Ironico e sornione il più anziano collaboratore de La Torre

Chiamare a casa sua e non trovarlo è un vero piacere, verrebbe voglia di insistere un’altra volta e poi ancora un’altra…per non trovarlo.
Non si fraintenda; è per via della sua segreteria telefonica…un vero spasso!
Ironico e sornione, Pippo della Monica, il più anziano (ahilui!) collaboratore de La Torre, sagace editorialista, dalla battuta sempre pronta ma che difficilmente lascia trasparire ciò che pensa veramente. Lo scorso due luglio ha festeggiato i suoi “primi”(sigh!) trent’anni con La Torre.
Professore, trent’anni su cento sono un bel gruzzoletto: congratulazioni o condoglianze?
Bè, un po’ tutti e due
Direttori, menabò, scoop, insomma di “Feste, Sorrisi e Lagrime…” ne hai visti veramente tanti, com’è cominciata questa storia?
L’Avv. Accardo era stato compagno di scuola di mia madre; si conoscevano e dunque proposi di scrivere un pezzo sulla pallacanestro. Poi pensammo ad un’inchiesta sulle radio, ma il tempo passò ed io lasciai correre. Un giorno mi chiama la segretaria dell’Avv. e dice: “Allora, l’inchiesta sulle radio è pronta?
Io me ne ero completamente dimenticato, così mi misi a lavoro e in quattro e quattro otto, la consegnai. Cominciai a collaborare stabilmente e per qualche numero, quando ce ne fu bisogno, presi un po’ le redini della testata .
Ricordo che all’epoca era un trisettimanale e la tempistica, un gran casino.
Cosa ti ha legato al giornale?
Sicuramente il prestigio della testata, il rapporto con l’Avvocato e poi era un giornale indipendente, potevo scrivere con una certa autonomia
Quando hai pensato: questa è l’ultima volta che scrivo
Mi è capitato, ma non in relazione al giornale, piuttosto al mondo del giornalismo. Qualche volta sentivo l’esigenza di allontanarmi, ma puntualmente accadeva il contrario
L’aneddoto più divertente che ricordi
Ce ne sono tanti, ma questo ancora mi fa sorridere.
Dovevo fare un’inchiesta sulla cultura a Torre del Greco e dovevo intervistare l’assessore che all’epoca era l’ing. Morelli. Chiamai a casa sua, ma l’ing. non c’era, allora lasciai un messaggio al figlio: “Di’ a papà che Della Monica lo aspetta con impazienza”.
L’indomani, neanche a farlo apposta, incontrai l’ass. per strada, con un paio di occhiali scuri. Nascondeva due occhi neri. “Ass. che è successo?”
“Ieri hai chiamato tu a casa mia?”
“Si, per l’intervista. “
“Lo sapevo: mio figlio ha detto Monica ti spetta con impazienza e mia moglie mi ha ridotto così
….
Torniamo al giornale, come è cambiato?
Il primo era molto garibaldino, ma anche concreto, aveva un suo target, una fisionomia ben precisa
Con la Sig. Sorrentino, si è trattato di una fase di transizione, era più fluido ma ogni uscita diversa dall’altra.
Con Antonio (Civitillo n.d.r.), un po’ rigido ma molto più professionalizzato, forse prima si esagerava in senso opposto.
Una parola buona ed una cattiva sui tre direttori:
L’avvocato: geniale ma impossibile …caratterialmente!
La signora: brillante ma arruffona
Antonio. serio ma un po’ rigido
Il collega migliore:
Giovanni Oliva
Il tuo pezzo migliore:
Forse l’inchiesta sulla Cultura a Torre o il primo forum con i segretari di tutti i partiti
Ogni pezzo, se scritto con passione, ti lascia qualcosa. Ultimamente mi diverto con la satira…
Quella del sig. della strada…
Ma che cosa ti ha dato in trent’anni questo giornale?
Identità, conoscenze, e quando ero più giovane…anche qualche soldino…
Io sto per concludere il secondo anno di collaborazione…dici che ho buone speranze?
Gabriella Reccia




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