Pensieri Liberi – Nello sport le competizioni hanno senso quando non si conosce l’esito finale della gara. Il ‘sale’, quello che rende interessante un confronto sul piano sportivo, ma – in generale – anche nella vita, è l’incertezza legata al “finale”. Se, ad esempio, vi siete persi la partita di calcio della vostra squadra del cuore, ma un amico s’è premurato (interessamento non richiesto!) di farvi conoscere il risultato, non ha più quasi alcun significato seguire l’incontro in differita. Nell’ippica, è stato escogitato un sistema per rendere sempre avvincenti ed incerte le corse dei cavalli. Questo sistema si chiama handicap. Vediamo, rapidamente, in cosa consiste.

E’ risaputo che gli ‘affezionati’ all’ippica seguono le gare per passione, ma anche per poter effettuare delle scommesse. Se si conoscono a priori i cavalli più forti, non ha più senso scommettere. Ecco, allora, trovato l’escamotage. Vi sono dei funzionari, i “periziatori”, o “handicapper”, che – sulla scorta di parametri che sarebbe troppo lungo provare a spiegare – stabiliscono l’handicap, vale a dire lo svantaggio, da attribuire ai cavalli più forti, in modo che siano garantiti a tutti i partecipanti le stesse possibilità di vittoria. Ed ecco ‘salvati’ scommesse e scommettitori! L’handicap può essere rappresentato, per gli equini favoriti, da un carico maggiore di pesi da trasportare, o anche prevedendo, alla partenza, un ‘vantaggio in metri’ per i cavalli ritenuti più deboli.
Vi starete chiedendo: ma cosa c’entra l’ippica con il calcio? C’entra, c’entra, state tranquilli… O meglio, potrebbe entrarci: abbiate soltanto un pochino di pazienza, e poi…

Ieri, lunedì sera, s’è finalmente conclusa la quattordicesima di campionato. Il Napoli, sull’ostico campo dell’Atalanta, è riuscito a portare a casa i tre punti, evitando che lo ‘svantaggio’ nei confronti della Juve aumentasse ulteriormente, decretando, in questo malaugurato caso, la fine (sicura!) anticipata del campionato, almeno per quanto riguarda l’assegnazione dello scudetto. L’Atalanta s’è confermata compagine ‘tosta’, trascinata da uno Zapata in forma smagliante, che aveva, evidentemente, qualche conticino in sospeso da saldare con la sua ex squadra, visto l’ardore e l’accanimento con i quali ha disputato la partita. Sul piano fisico, i bergamaschi ci hanno dominato. Per la prima volta nella stagione ho visto un Napoli costretto sulla difensiva. Solo quando mancavano pochi minuti al termine dell’incontro, il buon Ancelotti (l’ho aspramente criticato, dal comodo divano del mio soggiorno, per questo inspiegabile ritardo!) s’è deciso a mandare in campo Milik, l’unico calciatore della rosa partenopea che potesse competere “a sportellate”, come suol dirsi in gergo calcistico, con i granitici difensori orobici. Infatti, al primo pallone giocabile, il polacco l’ha messa inplacabilmente nel sacco!

Che sofferenza, però! Se la si confronta con la faciltà con la quale la Juve è passata, a mo’ di rullo compressore, sul campo di Firenze, ecco che emergono, senz’ombra di dubbio, le evidenti differenze! I bianconeri hanno vinto, di seguito, gli ultimi sette scudetti e,se non ci sarà un ‘cataclisma’, calcisticamente parlando, si avviano a vincere a man basse anche l’ottavo| Abbiamo voglia di discutere di ‘poteri più o meno occulti’, di atteggiamenti arbitrali ‘di parte’, di favoritismi anche, obiettivamente, palesi… Amici, ‘consanguinei’ di fede azzurra, questi sono veramente forti e, purtroppo, continuando a vincere, lo diventeranno sempre di più!
Ed allora, ritornando all’ippica, come vi avevo promesso, ecco la mia – forse impraticabile, ‘indecente’, proposta: facendo la media dei vantaggi con i quali i non-colorati hanno vinto gli ultimi scudetti, o con un altro meccanismo da studiare, nominiamo una Commissione, tipo handicapper dell’ippica, per capirci, che stabilisca l’equo svantaggio con il quale ‘i mostri’ partiranno nel prossimo campionato, in modo da renderlo incerto, e per questo più avvincente!
Impossibile? Pensate che stia farneticando? Non lo escludo, può darsi… Però, non dimentichiamo che il calcio, anche se muove interessi economici enormi, passioni a volte smodate, è pur sempre un gioco, e chi gioca, giustamente, vorrebbe anche divertirsi…
Ernesto Pucciarelli




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