Ieri giornata straordinaria per i colori azzurri. Ai Mondiali paralimpici di Atletica, dopo il bronzo di Giuseppe Campoccio nel peso F33 questa mattina, le stelle hanno baciato nuovamente il tricolore con un oro e due argenti da aggiungere alla collezione. Quattro le medaglie dell’Italia conquistate al debutto nella pista e nelle pedane dello Stadio Olimpico londinese.

Il podio della finale dei 100 T42 parla ancora italiano e fa vivere un’altra pagina storica per l’Atletica paralimpica nazionale. L’impresa porta nuovamente la firma di Martina Caironi che vince il metallo più prezioso mentre Monica Contrafatto si porta a casa il sigillo d’argento.

La Caironi, campionessa paralimpica a Rio e Londra, è sul tetto del mondo per la terza volta consecutiva dopo Lione e Doha. Il 14.65 al traguardo sfiora di 4 centesimi di secondo il suo attuale primato iridato risalente al 2015. C’è un leggero velo di amarezza nelle sue parole, ma anche molta consapevolezza: “Non è un segreto, il record del mondo era da fare. Continuo a lottare contro me stessa perché le mie avversarie non sono ancora arrivate ai 15 secondi. Volevo fare una partenza più veloce ma abbiamo perso troppo tempo ai blocchi. Sarebbe sempre meglio avere qualcuno accanto per darmi una spinta in più. È sempre comunque emozionante correre in questo stadio, mi sento a casa”.

Sul gradino leggermente più basso, l’altra Azzurra Contrafatto realizza il suo sogno datato 2012 facendo scendere il suo personal best di 20 centesimi (15.35): “Questa medaglia ha il sapore della rivincita contro me stessa. Avevo visto le Paralimpiadi di Londra in un letto di ospedale e oggi questa nuova me mi piace tantissimo. È andata molto bene, ho fatto il personale al mio secondo Mondiale. Mi sono divertita e ho capito che il lavoro paga”.
C’è anche Federica Maspero nella lista dei medagliati della serata. Nei 400 a categorie accorpate T43/44, la sprinter canturina ha detto basta ai quarti posti delle ultime rassegne internazionali agguantando un argento iridato che profuma di felicità: “È una medaglia che mi sento di aver conquistato e meritato con tanta costanza e determinazione e segna un momento di nuovo inizio per me. A Rio avevo lasciato qualcosa in pista. Qui ho fatto una bella gara, sono riuscita ad arrivare in fondo senza accorgemene. C’ero con la testa e con il fisico e non potevo deludere mio marito Matteo e mia mamma che erano in tribuna a tifarmi”.

Nella finale dei 100 T43/44 neanche Andrea Lanfri delude per essere un esordiente ad un Mondiale: il velocista lucchese ottiene un dignitoso ottavo posto in 11.57 mentre nel turno di qualificazione era riuscito ad abbassare il suo record italiano di due centesimi di secondo (11:46). “Ho centrato l’obiettivo iniziale di entrare in finale anche se non ho raggiunto quell’11.40 che mi ero prefissato prima della gara. Devo ancora lavorare e migliorare. Sui 200 proverò le nuove protesi ma è una gara dove gli altri sono molto distanti da me di almeno un secondo. Punto di più sulla staffetta 4×100 a cui tengo particolarmente”.

L’altro ieri, invece, a Londra, terza giornata di gare che coincide col debutto degli Azzurri alla rassegna iridata, il lanciatore del Paralimpico Difesa, Giuseppe Campoccio si appropria del bronzo nel peso F33, risultato straordinario per un atleta che si affaccia per la prima volta in una competizione internazionale di questo livello. È la prima medaglia dell’Italiaai Mondiali e il primo sigillo di buon auspicio per il morale della squadra azzurra.

Il pesista 51enne piazza la misura vincente di 9,60 al terzo lancio e la sua gioia è incontenibile: “Sono strafelice di aver iniziato così quest’esperienza mondiale, è stato meraviglioso, non mi rendo ancora conto, non so se ridere o piangere. Forse aprirò gli occhi quando sarò sul podio. Il merito va a chi ha creduto in me e mi ha sostenuto fin qui, dalla FISPES, al CIP, al mio gruppo sportivo, al mio tecnico Nadia Checchini e a mia moglie che per la prima volta non è qui accanto a me mentre gareggio”.
Il primatista italiano entra con fatica in gara con due nulli: “Gli organizzatori mi hanno perso un supporto del piede della sedia da lancio e nell’ancoraggio mi hanno spostato la posizione di tiro. Ho dovuto rimodulare il lancio anche dopo che i giudici hanno rilevato un’eccessiva flessione della barra. Certo la misura non è quella nelle mie corde, ma io sono contentissimo del risultato. Mi sono divertito e sono riuscito a controllare l’emozione e a gestire i problemi tecnici”.
Gli ultimi tre lanci non migliorano la classifica dell’Azzurro (un nullo seguito da 8,64 e 9,27) che si arrende all’algerino Kamel Kardjena, oro con 10,43 e al tedesco Daniel Scheil, argento a 7 centimetri.

Oggi è il turno dei due veterani azzurri Roberto La Barbera nel lungo T44 (ore 21:35) e del bronzo paralimpico di Rio 2016 nei 400 T51 Alvise De Vidi (ore 21:39). Simone Manigrasso e Emanuele Di Marino correranno invece la finale dei 400 T44 alle 21:48.




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