GLI AVVOCATI DEL DIAVOLO

Agli albori del terzio millennio, la pena di morte continua ad essere riconosciuta ed applicata da molti Paesi del globo, anche di antica e consolidata tradizione democratica come gli Stati Uniti d’America. Le iniziative finalizzate ad una moratoria (interruzione a tempo indeterminato) a livello mondiale della pena capitale sono state, ad oggi, numerose, ma i risultati ottenuti hanno sempre deluso le aspettative di quanti vedono in tale sanzione solo un esempio di inciviltà giuridica. La difficoltà di sensibilizzare l’opinione pubblica e, innanzitutto, i governi dei suddetti Paesi rispetto alla necessità di cancellare la pena di morte dal novero delle sanzioni applicabili non deve, tuttavia, meravigliare né scoraggiare; ciò che è frutto di un’esperienza (sia pure tragica) plurisecolare ben difficilmente può essere scardinato da un momento all’altro.
Una ragione in più, dunque, per continuare nella battaglia. E’ con enorme favore, allora, che salutiamo la recente iniziativa assunta dal Parlamento europeo proprio in tema di pena capitale: l’assemblea ha infatti votato a larga maggioranza una risoluzione avente ad oggetto una proposta di moratoria su scala planetaria della pena di morte, da presentare alle Nazioni Unite. Al di là dell’indiscutibile rilievo dal punto di vista simbolico dell’iniziativa, l’importanza della stessa è legata soprattutto al suo connotato, per così dire, pratico, dato che l’Unione Europea ha così stabilito di chiedere alle Nazioni Unite di assumere una ben precisa posizione in merito. Chi scrive, peraltro, non si fa troppe illusioni; sicuramente, nell’ambito delle Nazioni Unite, Paesi come gli Stati Uniti o la Cina, nei quali vige la pena capitale, saranno in grado di far valere il loro peso di grandi potenze mondiali, ma la speranza di assistere, finalmente, ad una inversione di rotta dev’essere nutrita da tutti coloro che da tempo auspicano l’abolizione della pena capitale e che, si spera tra breve, vedranno l’intero consesso mondiale chiamato a pronunciarsi in merito.
Giovanni e Alessandro Gentile




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