gennaro Busco, Michele Chierchia, Carlo Cirillo, Giuseppe D’amato, Fabio Diamante, Domenico Falanga, Vincenzo Garofalo alias “Fioccnella”, Salvatore Gaudino, Vittorio Imperato, Giovanni Langella, Vittorio Langella, Massimiliano Loffredo, Nunzio Magliulo, Luigi Monaco, Salvatore Monaco, Carmine Oliviero, Vincenzo Paparo, Aniello Pompeo, Barbara Pompeo, Rosa Pompeo, Rosario Porzio, Rosario Ramondo, Maria Sannino, Gennaro Schiraldi, Stefano Tasca, Pasquale Troise, Davide Veneruso, Salvatore Virgi, Loredana Visone, Domenico Vitiello, Giuseppe Vitiello, Giovanni Cascone, Rosa Castiello, Michele Fornito, Salvatore Mennella, Giuseppe Mercedulo, Marianna Sannino, Maria Sartori, Daniele Vitiello.
Il gip ha disposto gli arresti domiciliari per: Carlo Cirillo, Loredana Cuomo, Arturo Di Bisceglie, Simone Di Sauro, Serafino Girardi, Paolo Metitieri, Ivan Molinaro, Mariarca Natalino, Nicola Nunziata ed Elisabetta Sasso.
Fondamentale per l’esito delle indagini è stata la collaborazione dei pentiti eccellenti del clan Falanga, a partire da Domenico Falanga – noto come Mimi, figlio del capoclan Peppe ‘o struscio – Salvatore Gaudino, fratello del reggente Domenico Gaudino, alias uallarella, passando per Aniello Pompeo.
Gli investigatori corallini, guidati dal primo dirigente Paolo Esposito, hanno avuto modo di accertare che l’organizzazione si occupava di diverse tipologie di sostanze stupefacenti, attraverso una fitta rete di canali che arrivava fino alle province di Salerno e Caserta. Secondo quanto riferisce il procuratore aggiunto della Repubblica, Giuseppe Borrelli, l’inchiesta denominata “free Tower” ha permesso di accertare l’esistenza di una complessa organizzazione dedita al traffico e allo smercio di sostanze stupefacenti gestita da esponenti di rilievo della cosca operante a Torre del Greco.