Torre del Greco  – La notizia che il sindaco, Giovanni Palomba, e per esso l’Ente comunale di Torre del Greco, sia diventato componente del “comitato creditori Deiulemar”, ha fatto infuriare un altro comitato: quello che fa capo all’altro crac che ha subito Torre del Greco negli anni scorsi: quello del fallimento della Dimaiolines.

Infatti, dicono dal comitato “Amici” della Dimaiolines, attraverso il loro Presidente: “pur essendo felice dell’iniziativa ci sentiamo messi da parte e completamente abbandonati anche da questa Amministrazione.”

“È vero – spiegano – che parliamo di cifre inferiori, nel complesso, rispetto al fallimento della Deiulemar, ma è sempre un fallimento che ha rovinato numerose famiglie, sono pur sempre soldi di risparmiatori che hanno investito tutto quello che avevano, con situazioni drammatiche anche in questo caso come in quello della Deiulemar. La Dimaiolines, al contrario di altre società hanno solo raccolto i capitali e  non hanno mai dato agli investitori nessun interesse.
Noi non siamo risparmiatori di serie B e i nostri soldi, investiti nella Dimaiolines, sono gli stessi dei risparmiatori della Deiulemar. Mi auspico che il sindaco – è la conclusione del ragionamento -, in modo eccellente, diventi componente anche del nostro comitato. Il problema è di tutti i risparmiatori che hanno investito in queste “banche di fatto” e dovrebbe essere interesse non solo comunale ma persino nazionale.”

Le indagini sul fallimento della Dimaiolines ebbero inizio a settembre del 2010 quando pervennero alla procura di Torre Annunziata le numerose denunce di soggetti che riferivano di aver investito, dal 2003 e il 2010, nella compagnia di Torre del Greco i risparmi di una vita. I finanzieri di Torre del Greco vennero così a scoprire che gli amministratori della società – poi fallita il 2 dicembre 2010 – avevano raccolto i soldi di centinaia di persone, rilanciando una semplice “ricevuta” dell’amministratore (intanto la società era passata da Spa a semplice Srl). Assegni intestati ai cugini Carlo, Angelo e Angela Di Maio e finiti sui loro conti correnti. Una “raccolta abusiva del risparmio tra il pubblico”, in violazione della testo unico bancario.




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