Può succedere che le parole tradiscano il pensiero, che vadano oltre… A volte capita di lasciarsi andare ad affermazioni che non corrispondono al nostro reale intendimento… Certo, se l’incidente di percorso si verifica durante una cenetta tra amici, mentre si sta sorbendo un piacevole vinello, oppure in famiglia, il problema non sussiste, o perlomeno è di scarsa rilevanza. Se, viceversa, l’espressione infelice sfugge ad un personaggio pubblico, e non in “camera caritatis”, ma nel corso di una conferenza, di un’intervista, di un dibattito, in questo caso i termini del discorso cambiano, eccome cambiano! Per un ministro appena insediato, poi, il ‘lapsus’ può risultare addirittura letale per la sua immagine! Il neo ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, leghista, inoltre, non è nuovo a ‘sortite’ quanto meno discutibili!

“Le Famiglie Arcobaleno (sono così definiti i nuclei familiari costituiti da gay) non esistono” – ha dichiarato il Fontana… Per lui, si può parlare di ‘famiglia’ solo se questa si forma nella maniera canonica, vale a dire se c’è una mamma (di sesso femminile), un papà (maschietto!) e poi può esserci la relativa prole. Mi sembra ovvio: credo che nessuno possa negare che quella appena descritta sia una famiglia che segue gli schemi ai quali, tradizionalmente e storicamente, siamo abituati… Però, le cose cambiano, le società si evolvono, gli standard di valutazione subiscono delle metamorfosi, e non si può ignorarlo, non tenerne conto… Recentemente la ‘sindaca’ (scusate, si usa, ma questo sostantivo, al femminile è veramente orribile!) di Torino, Appendino, “pentastellata”, ha iscritto nei registri dell’anagrafe un bambino, concepito in Danimarca, con due madri! In molte altre città della nostra penisola, questo stesso bambino sarebbe stato registrato come figlio di padre ignoto. Ora, al di là dell’aspetto burocratico-legislativo, (le leggi, devono essere chiare, univoche, su tutto il territorio nazionale) la questione di fondo è un’altra. Possiamo ignorare l’esistenza di queste realtà?
Ce la sentiamo di negare a queste “coppie di fatto” e ai loro bambini il diritto di essere considerati UNA FAMIGLIA? E’ consentito ancora, nel terzo millennio, discriminare le persone sulla scorta delle inclinazioni sessuali, del colore della pelle, del credo religioso, o per altre “diversità”?

Le famiglie arcobaleno… I bambini, pure loro, “multicolorati”… Due madri o due padri… Ma se queste madri, o questi padri, svolgono la loro funzione genitoriale con amore, con dedizione, con senso dell’equilibrio, i loro bambini saranno felici, s’inseriranno nel tessuto sociale senza eccessivi problemi, nonostante possa accadere che qualche insensibile, retrogrado ‘cavernicolo’, (ministro o non!), metta in discussione il loro diritto ad “esserci”!
Forse sarebbe il caso di ricordare a Fontana (e a quanti condividono il suo modo di pensare) la cosiddetta “prova ontologica”, per mezzo della quale i filosofi della Scolastica confutavano le tesi di coloro che mettevano in discussione l’esistenza di Dio.
“Dio non esiste”, affermavano gli atei… Le “Famiglie Arcobaleno non esistono”, secondo il ministro… Ma, sostenevano i filosofi del Medioevo, quello che ha un’essenza nel pensiero, non può non esistere nella realtà. Se penso a qualcosa, se concettualmente riesco a dargli una “forma”, vuol dire che questo “qualcosa” c’è!



Il ministro (Salvini è intervenuto sulle sue dichiarazioni, per smussare le polemiche, perché quanto sostenuto dal Fontana faceva acqua da tutte le parti!) ignora la ‘pluralità’ dei nuovi modelli familiari. La legge Cirinnà (2016) definisce le coppie unitesi civilmente come ‘famiglie’, non conta se non sono ‘etero’, se non sono sposate, o se non hanno figli. Sarebbe interessante sapere che cosa intende, il Fontana, quando parla di ‘famiglia naturale’! Il contrario di ‘naturale’, da vocabolario, è ‘innaturale’; per cui, dovremmo, seguendo il suo filo (il)logico di ragionamento, concludere con lui che tutti coloro che non sono padri o madri, in senso canonico, tradizionale (le eccezioni alla sua regola!) non appartengono alla realtà? E che cosa sono, di grazia, signor ministro? Di quale, ignota, “categoria” fanno parte?
Ernesto Pucciarelli