Dati ISTAT

(a) Torre del Greco – Se leggendo il titolo di questo articolo hai pensato “che sciocchezza!” siamo lieti di annunciarti che hai ragione, ma l’ISTAT non la pensa come te. L’istituto, nell’elaborare l’indice dei prezzi al consumo (uno strumento utilizzato per misurare il costo della vita in un determinato momento), ha inserito nel “paniere” (elenco dei beni di consumo su cui l’indice viene elaborato) gli asparagi ed il caviale e ha, per giunta, escluso diverse verdure comunemente presenti su ogni tavola. La brutta notizia è che questa inesattezza non è solo un problema di chi osserva le statistiche per pura curiosità, ma potrebbe portare anche conseguenze nella elaborazione di politiche tese ad attenuare l’inflazione, spingendo un’economista a basare i suoi studi sulle “incriminate” uova di storione, e non sui broccoli (verdure che se così chiamate possono ancora avere un che di forestiero, ma prova a chiamarli “friarielli”). La buona notizia è che la TESS ha elaborato un metodo per rendere l’elenco di prodotti più veritiero, e quindi l’intero indice più attendibile. La differenza sostanziale dal metodo ISTAT sta nel fatto che l’elenco dei prodotti viene stabilito attraverso un questionario (un vero e proprio “diario degli acquisti”) fatto compilare ad un campione di 502 famiglie. Buon appetito, quindi, a tutti e non esagerate col caviale.
Fabio Cirillo
 
Articolo già pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 3 marzo 2010




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